ADDIO CAPO LETIZIA

Domenico LetiziaInfine è arrivata, dolorosamente implacabile. E si è portata via un’altro pezzo della mia vita.

Capo Domenico Letizia, 16° Corso Incursori “Tritoni”, è stato per tutta la nostra generazione di incursori un punto di riferimento. Quando io, giovanissimo, sono entrato in una delle migliori squadre operative del Gruppo lui ne era appena uscito, dopo averla guidata per un lungo periodo. Quelli della sua età lo chiamavano Nic, diminutivo di Nicandro. Per noi invece era Garibaldi, per via di quella barba che tanto lo facevano somigliare al famoso.

Persona schietta, seria, poco amante dei fronzoli, dura quando necessario, protettiva verso i giovani sempre, Domenico è stato certamente una delle colonne portanti del Gruppo Incursori che ho vissuto.

E’ stato, per un breve periodo, anche il mio caposquadra. Eravamo a Ravenna per un campo addestrativo, eravamo tutti giovanissimi e lui con noi non ci andò con mano leggera, com’era giusto che fosse. Ricordo benissimo due aneddoti di quel periodo. Tutte le mattine per trenta giorni, qualsiasi attività avessimo fatto il giorno e la notte precedente, la sveglia arrivava implacabile: “svegliaaaa belle fighe, azz allora è vero, la sera leoni e la mattina coglioni, forza tutti giù dalla branda”.

Il secondo aneddoto invece, riguarda solo Stefano, il reo, colpevole di aver dimenticato al Varignano un capo di vestiario. Erano tempi quelli in cui il vestirsi uniformi era un dogma e non erano ammessi e nemmeno visti di buon occhio strappi a questa ferrea regola. Successe che una mattina minacciava pioggia per cui Domenico ci ordinò di indossare il completo per l’acqua, una cappottina di gomma molto fine chiamata pipistrello. All’alza bandiera di quella mattina Stefano, purtroppo, si presentò senza il pipistrello. Risaltava tra noi, tutti perfettamente inquadrati, come un albero nel bel mezzo del deserto del Sahara. La domanda, perentoria, giunse immediata e minacciosa: “Ricciolo dove hai messo il pastrano”? “Capo me lo sono dimenticato al Varignano”!
Fu l’inizio della fine per lui, un lungo periodo dove il Ricciolo si dovette impegnare a fondo per rimediare alla dimenticanza.

Domenico nell’ultimo periodo della sua lunga carriera ha ricoperto l’incarico di Aiutante del Reparto, difendendo noi ragazzi quando era giusto farlo, ma anche bacchettandoci quando era necessario.

Figura di riferimento per tutti noi incursori, ci ha lasciato troppo presto.

Voglio salutare Domenico, il nostro Garibaldi, con una strofa della famosa canzone cantata da Frank Sinatra:

Ed ora che la fine è vicina
Affronto l’ultimo sipario.
Amico mio, lo dirò chiaramente
Chiarirò le mie ragioni, di cui sono certo.
Ho vissuto una vita piena
Percorrendo ogni singola strada maestra
E soprattutto, più di ogni altra cosa
L’ho fatto a modo mio.

Ciao Domenico, salutaci tutti i nostri amici che hai ritrovato nei verdi prati e continua a proteggerci dall’alto come hai sempre fatto.

Consegna della bandiera del GOI alla vedova dell’AI Barnaba

Majano (UD), venerdì 30 marzo

Mario Barnaba
Mario Barnaba

Venerdì 30 marzo nel cimitero di San Tomaso di MAJANO, presso la nicchia contenente le ceneri del compianto A.I. del 17° Corso Incursori “SQUALIMario BARNABA, è avvenuta la consegna di un cofanetto contenente la bandiera del GOI alla Vedova Signora Bianca LORIERI BARNABA. Il cofanetto è stato donato dal Comandante del Gruppo Operativo Incursori

Alla semplice cerimonia hanno preso parte un A.I. friulano in servizio effettivo quale rappresentante del G.O.I., l’A.I. del 17° Corso Italo BELLUSSI e altri due A.I. friulani.

La Vedova, visibilmente commossa, ha rivolto parole di gratitudine per l’alto pensiero che il G.O.I. ha avuto nei suoi confronti.

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INCURSORE LUIGI SCOGNAMIGLIO: PRESENTE

Luigi SCOGNAMIGLIOE’ particolarmente difficile salutare un amico, un collega, con il quale hai trascorso una buona parte della vita lavorativa e con il quale hai condiviso una vita di avventura e di rischio. E’ quasi impossibile pensare che egli non sia più tra di noi, che non lo vedrai più all’assemblea mattinale.

Luigi SCOGNAMIGLIO, “Giggino“, del 40° Corso Incursori – brevetto nr. 753 ci ha prematuramente lasciato all’età di 47 anni.

Giggino era un uomo a cui non piaceva mettersi in mostra, preferiva svolgere il proprio lavoro in silenzio, quasi che non ti accorgevi di lui. Quando ho appreso la triste notizia della sua inattesa dipartita da questo mondo sono sceso in banchina, la nostra banchina, ho acceso un sigaro e ho cercato di ricordare le volte in cui ci siamo ritrovati a lavorare insieme.

Ora su queste pagine lo voglio salutare, per l’ultima volta, con un ricordo, un aneddoto di cui sono stato testimone e che lo ha visto principale attore. Voglio raccontare questo aneddoto per far capire a tutti chi era Giggino e di che pasta era fatto.

Eravamo a Cagliari per una esercitazione di attacco navale, una AMIEX, una delle tante che ancora oggi gli incursori fanno per mantenere elevate le proprie capacità operative in un ambiente difficile come quello del mare. Il tema era di porre il simulacro di una carica esplosiva sotto le unità navali della Marina Militare che fungevano da bersagli. Una esercitazione difficile, lunga ed estremamente impegnativa svolta in pieno periodo invernale.

Si partiva dal Cavezzale ormeggiato all’interno del porto. Le navi da attaccare, alla fonda in rada, avevano schierato a propria difesa elicotteri, motobarche, sentinelle: tutti alla ricerca di noi incursori, nel tentativo di impedire la nostra azione. Il porto di Cagliari era nel pieno della sua normale attività con un discreto traffico, nessun segnale in superficie che potesse segnalare degli uomini immersi in quelle fredde ed oscure acque, nessuno in superficie che allontanasse eventuali imbarcazioni che mettessero a repentaglio la vita degli operatori. A prora del Cavezzale era ormeggiata una nave da guerra francese, per cui il Comandante, prima di partire, ci aveva chiesto la massima discrezione nel rientro a bordo: voleva evitare che i francesi “spiassero” le nostre attività.

L’attacco, dopo molte ore di nuoto, era perfettamente riuscito: tutte le navi erano state attaccate con successo e sotto ognuna di esse era stato posto un bel simulacro, a testimonianza del passaggio degli incursori e del successo della loro azione. Ormai, dopo il lungo ripiegamento, non ci restava altro da fare che attraversare lo specchio di mare che divideva la diga foranea dal posto di ormeggio del Cavezzale, un migliaio di metri ancora. Eravamo fermi nei pressi della diga foranea, a riprendere un po’ di fiato, prima del salto finale. Quando fu il momento di riprendere l’immersione Gigi si accorse di avere un grave problema all’autorespiratore: il rubinetto a tre vie del boccaglio si era incatastato e malgrado tutti i tentativi fatti, non ne voleva sapere di sbloccarsi, rendendo impossibile la continuazione dell’immersione.Dopo un breve consulto fu chiesto a lui e al suo capo coppia, Maurizio, se se la sentissero di continuare tagliando via il boccaglio ed utilizzando il tubo corrugato direttamente in bocca per respirare. Una operazione pericolosissima, quasi una pazzia. Giggino poteva rifiutarsi, tutto sommato eravamo in esercitazione, il rischio era elevatissimo: nessuno avrebbe potuto biasimarlo, in nessun modo. Chi è del mestiere sa benissimo di cosa sto parlando!

Egli invece scelse di continuare l’immersione, in quelle condizioni; egli scelse di mettere alla prova il proprio ardimento, dimostrando a tutti noi quello che un incursore è capace di fare. E lo fece senza fanfare, con modestia, com’era sua natura.

Giggino mancherà a tutti noi, a tutti quelli che lo hanno conosciuto e che gli hanno voluto bene. Egli si è già unito alla schiera di quanti, prima di lui, vegliano sugli uomini del GOI dai Campi Elisi.

Addio Giggino, che la terra ti sia lieve!!

INCURSORE SALVATORE LO SCHIAVO: PRESENTE

Salvatore Lo SchiavoInformiamo i nostri soci che venerdì 4 novembre è deceduto l’A.I. Salvatore LO SCHIAVO, 7° Corso 1956, Brevetto n° 233.
I funerali si terranno lunedì 7 Novembre a S. Stefano Magra alle 14.30.

Dal CDN ANAIM e soci tutti le più sentite condoglianze alla famiglia.

Antonio Francolini M.A.V.M. DEL GONDAR: PRESENTE

Informiamo i nostri soci che giovedì 27 ottobre alle ore 21:30, a Torino, è deceduto il socio AD HONOREM Antonio Francolini M.A.V.M. membro  dell'equipaggio  del sommergibile Gondar.
I funerali saranno celebrati a Torino lunedì 31 ottobre alle ore 10:00 presso la Parrocchia di Pio X in via dei Pioppi.
E' gradita la partecipazione.
Dal CDN ANAIM e soci tutti le più sentite condoglianze alla famiglia.

Sommergibile avvicinatore GONDAR

Motto
"USQUE AD FINEM"

 

Allo scoppio della guerra venne dislocato in agguato offensivo a ponente del golfo di Genova. Rientrò alla base il 14 senza avere incontrato unità nemiche. 

Successivamente il sommergibile venne modificato per renderlo idoneo a trasportare gli S.L.C. (maiali). Vennero applicati tre cilindri contenitori in coperta (due affiancati a poppa ed uno a prora), con i relativi impianti per l’allagamento e l’esaurimento. 

Sommergibile Gondar
Il GONDAR ripreso durante i lavori di trasformazione per l'installazione dei cilindri per il trasporto degli SLC

Il 21 settembre 1940 il Gondar, al comando del T.V. Brunetti, partì da La Spezia per Messina, dove arrivò la notte del 23 settembre. Dopo aver imbarcato gli operatori dei Mezzi d'Assalto ed essersi rifornito di combustibile e d’acqua, alle prime luci dell’alba del 24 partì da Messina diretto ad Alessandria (operazione G.A.2) per attaccare la flotta inglese.

Poiché la flotta inglese era nel frattempo uscita in mare il Gondar ricevette l’ordine di interrompere la missione e dirigere verso Tobruk, in attesa di nuovi ordini. Da qui era poi ripartito quando le navi inglesi erano rientrate ad Alessandria.

Alle 20:30 del 29 settembre lo sfortunato sommergibile italiano avvistò di prora il cacciatorpediniere inglese HMS Stuart

Nonostante la immersione rapida a 80 metri di quota, venne fatto segno al lancio di una precisa salva di 5 bombe di profondità, che provocarono i primi danni,  tra i quali la rottura dei manometri di profondità e l’allagamento dei cilindri dei maiali. 

Gli idrofoni rilevarono l’avvicinamento di altre due unità che si unirono alla prima nella caccia. 

In rapida successione vennero lanciate altre 50 bombe tutte vicinissime al sommergibile, che provocarono altri danni. Tra un lancio di bombe e il successivo il Gondar riuscì ad allontanarsi, ma quando riteneva ormai di avere buone probabilità di essersi disimpegnato, venne nuovamente individuato in immersione e  fatto segno al lancio di numerosissime bombe tutte ben centrate. 

Alle 08,30 del 30 settembre, dopo essere stato sottoposto a 14 ore di caccia, la situazione divenne insostenibile. La riserva di aria compressa si era ridotta al minimo (solo 30 kg/cm2), per cui il comandante del sommergibile, in accordo con il comandante degli Incursori Giorgini, diede l’ordine di emersione. 

Il Gondar venne autoaffondato dall’equipaggio che fu tratto in salvo dallo Stuart ad eccezione dell'elettricista Luigi LONGOBARDI, caduto in seguito all'esplosione di una bomba sganciata da un idrovolante Sunderland

Complessivamente il Gondar aveva compiuto 4 missioni di guerra, percorrendo 3.974 miglia.

Il Gondar, sul quale era imbarcato Antonio FRANCOLINI, ripreso in emersione poco prima dell'affondamento
Il Gondar, sul quale era imbarcato Antonio FRANCOLINI, ripreso in emersione poco prima dell'affondamento