Ricordi di Nave Ercole
Deve essere proprio vero che le navi hanno un’anima se rimangono così legate ed impresse nelle menti e nei cuori.
Nel mio caso questa nave si chiama, o si chiamava, NAVE A.P. ERCOLE ed è indissolubilmente legata alla mia adolescenza e gioventù nonostante fra noi ci fossero oltre cinquanta anni di età di differenza.
Infatti l’ERCOLE è stata una delle navi più longeve della Marina.
Costruita nel 1902 nei Cantieri Pattison di Napoli, come rimorchiatore di altura, fu inizialmente battezzata Ciclope. Aveva un dislocamento di circa 763 tons, una lunghezza di circa 57 mt, larghezza 9 mt, immersione 4 mt ed una velocità non proprio esaltante di 12 nodi, generati da caldaie a vapore, quelle con in fuochisti a spalare carbone tanto per intenderci.
Svolse onorevolmente il suo mestiere attraversando più guerre, recuperando naufraghi e rimorchiando navi danneggiate, facendo quell’oscuro e umile lavoro che solo le navi minori sanno fare, ma senza il quale le navi maggiori sarebbero perse.
L’8 settembre
Nelle tragiche vicende del 8 Settembre si trovava nel porto di Napoli alla banchina della Base Navale. Per evitare che cadesse in mani ostili mollò gli ormeggi e venne autoaffondata dall’Equipaggio, per fortuna non in acque profonde e senza danni irreparabili.
Recuperata nel Settembre del 1948 dalla Marina, nel quadro del progetto di ricostituzione delle forze subacquee d’assalto, iniziato in silenzio nel 1947, fu sottoposta a radicali lavori di ripristino che durarono sino al 1951 e così riprese il suo servizio, questo volta col nome di ERCOLE, come nave appoggio, ufficialmente per palombari, ma effettivamente per Arditi Incursori che appena allora iniziavano ad assumere struttura e compiti specifici che nel corso degli anni li portarono ad essere la forza di élite che oggi conosciamo.
In effetti l’ ERCOLE accompagnò generazioni di incursori per un lungo periodo, sino al 1965 quando fu sostituita da NAVE APE, corvetta della omonima classe, capoclasse di un nutrito numero di unità nate per la scorta convogli nell’ultimo periodo della II GM, che divennero poi la spina dorsale della rinata Marina Militare.
Fu nel 1958, quando mio Padre TV Cesare FOTI ne assunse il comando, che tenne sino al 1964, che feci la conoscenza della Nave.
Ricordo ancora la coperta in doghe di legno unite da comenti rifiniti da gommatura nera, che assicuravano la impermeabilizzazione, pulita e lucidata da giornalieri posti di lavaggio, portati a termine senza risparmio di forze con frettazzi e ramazze.
Ricordo la camera iperbarica posta a poppavia, che nobilitava la sua navale funzione di angelo custode delle vite di chi andava sott’acqua e che era colpito da embolia.
Ricordo la plancia, di altri tempi, con la grande ruota del timone, oggi custodita nel Comando di COMSUBIN, la girobussola, e i tubi portavoce in lucido ottone che collegavano la plancia alla sala macchine e viceversa, con chiamata a mezzo di potente soffio impresso dai polmoni di chi voleva mettersi in comunicazione.
Era una nave dalle linee nobili ed antiche con la prora diritta che la faceva sembrare forse un po’ obsoleta ma che diveniva utile ed efficace quando c’era mare grosso e spesso nei suoi trasferimenti in Sardegna, a Tavolara, o nel porto di Sète in Francia per attività bilaterali, ne buscava un bel pò per giorni, sballottata qui e là nel Golfo di Biscaglia o nel Tirreno.
Era di base a La Spezia
La Nave era di base alla Spezia, ormeggiata alla Banchina Scali, salvo brevi periodi alla banchina del Varignano, a fianco dell’immancabile fratello maggiore, Nave CAVEZZALE, che la superava alla grande in lunghezza ma non in bellezza, con le sue linee tipicamente anglosassoni.
Le missioni erano frequenti per le due navi appoggio in coppia e immancabili erano durante i trasferimenti le esercitazioni di passaggio del barilotto postale o di teleferica per il trasferimento di personale, e quando questo era rappresentato dall’Ammiraglio comandante di COMSUBIN, l’attenzione per non fargli fare una sgradita immersione involontaria, era alle stelle.
Spesso le esigenze operative la portavano a Bacoli alla STA e qui l’Equipaggio, non certo gli incursori, poteva godere del sole napoletano e dei bagni nel mare pieno di posidonie vaste come una prateria.
Il Gruppo Navale Speciale
L’ERCOLE fu inserito poi nel costituito GRUPPO NAVALE SPECIALE, e godeva del privilegio di dipendere direttamente da MARISTAT, quindi spesso “spariva” senza che si sapesse dove era o quando potesse tornare e il più delle volte in silenzio radio, quindi diveniva una vera e propria “nave fantasma”.
Ma le Navi non possono prescindere dagli Uomini e quindi il pensare a una nave riporta alla mente i volti e i nomi di chi alla nave diede l’anima e il cuore. Come non ricordare il mitico Secondo, Sig. Grange, grande appassionato di acquari, poi sostituito dal Sig. Libardo, che sarebbe divenuto in seguito il comandante di Nave Ape, o il Direttore di Macchina Sig. Pinzani. Forse però il più noto fu il medico di bordo, il Dr. Gigante, che concluse la sua carriera in Marina come Ammiraglio Ispettore Capo, popolare per il suo innato sagace spirito tarantino e per la sua ironia che faceva sorridere tutti, salvo poi essere obbligato a offrire il bicchierino in quadrato a tutti.
S. Barbara
Per S.Barbara la Nave si animava in una atmosfera goliardica, dove i giochi dell’equipaggio trascinavano tutti, indipendentemente dal grado o funzione. La battaglia del saracino, a cavalcioni del palo in sospensione, con coperte arrotolate con cui i due contendenti menavano colpi senza esclusioni, o la ricerca dell’oggetto misterioso nascosto nel piatto pieno di farina, il tutto poi concluso con l’immancabile spaghettata al pomodoro e premi ai vincitori.
E gli incursori? Non facevano parte dell’equipaggio ma erano ospiti che imbarcavano per periodi più o meno lunghi, che erano considerati con grande rispetto e ammirazione, trattati con riguardo e degni del massimo supporto, il che valse a nave ERCOLE ed al suo Equipaggio un elogio formale da parte del C.S.M. e del C.F. Franco COSTA, Comandante STA, “per aver partecipato con grande spirito di sacrificio ed attaccamento al dovere a difficoltose esercitazioni interforze e per il prezioso fattivo contributo apportato al raggiungimento di lusinghieri risultati” Prot 1379 – 26 Sett. 1958.
Questa fu Nave Ercole nei miei ricordi, presente così come lo fu sicuramente nei ricordi delle prime generazioni di Incursori, col nomignolo affettuoso da Loro affibbiato di “Ercolino”
Stefano FOTI
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Bellissima storia, pregna dell’attaccamento amoroso, rispettoso del personale tutto verso la Nave. Racconto di Uomini che hanno fatto la storia, dando un vero senso al dovere di marinai.
Grazie Stefano Foti, per avercelo raccontato.
#657 Aniello Ricciardi
Ciao Stefano. Hai evidenziato con parole semplici ma coinvolgenti un bellissimo ricordo di papa’ Cesare e dell’Ercolino. Erano tempi duri ma belli pieni di grande soddisfazione per l’amicizia che legava tutto l’equipaggio e gli Operatori . Complimenti. Carissimi saluti. Giovanni