La fotointerpretazione:
Metodo di indagine per ricavare informazioni dalle fotografie aeree o da immagini satellitari utilizzabili poi per scopi topografici, cartografici, catastali, geologici, morfologici, idrologici, forestali, archeologici e militari.
In ambito militare la scuola di fotointerpretazione, interforze, è presso l’aeroporto di Guidonia in provincia di Roma e il fotointerprete provvede, attraverso l’ausilio di uno strumento chiamato stereoscopio, al ricavo di tutte quelle informazioni necessarie allo scopo militare.
Tranquilli, non voglio parlarvi del brano di successo del 1983 , “vacanze romane” cantato dal gruppo genovese “i Matia Bazar” ma di una mia breve esperienza, durata circa tre mesi, passati a Roma nell’autunno del 1986, esattamente tra il 15 settembre e 5 dicembre di quell’anno.
La mia brevissima avventura livornese dell’anno precedente restava ormai solo un ricordo e al Gruppo Incursori ero un operatore ben formato e impegnato per sei mesi nelle varie attività istituzionali, alternati a sei mesi in quelle del Team Torre; siamo sempre in quelli che furono definiti gli “anni di piombo”.
Nino ti cerca il Comandante
Dopo la L.O.E. di quell’anno, (per i non addetti ai lavori, Licenza Ordinaria Estiva), il mio caposquadra, oggi si direbbe Comandante di Distaccamento, mi chiamò e mi disse: “Nino: ti cerca il Comandante del G.I., ti aspetta nel suo ufficio”. Dandomi velocemente una ripulita nella persona e nella divisa, con Basco, mimetica e scarpe Converse All Star ai piedi mi precipitai in segreteria aspettando di essere ricevuto.
L’attesa fu breve, pochi minuti e: “Zirpoli, entra!!!”. Entrai, salutai militarmente come si addice a noi soldati e aspettai il “riposo” che non arrivò.
Il Comandante mi guardò, qualche secondo di pausa e poi, sistemandosi sulla comoda poltrona, esordì: “Zirpoli, ho deciso di mandarti a Guidonia per la Specializzazione da Fotointerprete; sei la persona adatta, fresco di maturità tecnica. Partirai quindi tra qualche giorno per Guidonia alla Scuola Interforze per Fotointerpreti”.
Dopo qualche attimo di esitazione risposi: “Ma veramente Comandante mi piacerebbe invece fare il corso T.C.L” (Tecnica di Caduta Libera per i non addetti ai lavori). “Zirpoli ribadì il Comandante, per quello sei troppo giovane, lo farai più avanti”. E mi congedò. Allora non sapevo che esattamente un anno dopo alla stessa mia richiesta avrebbe risposto: “Zirpoli, sei troppo vecchio per il corso T.C.L.”. In un anno passai dal troppo giovane al troppo vecchio. Mah, misteri della vita!!! Quando si dice: “corrono gli anni…”
Comunque, una breve vacanza a Roma tutto sommato non mi dispiaceva inoltre con me, per lo stesso corso, c’era Vittorio, per noi Pippo del 25° Corso Incursori. Insieme, ero certo, ci saremmo anche divertiti.
Subito in segreteria facemmo preparare i documenti, prenotammo un albergo a Roma e con la sua macchina, una Simca Horizon Chrysler rosso Ferrari ma con limitatore di velocità tarato a 110Km/h e costituito dal piede destro di Pippo, domenica 14 settembre del 1986 partimmo per la “vacanza romana”.
L’albergo era “ l’Hotel Volturno” situato in via Volturno nei pressi della Stazione Termini e vicino alla fermata del Bus Militare che ogni mattina alle 7:00 ci avrebbe portati a Guidonia. Via Volturno è una zona centrale della Capitale, con un’attività notturna molto vivace ma per noi comoda perchè strategica per gli spostamenti; in quel periodo assistemmo anche al suicidio di un uomo precipitato dall’ultimo piano di un palazzo adiacente.
La Scuola di Aerocooperazione
Lunedì 15 alle 7:00 in divisa ordinaria salimmo sul bus in via Marsala, capolinea adiacente a Roma Termini e, dopo un’ ora di coda sulla Tiburtina, la coda fu una costante giornaliera, arrivammo alla Scuola di Aerocooperazione di Guidonia dove incontrammo gli altri frequentatori.
In tutto eravamo 20, provenienti da tutte le Forze Armate tra questi anche l’Incursore Sante Indiveri del 21° Corso Incursori ma in servizio da anni al Reggimento San Marco a Brindisi. Pippo lo conosceva, io lo conobbi lì.
Dopo le pratiche di segreteria per i Fogli di Viaggio, incontrammo il Comandante della Scuola, il Direttore del Corso, tutti gli Istruttori, a seguire il ritiro dei libri di testo e senza perdere tempo cominciammo le lezioni.
L’orario era dalle 08:30 alla 16:00 con pausa pranzo nella mensa della base della quale non conservo un buon ricordo, la nostra del Varignano era certamente migliore.
Il corso da fotointerprete, in ambito militare, è sempre stato considerato tra i più impegnativi, per superarlo era richiesto un notevole impegno infatti dei 20 frequentatori iniziali solo in 12 lo superammo, naturalmente io, Sante e Pippo.
Raga che ce vo!
Lo scontro iniziale con alcuni concetti di matematica e trigonometria ci permise di fare la conoscenzadi un particolare e spavaldo frequentatore, del quale non ricordo il nome, ma che appellammo subito a “ ragà, che ce vo!!!”.
“Che ce vo” era un Maresciallo dell’ Aeronautica Militare e dal forte accento “romanesco” a cui ogni argomento riusciva facile per cui esordiva sempre con: “ragà, e che ce vo!!!”
Dopo qualche giorno di corso “Che ce vo” si presentò in aula con gli occhiali e la cosa non passò inosservata. Ancora qualche giorno dopo “Che ce vo” fu il primo frequentatore ad essere allontanato per la gioia di tutti; il poverino, scoprimmo poi, aveva problemi di vista per quanto riguarda la visione stereoscopica, requisito fondamentale per il proseguo del corso.
Liberatici di “Che ce vo” il corso proseguì mostrandosi in tutte le sue complessità che ci obbligava allo studio durante il fine settimana e al ripasso la sera in albergo.
Come alla Scuola Incursori anche a Guidonia c’erano dei test sbarranti a causa dei quali il numero dei frequentatori si assottigliò ulteriormente fino a ridursi del 40%.
Succedeva infatti che dopo un test sbarrante entrava in aula l’istruttore Inquadratore nel bel mezzo di una lezione e, mentre tutto si fermava anche il respiro, esordiva: “Mario Rossi dal Direttore!!” Poco dopo Mario Rossi, nome di fantasia, ritornava in aula, raccoglieva le sue cose e spariva per sempre dalla scuola.
Con questo andazzo arrivammo a dicembre per gli esami finali e dopo averli superati, in 12 uscimmo dalla scuola con la Specializzazione di Fotointerprete.
Io e Pippo superammo il corso in modo brillante e dopo aver salutato Sante che ritornò al Reggimento San Marco, sempre con la Simca rosso Ferrari tornammo al Varignano.
Sante, da qualche anno non c’è più, il 25 agosto del 2020 ha raggiunto i Campi Elisi; ancora oggi conservo di lui un caro ricordo.
Oltre a quella di fotointerprete sono state diverse altre le specializzazioni acquisite durante la mia lunga avventura al Varignano ma queste sono un’altra storia.
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Grazie per le letture appassionanti. Non ne perdo nessuna.
Complimenti.
P.S. Pippo XXIV° corso.
Grazie Lorenzo.
Ad Maiora Semper
Questi racconti permettono anche a noi “esterni” di immaginare la vostra incredibile esperienza al GOI. Grazie per queste meravigliose testimonianze!
Carissimo Gaetano Presidente, ho letto con piacere ed interesse il tuo articolo. Ho frequentato analogo corso, il 25mo, che oltre a ragguagliarmi suule foto aeree e loro interpretazione, mi ha dato la possibilità di fare una esperienza quanto mai rara, anche per noi Incursori, e questo grazie alla disponibilità di un Ten.Col. dell’A.M. che si allenava a Guidonia per gare internazionali di volo a vela, cioè volo su alianti. Lo stesso, accettando la mia richiesta, mi precisò che l’ora di decollo era certa mentre quella di rientro era incerta perché dipendeva dai moti convettivi dell’aria lungo le pendici collinari di Guidonia.Tre erano i momenti che mi sono rimasti vivi nella mente; 1°: Il decollo che avveniva a rimorchio di un monoplano fino ad una quota di circa 1.000 mt, 2°: le manovre di picchiata e cabrata dei velivolo lungo le pendici collinari sfruttando l’apertura alare dell’aliante (circa 20 mt), ma, sopratutto, i moti convettivi dell’aria calda che si alzava dalle pendici; 3° : l’atterraggio che avveniva sfruttando tutta la lunghezza della pista attendendo che l’aliante si fermasse da solo fino a quando faceva l’inchino laterale appoggiando l’ala sulla pista. In volo sentivi solo il sibilo del vento sulla cappottina dell’abitacolo biposto. Ricordo molto bello. Grazie per l’opportunità datami. Saluti
Ciao Giovanni. Un caro saluto. A presto