Un Luogo, un Nome, una Storia: le pietre d’inciampo
Deportato: EFISIO RACCIS
Nato a Mandas (CA) il 15 gennaio 1904, residente alla Spezia in Via Lunigiana 81, esercitava l’attività di Agente di Custodia, con il grado di Brigadiere, nel carcere di Villa Andreino alla Spezia. Coniugato con Matilde Gessa, nata a Mandas nel 1904, padre di Romano nato nel 1931, Mariangela nata nel 1935, Bruno nato nel 1938. Il 23 novembre 1944 fu arrestato alla Spezia, sul posto di lavoro (carcere di Villa Andreino), con l’accusa di aver partecipato al Comitato di Liberazione in La Spezia e di aver eseguito alcune azioni a mano armata.
Venne imprigionato nella caserma XXI Reggimento Fanteria alla Spezia, divenuta dopo l’8 settembre 1943 carcere fascista e luogo di tortura della Repubblica Sociale italiana. Trasferito prima al carcere di Marassi a Genova, successivamente al campo di concentramento di Bolzano fino al 1° febbraio 1945. Deportato da Bolzano il 1° febbraio 1945 con il trasporto 119 al campo di Mauthausen, dove giunse il 4 febbraio 1945 e dove gli fu assegnata la matricola 126376 con il triangolo rosso degli oppositori politici. Dal campo principale di Mauthausen venne trasferito al sotto campo di Gusen dove morì il 23 marzo 1945.
Scheda compilata da Marco Cappelli, nipote del deportato
Gunter Demnig
Le pietre d’inciampo sono un’idea dell’artista tedesco Gunter Demnig che, una mattina del 1992 a Colonia, decise di ricordare i cittadini di etnia Rom e Sinti deportati dai nazisti installando una pietra d’inciampo in uno dei quartieri della città. Quel giorno, però, gli si avvicinò una signora che abitava proprio in quel quartiere e che, con decisione, sostenne che la sua opera era inutile, in quanto Rom e Sinti non avevano mai abitato in quelle case. Demnig rimase molto colpito dal fatto che quella donna non conoscesse la storia dei suoi vicini di casa e decise che quella pietra sarebbe diventata il simbolo per ricordare tutte le vittime del nazifascismo in Europa.
La Spezia, Piazzale Falcone e Borsellino, 5 dicembre 2024, ore 10.00
Ombre scure si allungano sull’asfalto del piazzale, quasi a voler riportare indietro l’orologio del tempo fino al dramma occorso in questo luogo esattamente 80 anni fa. Sullo sfondo, i rumori della città si fanno strada incuranti dell’importanza della piccola cerimonia che si sta svolgendo.
Al deportato veniva tolto tutto, persino la dignità del nome. Con la marchiatura di un numero di matricola e di un simbolo, egli cessava di esistere, quasi non fosse mai nato… La pietra d’inciampo ci costringe ad abbassare la testa e a soffermarci per un momento davanti a questo piccolo frammento del passato, a ricordare un luogo, un nome, una storia: riporta in vita quella persona donandogli una nuova esistenza.
Questo il senso delle parole pronunciate con visibile emozione da Doriana Ferrato, presidente provinciale dell’Associazione Nazionale Ex Deportati (ANED) nei campi nazisti, davanti a uno sparuto gruppo di persone, fra cui il sindaco della città, autorità militari e civili, e associazioni, compresa la nostra ANAIM.
Poi, con una semplice cerimonia, è stata svelata la prima pietra d’inciampo dedicata a Efisio Raccis. In seguito, in altri 7 luoghi della città, sono state svelate le pietre d’inciampo dedicate a Silvio Pardini, Oreste Orsetti, Alfredo Maccione, Silvio Costa, Armando Chiocchia, Luciano Fabio Bonati e Franco Cetrelli, tutti deportati dalla follia nazifascista.
Le pietre d’inciampo
Le pietre d’inciampo sono piccoli blocchi di pietra quadrati di 10 x 10 centimetri, rivestiti d’ottone, sui quali sono incisi nome, anno di nascita, data e luogo di deportazione e data di morte della persona cui la pietra è dedicata. Queste vengono collocate davanti alla porta di casa delle persone deportate nei campi di sterminio dai nazisti. Lo scopo delle pietre d’inciampo, piccoli monumenti che vogliono restituire la dignità umana a chi fu barbaramente torturato ed ucciso nei campi di sterminio, è far riflettere sull’orrore di quanto accadde e vigilare affinché non si verifichi più nulla di simile.
Dal 1992 ad oggi, in numerosi Paesi europei sono state posizionate oltre 75.000 pietre d’inciampo.
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© 2024, Mauro #669. Tutti i diritti riservati. Chi volesse utilizzare in tutto o in parte il testo e/o le foto di questo post, deve inserire il link al post originale!






Grazie Mauro per il ricordo di una delle tante vittime della follia umana. Per chi come me vive a Roma è frequente incontrare incastronate tra i sanpietrini le pietre d’inciampo, mute testimonianze dell’orrore perpetrato, ricordi di uomini, donne bambini, che loro malgrado hanno perso prima la dignità e poi la vita, monito per le generazioni future.