Operazione STELLA

Luigi FERRARO

Luigi FERRARO

Decorazioni assegnate

Luigi FERRAROMedaglia d’Oro al Valore MilitareRIENTRATO

Nella storia dei Mezzi d’Assalto della Xa Flottiglia MAS c’è un uomo che detiene il primato mondiale delle navi affondate, operando da solo. Ne ha colate a picco tre. Quest’uomo è un “nuotatore” d’assalto uscito da quella “Scuola Sommozzatori” istituita a Livorno nel recinto dell’Accademia Navale. Il reparto nel quale gli uomini furono inquadrati si chiamò “Gruppo Gamma” e il suo comandante era il Tenente di Vascello Eugenio Wolk. Luigi Ferraro, questo il nome dell’affondatore solitario, genovese di nascita e a quel tempo tripolino di adozione, allo scoppio della guerra viveva a Tripoli, dove la sua famiglia aveva una concessione. Aveva ventisei anni e vi si era stabilito da ragazzo.

A Tripoli aveva compiuto i suoi studi, ma spinto dalla passione per gli sport era tornato nel territorio metropolitano per frequentare l’Accademia della Farnesina, a Roma, da dove era uscito col titolo di professore di educazione fisica. Insegnava cultura fisica in una scuola media tripolina.

Motivazione della MOVM concessa a Luigi Ferraro

Volontario della specialità Gamma nei mezzi d’assalto della Marina militare, portava da solo a compimento quattro successive azioni contro quattro navi nemiche, di tre delle quali si è potuto accertare l’affondamento. Per le difficilissime condizioni dell’ambiente in cui ha dovuto operare e per la crescente vigilanza avversaria, ha coscientemente affrontato e superato rischi mortali sempre maggiori, dando prova di esemplare noncuranza del pericolo, di chiaroveggente freddezza, d’insuperabile perizia tecnica e d’inesausto amor di Patria.

Medaglia d'Oro al Valor Militare

Il 5 Dicembre 1942 il Ministero della Marina con il fg. 11053 indirizzato alla Xa Flottiglia MAS, iniziava la pratica per il suo passaggio dall’Esercito alla Marina col grado di Guardiamarina.

… Ero l’unico non di Marina, quando arrivai alla Scuola Sommozzatori a Livorno, racconta Ferraro, – poi ne vennero altri, in ogni modo io fui il primo.

La scuola era divisa in una sezione lavori diretta dal tenente di vascello Decio Catalano e in un “Gruppo Gamma” comandato dal Tenente di Vascello Eugenio Wolk.

Grafico delle azioni di Luigi FERRARO nel porto di Alessandretta

Operazione Stella: Grafico delle azioni di Luigi FERRARO nel porto di Alessandretta

Orietta e Luigi Ferraro nel giorno del loro matrimonio

Orietta e Luigi FERRARO nel giorno del loro matrimonio

Era questi un vecchio sportivo che già conoscevo di nome. Introdusse le pinne che furono alla base delle nostre missioni. Senza le pinne, penso che noi nuotatori di assalto non saremmo esistiti. Le

esercitazioni erano lunghe e faticose, ma tutti rimasero di stucco a vedermele eseguire con estrema facilità fin dal principio, come se fossi stato lì da un anno e più. Il fatto è che ero già un autodidatta, nel campo. Ben presto divenni il più quotato sommozzatore del corso.

Le nuotate erano autentiche maratone: non meno di cinque chilometri, trasportando gli ordigni esplosivi il cui peso minimo era di dodici chilogrammi.

Le esercitazioni si tenevano di notte. Gli occorreva un aiutante, un “secondo uomo”, poiché fino ad allora i nuotatori d’assalto avevano lavorato in coppia. Ferraro pensò che la compagnia di una persona sconosciuta a Tripoli poteva dare sospetto.


Nell’eventualità che le forze italiane abbandonassero Tripoli si era studiata la possibilità di lasciare sul posto alcuni operatori “Gamma”, con l’incarico di agire contro navi nemiche non appena fosse stato riutilizzato. Tale progetto fu troncato all’ultimo minuto, perché quando Ferraro giunse in Libia, Tripoli era già stata occupata


allora chiese che quell’aiutante fosse una donna: sua moglie Orietta Ferraro, da ragazza Romano. Si sposarono a Tripoli. Professoressa di educazione fisica uscita dall’Accademia di Orvieto, insegnava alle scuole medie. Triestina, era molto esperta nel nuoto. Orietta Ferraro divenne l’unica donna che abbia avuto il brevetto del “Gruppo Gamma” della guerra, con licenza di affondare navi nemiche.

Passarono alcuni mesi. Il comandante Junio Valerio Borghese era succeduto al capitano di fregata Ernesto Forza, nella guida della Xa Flottiglia “Mas”, ossia dei mezzi d’assalto, il primo di maggio del 1943.
Fu lui che chiamò Ferraro a La Spezia e gli disse di tenersi pronto per una missione speciale: “Prenditi le carte che ci vogliono e studia bene il porto di Lisbona“. Nessun’altra spiegazione. Appuntamento a qualche giorno dopo. Ferraro tornò a Livorno e consultò nei minimi particolari le carte del porto portoghese, ma quando ritornò da Borghese e disse di essere pronto, rimase di sasso. Il comandante, infatti, gli comunicò che era stato mutato l’ordine: “La missione che tu svolgerai riguarda non più Lisbona, bensì Alessandretta“.

Ferraro e l’operazione Stella nelle acque Turche

L‘operazione “STELLA” fu organizzata da MARISTAT con il compito di agire contro i piroscafi alleati nelle acque territoriali turche del Mediterraneo Orientale. La missione ebbe inizio nel giugno del 1943, allorché Ferraro con 5 valigette “diplomatiche” parte da Roma e giunge ad Alessandretta verso la metà di giugno. Le valigette contenevano otto ordigni esplosivi a forma di bauletto.

L‘esenzione diplomatica lo metteva al sicuro dalle perquisizioni, ma per ogni evenienza egli portava con sé una bottiglia di benzina. Era deciso a tutto: se per caso qualcuno avesse voluto aprire i bagagli, egli avrebbe rotto la bottiglia e appiccato il fuoco. Sarebbe avvenuta una spaventosa deflagrazione. In seguito ad accordi presi con il Capo Centro SIS di Alessandretta, gli ordigni furono posti in un locale del Regio Consolato d’Italia, adibito ad ufficio del SIS.

Giunto ad Alessandretta gli fu creata anche la fama di “dongiovanni” e Ferraro, che era un bell’uomo, corteggiò ad una ad una tutte o quasi le ragazze delle dieci famiglie italiane. Aveva successo, piaceva. Tale commedia durò circa un mese.
Le navi che caricavano il minerale di cromo erano lì nella rada, a un paio di miglia da lui, si avvicendavano, arrivavano e ripartivano. Come attaccarle? Seguiamo ora, il racconto del Guardiamarina Luigi Ferraro sulla situazione ambientale trovata al suo arrivo ad Alessandretta, estrapolata dalla sua relazione così come conservata presso l’Ufficio storico della Marina:

Luigi Ferraro

Luigi Ferraro in assetto subacqueo

… Dal giorno del mio arrivo ad Alessandretta non ho potuto svolgere nessun allenamento di nuoto, malgrado i molti bagni, perché ho creduto più opportuno e con successo, fingere di non saper nuotare. Col respiratore e col materiale ho fatto qualche prova all’asciutto. Il tempo trascorso dal mio arrivo alla prima azione è conciso col periodo lunare, così pure l’intervallo fra le prime due azioni e le seconde due.

Particolare gustoso, le azioni di Alessandretta si sono svolte a circa 50 metri dal Consolato Inglese …

Intanto Ferraro, con l’aiuto di Giovanni Roccardi, segretario del consolato, in realtà TV dei servizi segreti della Marina nome in codice D65, analizza i rischi connessi alla missione e studia le possibili strategie.

…Dallo studio della città, della rada, dei dintorni, compiuto in collaborazione con D65 si rileva che pur mancando le possibilità di svolgere il lavoro in programma, tuttavia, per il solo problema del trasporto del materiale dal luogo di custodia (Consolato), al mare, all’esame dei particolari vi sono vari e non indifferenti inciampi:

  1. come trasportare il materiale
  2. l’illuminazione dei luoghi che occorre attraversare
  3. la circolazione del pubblico
  4. la sorveglianza esercitata su noi italiani da parte di tutti
  5. l’ostilità dell’ambiente
  6. la posizione del Consolato fra due depositi militari forniti di giorno e di notte di sentinella
  7. il non destare il minimo sospetto in chicchessia, compresi gli stessi componenti del Consolato ecc.

A queste difficoltà d’ordine materiale se ne aggiungono altre. come quella di sapere la destinazione dei piroscafi da attaccare onde evitare la possibile circostanza che i suddetti, partiti, dirigano il altro porto turco…

Ferraro e D65 analizzano attentamente pro e contro delle possibili linee d’azione ad Alessandretta, decidendo infine per quella che, sulla carta, appare meno a rischio di scoperta. Sfruttando la vicinanza del Consolato al mare i due pensano di affittare la cabina di un piccolo stabilimento balneare dove trasportare e nascondere temporaneamente, la notte dell’attacco – in un momento favorevole-, un sacco con tutto il materiale occorrente per l’imminente azione. Per alcune settimane, dando l’impressione di essere un “innocuo perdigiorno” amante della bella vita e delle donne, incapace di nuotare, Ferraro studia il traffico navale nei porti di Alessandretta e Mersina.
Sulla spiaggia antistante il consolato, utilizza per la sua attività sportiva serale la cabina del consolato allo scopo di depistare i servizi segreti britannici che sicuramente lo tengono sotto controllo.

La notte del 30 giugno, nel porto di Alessandretta, l’innocuo perdigiorno che fingeva di non saper nuotare, sguscia fuori dalla cabina del console in assetto da operatore Gamma. Indossa pinne e una calzamaglia nera – nessuna tuta perché l’acqua del mare è calda -, una reticella mimetica in testa e senza maschera per evitare riflessi sul vetro e…

Operazione Stella: grafico allegato da Luigi FERRARO al rapporto dell'operazione

Grafico allegato da Luigi FERRARO al rapporto dell’operazione STELLA. Il grafico, che si riferisce ad Alessandretta, mostra chiaramente le possibili vie di attacco individuate da Ferraro per minimizzare i rischi di scoperta e portare a termine la missione che gli era stata assegnata. Le difficoltà da superare erano molteplici. La maggiore certamente consisteva nel trasportare le cariche esplosive e le attrezzature subacquee dal consolato italiano (rappresentato dal quadratino verde sulla pianta) alla battigia, vista la vicinanza del consolato inglese (rappresentato dal quadratino rosso. Quadratino marrone e blu rispettivamente posizione del consolato americano e tedesco). Infine per gli attacchi alla FERNPLANT e alla ORION, dopo aver realizzato diversi espedienti per eludere i controlli, Ferraro scelse la via di attacco nr. 1.

Le 4 azioni di Luigi Ferraro in Turchia

Il piroscafo Orion

Il piroscafo Orion

Nel pomeriggio del 30 Giugno 1942 Ferraro appronta il materiale e due dei bauletti. Nascosti in una cassetta contenente bocce da gioco, furono portati allo stabilimento balneare distante dal Consolato un centinaio di metri e qui depositati in una cabina, precedentemente affittata dal Capo Centro SIS per i bagni di mare e la villeggiatura.

Nella notte , alle 22.30, il nuotatore di assalto entrò quatto quatto nella cabina in muratura, si tinse il viso di nero, indossò un maglione nero attillatissimo che lo copriva, poi indossò le pinne, infine il respiratore e la retina nera sui capelli, con un ciuffo di alghe marine.

Erano le 24.00. Prese i due “bauletti”, se li fissò alla cintura, raggiunse la battigia e si immerse silenziosamente. Partendo a nuoto dallo stabilimento dei bagni , alle 02.40 , dopo aver percorso circa 2.000 metri, raggiunse l’obiettivo e agganciò i due bauletti sulle alette di rollio del piroscafo greco ORION di circa 5/6 mila tonnellate di stazza, carico di cromo per porto Said.

A termine attacco, iniziò subito il disimpegno e alle 0340 giunse allo stabilimento, entrò in cabina, si vestì di tutto punto e raggiunse il Consolato.

Qualche giorno dopo la partenza della nave giunse notizia ad Alessandretta che l’ORION era affondato al largo e a sud di Latakia (Siria), in seguito ad attacco di sommergibile.

Le 4 immagini relative agli attacchi di Luigi Ferraro sono tratte dal libro “LUIGI FERRARO – un italiano“, di Gaetano ‘Ninì’ Cafiero, Ireco Editore

Per saperne di più

LUIGI FERRARO – un italiano – Gaetano ‘Nino’ Cafiero

Luigi Ferraro - un italianoUn cronaca fedelissima, basata su ricordi personali, documenti autentici, verifiche storiche, “romanzata” soltanto per scelta stilistica. Senza avere la pretesa di essere un trattato, è anche un libro di storia: perché gli eventi di cui Luigi Ferraro è stato testimone e partecipò, e le vicende che ha vissuto, quelle belliche che gli hanno fatto guadagnare la Medaglia d’Oro al Valore Militare e quelle “civili” che lo hanno visto, che lo vedono, ai massimi livelli mondiali nella ricerca sottomarina, hanno influenzato fortemente la cultura, non solo italiana.

Anche per evitare incidenti diplomatici con la Turchia, Ferraro riparte per l’Italia il 15 Agosto 1943 per “motivi di salute”; nel frattempo da fonti sicure si apprendeva che il piroscafo Kaytuna, partito da Mersina era stato costretto a rifugiarsi nel porto di Cipro in seguito ad un squarcio prodotto da una esplosione sul lato di dritta di poppa. L’ispezione in carena da parte di un palombaro portava alla scoperta di una delle due cariche inesplose. In conseguenza di ciò le autorità britanniche di Mersina, porto di partenza del Kaytuna, provvidero ad una accurata ispezione della Sicilian Prince, con il conseguente ritrovamento degli altri due bauletti a suo tempo applicati da Ferraro.

Dopo l’armistizio, gli anglo-americani cercarono Ferraro. Lo trovarono in un campo di prigionieri. Gli chiesero di operare al loro servizio contro i giapponesi, la guerra in Estremo Oriente doveva ancora esaurirsi. L’italiano ringraziò per la considerazione che gli ex nemici avevano di lui, ma rispose: “…mi dispiace, non sarebbe la stessa cosa. Ciò che feci per l’Italia da volontario non potrei farlo per nessun’altra nazione”.

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