INCURSORE ROBERTO MARONGIU: PRESENTE

Incursore Roberto MarongiuTi chiedo scusa Roberto.
Ti chiedo scusa per la mia vigliaccheria.

Ti chiedo scusa per non essere riuscito a trovare il coraggio di  venirti a salutare.

Ci ho provato più volte, ma ogni volta la vigliaccheria prendeva il sopravvento perché non avrei potuto sopportare di vederti nello stato in cui la maledetta malattia ti aveva costretto. Ho preferito conservare il ricordo di quando, giovani incursori, faticavamo in mezzo al mare, di quando rientravamo stanchi e mezzi congelati nelle lunghe notturne. Ho preferito conservare il ricordo di quando, in splendida forma, ti arrampicavi sul fianco di una nave, o sorridente quando ci scambiavamo battute scherzose. Ho preferito ricordare il tuo sorriso scanzonato. 

Roberto Marongiu “Nenè”, 34 Corso Incursori, brevetto numero 692, è stato un grande combattente. Generoso come solo un Sardo può essere, Roberto è stato un Incursore di prim’ordine e nella sua lunga carriera ha preso parte a tutte le missioni del Gruppo Incursori. E’ stato anche per lungo tempo un apprezzato istruttore alla Scuola Incursori.

Roberto Marongiu era uno che non mollava mai, era tenace, un osso duro. E lo ha dimostrato anche quando la maledetta malattia lo ha attaccato. Ha combattuto strenuamente, duramente e fieramente la maledetta, fino a quando questa, implacabile, è riuscita a strappargli via la vita.

Vederti disteso nella bara è stato un violento pugno allo stomaco. Avrei piuttosto preferito vederti morto in combattimento, perché un incursore come te Roberto, non merita di finire come è successo a te.

Addio amico mio, mi mancherai così come mancherai ai tuoi compagni di corso e a tutti quelli che ti hanno voluto bene! E da lassù, tra i verdi prati dei Campi Elisi dove tutti un giorno ci ritroveremo, unisciti alla schiera dei nostri fratelli e veglia sui ragazzi del GOI, perché quaggiù abbiamo ancora bisogno del tuo lavoro!

Consegna della bandiera del GOI alla vedova dell’AI Barnaba

Majano (UD), venerdì 30 marzo

Mario Barnaba
Mario Barnaba

Venerdì 30 marzo nel cimitero di San Tomaso di MAJANO, presso la nicchia contenente le ceneri del compianto A.I. del 17° Corso Incursori “SQUALIMario BARNABA, è avvenuta la consegna di un cofanetto contenente la bandiera del GOI alla Vedova Signora Bianca LORIERI BARNABA. Il cofanetto è stato donato dal Comandante del Gruppo Operativo Incursori

Alla semplice cerimonia hanno preso parte un A.I. friulano in servizio effettivo quale rappresentante del G.O.I., l’A.I. del 17° Corso Italo BELLUSSI e altri due A.I. friulani.

La Vedova, visibilmente commossa, ha rivolto parole di gratitudine per l’alto pensiero che il G.O.I. ha avuto nei suoi confronti.

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Ciao “squaletto” Mario

Mario Barnaba
Mario Barnaba

Si è svolta ieri 17 febbraio, presso la Parrocchia di San Lorenzo Martire a Folgaria nel Friuli, la cerimonia funebre dell’Incursore Mario BARNABA del 17° Corso “Squali”, anno 1966. Presenti alla cerimonia, con la Bandiera di rappresentanza dell’ANAIM, un nutrito numero di A.I. sia friulani che provenienti da fuori regione ed alcuni compagni di corso venuti da lontano per accompagnare Mario nella sua ultima navigazione.

Con il proprio Labaro una rappresentanza della Sezione ANPDI NORD FRIULI di COLLALTO quale segno di profonda stima ed amicizia per Mario perché accomunati dalla passione per il paracadutismo; numerosissimi anche gli amici friulani come gesto di affetto per Lui e la sua famiglia. Al termine della Santa Messa momenti di grande commozione per le parole di Martino Pascullo che ha ricordato Mario e la lettura della “Preghiera del Marinaio”, da parte di Oscar Loschi.

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INCURSORE GIANNOZZI MAURO: PRESENTE

No Giannozzi Mauro non era un Incursore come tutti gli altri.

A detta di quelli che lo hanno conosciuto e soprattutto di coloro che lo hanno avuto sotto il loro comando, Giannozzi Mauro, Mauro, faceva parte di quella ristretta schiera di Incursori con una marcia in più.Giannozzi Mauro
Mauro, dell’11° Corso Incursori, brevetto nr. 369, quando sono arrivato al Reparto più di 30 anni fa’ era già un operatore che aveva “smesso” l’attività operativa. Lo abbiamo conosciuto che trafficava con le radio e, durante le nostre attività addestrative avanzate, con la centralina e i bersagli elettronici. Per noi giovani che non sapevamo chi fosse, era un anziano che faceva il suo lavoro, niente di più. Solo dopo, con il passare dei mesi e degli anni, solo quando cominciammo a prendere confidenza con l’universo che ci ruotava intorno, cominciammo a renderci conto di chi fosse Giannozzi Mauro. Un operatore di primo piano, un Incursore innamorato del proprio lavoro, capace di risolvere con dedizione, fantasia ed entusiasmo i numerosi incarichi che di volta in volta il Reparto gli affidava, incarichi che, bisogna dirlo, gli venivano affibbiati per trovare soluzioni a problematiche apparentemente irrisolvibili. lo chiamavamo “Faina” e non certo per denigrare od offendere la sua figura di Sottufficiale Incursore.

Mauro era una persona affidabile e generosa a cui ti potevi rivolgere, in qualsiasi momento, per parlare di una tua difficoltà, magari di problemi personali, magari di problemi di lavoro. E lui non si tirava indietro: ti stava ad ascoltare, ti dava i consigli frutto della sua incredibile esperienza, arrivava anche a bussare alla porta del Comandante se necessario. Era anche capace di dire quello che pensava, anche se quello che pensava non era “politicamente corretto”: non le mandava a dire, a nessuno. E se le cose non andavano come diceva lui erano guai per tutti.
Dire che Faina ha vissuto una vita avventurosa è dire poco, dire che è sopravvissuto a vicissitudini drammatiche è dire poco. Amava le radio perché, raccontava, una radio gli aveva letteralmente salvato la vita. Da congedato aveva messo in piedi una ricetrasmittente con pezzi di scarto  e con questa ed una bella antenna filare, da casa ascoltava le conversazioni degli Incursori durante le lunghe notti addestrative o mandava i suoi saluti quando gli Incursori si trovavano nei lontani teatri operativi.

Il congedo lo ha vissuto come una disgrazia, questo per me è un giorno infausto disse al suo saluto di commiato dal Reparto.

Ha lottato contro la malattia a lungo, con forza. Sua figlia, nel salutarlo per l’ultima volta, ha detto che alla fine era diventato un bambino: indifeso, bisognoso di tutto, di cure e di amore.

L’ammiraglio Picchi, suo compagno di coppia nel periodo operativo e, successivamente, suo comandante, salutandolo anche lui per l’ultima volta ha ricordato un passaggio di una poesia che gli aveva dedicato il giorno del suo congedo. Questa poesia la vogliamo riportare integralmente per salutare Mauro, l’Incursore:

 

 

A Mauro, la “faina”

Oggi per noi è un giorno molto amaro
perché st’annà ‘n congedo un incursore raro!

Intelligente, astuto, colto e raffinato
operator completo, geniale e molto amato!

“Benessere” per lui è quando nun c’hai niente
per cui con quattro soldi vivi serenamente!

Semmai con un problema te alzi alla mattina
poi andà dritto da lui diventa ‘na “faina”!

China il capo in avanti, allunga un poco il collo
er problema da risorve diventa come un pollo!

E’ stato insieme a me nella quarta navali
e quando era nell’acqua non aveva uguali.

Alla bussola ha centrato sempre il bersaglio
in acqua, assieme a lui, impossibile è lo sbaglio!

Ma il pezzo suo più forte senz’altro è la famiglia
perché ha una “grande” moglie e una “bella” figlia!!

Grazie, Mauro! Ti faccio i complimenti
solo davanti a te mi metto sull’attenti!!!

Caro Mauro anche tu ti sei unito alla schiera di camerati che ci sorvegliano dall’alto dei cieli, tenendoci il più possibile lontano dai guai.
Caro Mauro noi ti salutiamo per l’ultima volta, sperando di poterti ritrovare un giorno nei Campi Sereni!!

Ciao Mauro