Nel ricco numero di novembre-dicembre del Notiziario della Marina, la nostra Associazione è stata onorata di una pagina interamente dedicata. Lo spazio include una breve intervista al Presidente Zirpoli, pubblicata a margine dell’articolo del Capitano di Vascello Fabrizio Buonaccorsi sull’operazione G.A.3 della Decima Flottiglia MAS.
Ottenere visibilità su una testata così prestigiosa e in un contesto di tale grande rilevanza storica — accanto all’approfondimento di una delle imprese più audaci della Marina — rappresenta un importante segnale di apprezzamento per le attività svolte dall’Associazione. È un risultato che ci motiva e ci spinge a proseguire il percorso intrapreso con la stessa passione e impegno.
L’articolo di FABRIZIO BUONACCORSI
Custodi dello Spirito del Serchio
Un popolo senza la conoscenza della propria storia, origine e cultura è come un albero senza radici. 84 anni fa, nella notte tra il 18 e il 19 dicembre 1941, con l’Impresa d’Alessandria, sei incursori della Regia Marina hanno compiuto un’azione diventata leggendaria.
Tre gli equipaggi di quella notte: tenente di vascello Luigi Durand de la Penne capo palombaro Emilio Bianchi; capitano – AN Vincenzo Martellotta capo palombaro Mario Marino; capitano GN Antonio Marceglia, sottocapo palombaro Spartaco Schergat che assestarono un durissimo colpo alla flotta britannica con l’affondamento delle corazzate Queen Elizabeth e Valiant. Catturati dagli inglesi e portati in un
campo di prigionia furono sottoposti a estenuanti interrogatori, ma loro risposero col solo nome, cognome e grado. Gli operatori dei mezzi d’assalto della Marina, anche coloro i quali sacrificarono la vita per l’Italia, ebbero in animo lo “Spirito del Serchio”, ovvero un’etica e un codice di comportamento ferreo, che permise loro di affrontare difficoltà e sfide fuori dal comune. Il Serchio, o meglio la foce del fiume Serchio (Vecchiano – Pisa) non era altro che la località segreta dove avvenivano gli estenuanti addestramenti iniziati sul finire degli anni ’30 per essere pronti quando chiamati all’azione contro il nemico e a non battere ciglio anche quando in gioco era la loro stessa vita. Addestramenti che, a rigor di verità storica iniziarono nel 1935 in un’altra località toscana: Porto S. Stefano.
Di recente, infatti un approfondimento condotto presso l’archivio dell’ufficio Storico della Marina Militare dal com.te Alessandro Busonero ha portato alla luce il programma d’addestramento dei primi operatori subacquei e soprattutto dei mezzi e dei materiali, tra i quali i primi due prototipi di Siluri a Lenta Corsa (S.L.C.), i cosiddetti “maiali”. Dieci i periodi tra il 1935 e il 1936: Porto S. Stefano (otto periodi): 1° ottobre-7 ottobre 1935; 27 ottobre – 10 novembre; 12 – 20 dicembre 1935; 7 – 14 gennaio 1936; 27 febbraio – 15 marzo 1936; 29 marzo – 6 aprile 1936; 11 – 26 maggio 1936; 15 giugno – 1° luglio 1936. La Spezia (un periodo): 15 aprile – 8 maggio 1936; Bocca di Serchio (un periodo): 25 luglio – 15 agosto 1936.
Tra gli operatori presenti in quei primi esperimenti, il tenente del Genio Navale Teseo Tesei, uno degli ideatori del SLC, allora chiamato semplicemente torpedine semovente.
Dal libretto personale delle immersioni di Tesei, dal marzo al mese di giugno 1936 sono annotati gli addestramenti effettuati con il supporto dei sommergibili Vittor Pisani e H2. Nelle tre pagine del libretto dove è indicato Porto S. Stefano, sono riportate le date nelle quali Tesei si addestrò, l’orario, le ore d’immersione giornaliere (da una a tre circa), la profondità del fondale (16 metri in media) e infine alla voce “specificazione del lavoro od esercizio eseguito” si trova scritto sempre “esperimenti ministeriali”. A fine giugno del 1936 con l’arrivo di numerosi villeggianti – fra i quali alcuni di nazionalità straniera, in special modo inglese – fu abbandonata l’idea di tornare a P.S. Stefano per il rischio di avere sguardi e interessi indiscreti se non proprio vere e proprie azioni di spionaggio. Da quella pagina scritta nella storia,
fatta di coraggio e valori che fu la “Notte d’Alessandria”, la Marina Militare e in particolare il Comando Subacqueo e incursori, ne sono i custodi dei valori.
Dal 2004 anche l’Associazione Nazionale Arditi Incursori della Marina Militare (ANAIM) compie una preziosa opera di divulgazione e conservazione della Memoria. Tra gli scopi dello statuto dell’ANAIM è annoverato: “Tenere vive e trasmettere le tradizioni della Marina Militare e delle specialità di origine dei – Mezzi d’assalto della Marina Militare – difenderne le caratteristiche, illustrarne la gloria e le gesta”.
Per il Notiziario della Marina ho incontrato il Presidente Nazionale, Gaetano Zirpoli, incursore del 28° Corso “Murene”.
L’intervista al Presidente ANAIM
Poco più di 20 anni fa nasceva l’ANAIM come nacque l’idea di questa associazione?
In realtà l’idea nasce già negli anni ottanta quando un gruppo di Incursori in congedo si incontra a Chiavari per un pranzo tra amici e lì intravedono un futuro chiamato ANAIM, un progetto che si concretizzerà poi nel 2004 nello studio Notarile Concetta Priore di La Spezia.
Qual è l’aspetto umano dell’incursore di Marina?
Credo sia “la fratellanza” come dichiara l’ammiraglio Birindelli M.O.V.M. in una sua intervista: “A Bocca di Serchio si era creata una banda di fratelli” e lo fa scegliendo attentamente le parole.
Le attività degli incursori sono e sono state sempre ricoperte da massimo riserbo, come coniugare la volontà di divulgazione/condivisione?
Credo che lo si possa fare considerando il momento storico delle attività, mi spiego: oggi parlare degli anni ‘70 e ‘80 di quelli che furono definiti gli anni di piombo e di quello che fu l’impegno degli Incursori di Marina è ormai storia. Oggi quegli anni sono solo una cicatrice sul volto del nostro Paese.
Presidente, lo Spirito del Serchio, è un codice di comportamento che include valori come disciplina, umiltà, modestia, comportamento dignitoso, determinazione e uno spirito intatto. Qual è l’elemento caratteristico che un incursore continua a portare con se anche dopo aver lasciato il servizio attivo?
Oggi disciplina, umiltà, modestia, determinazione potrebbero sembrare valori anacronistici, io li ritengo invece attualissimi e fondamentali per fare l’Incursore. Questi valori sono tutti riportati nel decalogo della Decima Flottiglia MAS e costituiscono lo Spirito del Serchio e al momento del congedo, non si consegnano al Capo Carico ma restano con noi come stile di vita acquisito.
Oltre 40 anni trascorsi in Marina, tra le fila degli eredi della “Notte di Alessandria”, quale consiglio darebbe ad un giovane intenzionato ad intraprendere questa carriera?
La mia è stata una splendida avventura durata quasi 40 anni negli Incursori. Ho fatto cose che non avrei mai immaginato di poter fare. Nel 1975 quando mi sono arruolato ero un collegiale che non sapeva nulla degli Incursori e non sapeva nuotare ma che si era imbattuto nel manifesto “vieni in Marina, girerai il mondo”. Oggi ad un giovane direi: “vuoi vivere una splendida avventura? Beh, vieni in Marina e sul modulo della domanda spunta Forze Speciali”.
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complimenti per l’articolo come sempre molto interessante
È sempre piacevole rileggere un articolo che riguarda la storia dei nostri Padri ed onorare ogni giorno i loro sacrificio per la nostra Patria. Complimenti al nostro Presidente per la sua intervista. #677 Coccone