Il millepiedi e Craune
Mettiamo che un millepiedi qualsiasi fosse entrato sabato nel capannone mensa, col giusto ritardo, mentre Craune recitava il debriefing: non ci avrebbe capito molto, forse, ma avrebbe certamente raccontato ai suoi, di essersi ritrovato fra un gruppo di pazzi che fanno e raccontano cose, a dir poco… diverse: una platea attentissima, abbronzata, tutti maschi, alle undici svegli da un’ora, vestiti un po’ a modo loro, tutti giovani anche quelli un po’ imbiancati ed orami prossimi. Lì dinanzi passeggia, ciondolando le braccia con delle manine da schiaffi giganti, un uomo ormai fatto che parla a modo suo, nostro, con l’entusiasmo dei ragazzi.
Racconta di piloti che hanno navigato in modo “ineccepibile”; conta cinquanta minuti di nuoto per l’attacco; l’ultimo tratto sul fondo lo descrive che pare di esserci; poi, ripiegando (ripiegare… il millepiedi penserà ad una bandiera, ad un lenzuolo), dopo un’ora e mezzo di ossigeno puro, si ferma un attimino sotto un molo a “prendere una boccata d’ossigeno” col suo compagno. Già, lui ha un compagno di coppia (il millepiedi trasale) e lo porta con se sott’acqua a vagare fra catenarie e carene, un po’ in quota un po’ sul fondo, con qualche affioramento. Poi t’insegna un conto facile per dire che ha asciugato quasi due bombole d’ossigeno: già, l’ossigeno… il comandante (vestito in mutande come gli altri e seduto nella prima panca), pare che glielo centèllini e allora lui, come per scusarsi, fa un gesto con la destra come per dire… “purtroppo” e aggiunge che, per l’ossigeno… ha un “consumo spregiudicato” e, in più, imbarcava un po’ d’acqua dal mascherino… nelle casse. Gli astanti capiscono tutto benissimo, si divertono, alcuni ammirano, tutti apprezzano. Quell’altro individuo, l’intruso, ci capisce sempre meno. Specialmente dopo, al rendez-vous, quando per lo scoppio, loro, si sarebbero “appollaiati” un po’ sui massi della scogliera frangiflutti, attorno alle 0100.
Già… il compagno di coppia. L’intruso non lo capisce ma noi si, nel racconto è una figura… mah. Alle volte te la presenta come una cosa che sembra trascinata e basta, alle volte come un gioiello delicato da proteggere, poi sembra uno scolaro che apprende. Lui il suo compagno lo chiama anche “coppio“, ma lo chiama anche per cognome: quello consuma meno ossigeno: ti viene il dubbio che glielo abbia vietato, oppure che abbia faticato di meno. Poi, nel racconto, a Craune gli scappa una frase: “ho detto al ragazzo… andiamo va’”. E la frase l’accompagna con un gesto della mano che non sai bene se era il colpo dalla spalla per dire “pronto”, il via sull’aereo per dire “fuori”, un ceffone o, forse, una carezza.
Poi, più avanti, in futuro, il compagno sarà chiamato per nome.
Per noi è tutto normale. Il millepiedi… muort!
Era sabato, 23 settembre 1995
Questo scritto è di Mauro Giannozzi, Incursore dell’11° Corso, brevetto nr. 369, scomparso prematuramente il 16 aprile 2016.
Dedicato a tutti gli Incursori che hanno solcato le acque cristalline di “Punta Rossa” e agli “intrusi” che hanno fatto parte del nostro mondo!
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