Punta Rossa – parte seconda: “Il Setaccio”.
Premessa
Dal dizionario della lingua italiana dicesi setaccio:
Arnese costituito da un telaio su cui è tesa una rete di vario materiale a maglie più o meno fitte, usato per separare le parti più fini, più pregiate o meno dense di qualcosa, dalle altre.
Passare al setaccio significa vagliare attentamente in modo capillare.
Il termine setaccio fu scelto dal sottoscritto insieme al carissimo amico Mauro Giannozzi del 11° corso, anche lui nei Campi Elisi da diversi anni, per indicare l’attività svolta dai giovani Arditi scapoli nella ricerca di compagnia femminile durante le poche ore di franchigia a Punta Rossa.
Punta Rossa
Siamo alla fine degli anni ’80 e Punta Rossa è diventato ormai un appuntamento annuale consolidato e calendarizzato solitamente dopo la stagione estiva per evitare la ressa di turisti che affollano l’Arcipelago della Maddalena tra luglio e agosto.
Con la disponibilità della grande autocolonna del G.O.I. e con il supporto di Unità Navali tipo San Marco, raramente un traghetto, si parte per la “Crociera” a Punta Rossa.
Fatta eccezione per l’anno in cui Nave San Marco, il cui comando è affidato a Dario Carrozzino del 15° Corso Incursori che con grande perizia marinara ci sbarca direttamente in centro alla Maddalena, solitamente lo sbarco avviene ad Olbia. Poi a seguire l’autocolonna prosegue lungo la SS 125 fino a Palau.
Qui è Caronte, un piccolo traghetto che imbarca pochi mezzi per volta, a portarci a La Maddalena e infine attraverso il ponte in ferro che la collega a Caprera e lungo una sterrata, nella bellissima pineta realizzata da Garibaldi durante il suo soggiorno sull’isola, raggiungiamo Punta Rossa, estrema punta sud di Caprera.
Il campo
Operosi come tante formichine trascorriamo l’intera giornata per approntare il campo; montiamo letti, materassi, tavoli, panche, apparecchiature e materiali subacquee; al seguito poco abbigliamento borghese in quanto la franchigia è prevista solo durante il fine settimana, condizione questa che verrà sovvertita con l’avvento dello straordinario nelle Forze Armate nel 1990. Ci viene concesso di portare anche, per chi l’avesse, la bicicletta e negli anni a seguire qualche motorino.
Tra le formichine anche personale del Supporto Tecnico del GOI e del Supporto Logistico al quale è affidata la parte idraulica, elettrica e la cucina
Mi piace a questo punto sottolineare che a Punta Rossa, fatta eccezione per l’anno in cui la “gammella” cioè la cucina venne affidata a un giovane e corpulento Sergente di categoria, rispedito dopo pochi giorni al Varignano perché ci faceva letteralmente fare la fame, la mensa è ottima e abbondante in modo particolare quando questa venne affidata a Capo Savastano, del quale conservo un caro ricordo, con lui era addirittura uno spettacolo a colori. Capo Savastano mi diceva: “ Zirpoli, la mia soddisfazione è vedervi sazi e soddisfatti a tavola”.
Posso garantirvi che dopo una mattinata passata a nuotare la fame è veramente tanta, tanta, tantissima. Come si dice: “usciamo dall’acqua con una voragine nello stomaco”.
La routine giornaliera
Al mattino la sveglia è alle 06:30; dopo le pratiche personali e le abluzioni la colazione alle 07:00 e alle 08:00 tutti schierati in assemblea per l’alza bandiera già in assetto da immersione, per intenderci con la gamma indossata per metà. I giorni trascorrono con attività subacquea nelle acque dell’arcipelago con distanze sempre maggiori da coprire e percorsi sempre più diversificati ma sempre a combattere con le correnti marine, queste di casa qui nell’arcipelago; sono migliaia e migliaia i metri di nuoto da coprire.
Il venerdì, non si scappa, è santificato a una complessa attività notturna.
Il pomeriggio dopo qualche ora destinata a “riposo dei guerrieri”, alle 16:30 si riprendono i lavori con la manutenzione e preparazione delle apparecchiature sub per l’attività del giorno dopo e prima di cena il C.F. cioè la ginnastica di squadra con corsa lungo le strade sterrate dell’isola.
Il dopo cena lo passiamo seduti su una cisterna, la nostra riserva di acqua dolce, in compagnia di Arditi chitarristi che allietano le serate con un variopinto repertorio tra Venditti, Celentano, Morandi e non mancano gli stornelli romani.
Sono proprio le ore destinate al riposo pomeridiano che vengono utilizzate per l’attività in argomento cioè di “setaccio”.
Armati di telo da mare ci si dirige verso Cala Andreani, una caletta appena fuori dalla base e riparata dai venti di traversia e quindi protetta dalle sabbiature provocate dal vento di Ponente che sembra essere anch’esso di casa qui nell’arcipelago, ma soprattutto a portata di mano; poco più lontano il setaccio si estende anche alle spiagge del Relitto e quella dei Due Mari.
Durante la franchigia del fine settimana l’hobby dilaga anche alla località di Moneta dove il bar Thaiti, dotato di due cabine telefoniche a scatti, ci permette di contattare le famiglie, per i cellulari bisogna aspettare ancora qualche anno, infine alla cittadina della Maddalena e dintorni.
Un pomeriggio con il mio telo da mare, invece della pennica pomeridiana, mi avvio verso Cala Andreani ed incontro Lorenzo:” Dove vai Nino? A Setacciare rispondo. Aspetta mi dice Lorenzo, vengo con te”. Insieme ci avviamo verso Cala Andreani dove troviamo anche Federico, Gigi ed altri giovani Arditi lì intenti a setacciare tra i turisti settembrini ancora presenti.
Scherzo da prete
Il mare è uno spettacolo, fare il bagno e piacevole e naturalmente non manchiamo di divertirci con racconti e qualche, come si dice, scherzo da prete. Ed è proprio questo che mi succede: i miei cari amici mi invitano per l’ultimo bagno prima di rientrare alla base quando improvvisamente senza che io me lo aspettassi mi bloccano in acqua, mi strappano il costume e mi lasciano lì nudo come la mamma mi ha fatto. Sulla spiaggia c’è ancora gente ed io non so proprio come cavarmela.
Li chiamo mentre si allontanano, li imploro e li maledico mentre si sganasciano dalle risate e poi spariscono alla mia vista. La gente mi guarda divertita ma io sono invece in preda al panico perché non so proprio come uscire dall’acqua. Sono quasi rassegnato ad aspettare il tramonto sperando che la spiaggia si svuoti totalmente quando riappare un’anima buona e mi riporta il costume, lo indosso velocemente e di corsa rientro alla base.
Non è raro che a Punta Rossa succedono fatti o episodi particolari i quali danno modo alla mia penna di sbizzarrirsi in divertenti filastrocche, ora beccatevi “il Setaccio”, le altre sono un’altra storia.
Il setaccio
Ciao! Dove vai? A setacciare!!! Dove??
In spiaggia, in centro, al mare.
Con la bici o il motorino io setaccio ma di fino.
A levante o a ponente dove farlo è indifferente.
L’importante è setacciare mai fermarsi mai mollare.
Col trascorrere del tempo l’hobby ha preso tutto il campo.
Via, si salva, e qui va detto in tanto affanno l’Orsacchiotto.
C’è chi s’arma col colino c’è chi va come fa Nino
In bermuda e maglia rosa così ognun gli fa la chiosa.
Senza Pace sempre arranca sulle spiagge a dritta e a manca.
Quando a sera tutto tace con le cozze si dà pace.
Col setaccio anche si rischia ma qualcuno se ne infischia.
Con la Porsche ma poco senno alla coppa ahi che danno.
Non bisogna trascurare che la maglia è da cambiare.
Tutto questo è giusto a dirsi perché bisogna accontentarsi.
E’ stato tutto molto bello ma finisce come ad un ballo.
Dunque è tempo di sicuro che il setaccio vada al muro.
Non si sa, forse un altr’anno via di nuovo con l’affanno.
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Bellissimo racconto Nino.
Poi come ha detto Coccone Punta Rossa significava tantissimo x tutti si creava un legame, una complicità che non si può spiegare. Negli anni non potendo più fare l’operatore sono passato nella sezione logistica e nei vari campi fatti quando non si faceva più Punta rossa, andavo li quasi tutti i giorni ed ogni volta mi fermavo a ricordare x rivivere ogni singolo istante passato in quel posto che per me è stato anche scuola di vita grazie agli operatori più anziani.
Bellissimi ricordi che solo chi ha vissuto quei periodi fatti di sacrificio, lavoro, tradizioni, goliardia e divertimento. Credo che Punta Rossa rendeva il nostro reparto molto più coeso, si stringevano forti legami di appartenenza e l’addestramento in acqua ci dava i suoi frutti per tutto il resto dell’anno. Ad Maiora Coccone #677