Nero come la notte: lo Zodiac Commando
“Violenti spruzzi di acqua ghiacciata superano agevolmente il profilo dei nostri Zodiac Commando e ci colpiscono in faccia irritando gli occhi che a stento riusciamo a tenere aperti. Il buio è sceso rapidamente, complice uno spesso strato di minacciose nuvole nere, mentre i piccoli battelli avanzano faticosamente lottando contro un mare ostile ed incazzato.
È trascorsa solo un’ora da quando la nave appoggio Incursori “Pietro Cavezzale” ha rilasciato la mia squadra sul punto pianificato. La chiamata del posto di manovra attraverso la ROC (Rete Ordini Collettivi) non ci aveva colto impreparati. La voce roca degli altoparlanti di bordo si era diffusa tra i due gommoni Zodiac rizzati a poppa della nave già in assetto da navigazione, con i suoi bei motori 40 Cv Mercury pronti ad affrontare la faticosa traversata, mentre noi eravamo intenti alle ultime verifiche del materiale stivato a bordo: zaini protetti nelle nasse stagne ben ancorati sul pagliolo dei battelli, serbatoi di benzina pieni, tute Gamma indossate.
La piccola “Gru ISO” sistemata sul lato sinistro poppiero della nave, ha avuto il difficile compito di mettere a mare i due gommoni Zodiac Commando, manovra che, come era prevedibile, è stata molto difficoltosa. Malgrado la nave si fosse disposta con il lato della “Gru ISO” sottovento, onde alte almeno un paio di metri spinte da un bel vento fresco scuotevano il povero vecchio Pietro mentre nel frattempo, uno alla volta e con il battelliere (1) a bordo, i gommoni venivano calati in mare sbatacchiando violentemente sul fianco della paratia. Poi è stata la volta del resto degli equipaggi (2) che scendendo lungo una biscaglina con larghi pioli di legno, hanno dovuto aspettare il momento giusto per saltare a bordo senza rischiare di rompersi l’osso del collo.
Il punto di messa a mare era stato pianificato ben distante dalla costa: seduti sui neri bottazzi non scorgevamo all’orizzonte alcun riferimento che ci potesse aiutare nella navigazione. A quel punto, eravamo armati solo del nostro coraggio e del nostro addestramento.
Intanto la navigazione verso il punto di presa di terra continua in mezzo a mille difficoltà. Onde schiumose investono i nostri piccoli gommoni sballottandoci in tutte le direzioni. Mentre io e l’altro battelliere siamo concentrati sulla condotta della navigazione, 8 paia di occhi scrutano il buio alla ricerca di eventuali pericoli; nondimeno si tengono costantemente sotto controllo perché è vitale che i due battelli restino uniti”.
I ragazzi del Cavezzale all’opera con la “Gru ISO”
(immagine dal gruppo Facebook “Nave Cavezzale 1987/1990”)
Lo Zodiac Commando
Lo Zodiac Commando era un gommone lungo meno di cinque metri, completamente nero come una notte illune; il gommone aveva una caratteristica che per noi Incursori di Marina era fondamentale: era autogonfiabile.
Non avendo parti rigide lo Zodiac Commando poteva essere completamente “ripiegato” su se stesso in modo da poterlo facilmente trasportare a bordo di elicotteri o all’interno di un sommergibile. Al momento giusto si tagliava una cordicella e tutta l’aria pressurizzata contenuta nelle due bombole ancorate allo specchio di poppa gonfiava rapidamente i bottazzi rendendolo così operativo: duro e incazzato come gli uomini che trasportava. (3)
Nel 1980 la RAI produsse la serie “Pronto Emergenza”. Nel 12° episodio “SOS Mediterraneo in pericolo” gli Incursori entrano in azione con i loro Zodiac. Al minuto 17 si vede un aviolancio da un velivolo Lockheed AC-130 e, successivamente, la sequenza di approntamento dei battelli. (Clicca per vedere il filmato)
Nella sequenza fotografia il rilascio a mare di un gommone Zodiac Commando da un elicottero SH3D Sea King
La bussola magnetica
Gli anni del GPS erano ancora ben lontani dal venire e l’unico strumento per la condotta della navigazione che avevamo a disposizione era la classica bussola magnetica da imbarcazione armata su una tavola di legno che veniva incastrata trasversalmente sul pagliolo, tra i due bottazzi, proprio davanti ai piedi del battelliere.
Seguire quella piccola bussola era tutto fuorché facile anche in condizioni di mare calmo per cui, quando possibile, ci aiutavamo con le stelle: una volta puntata la prua nella direzione voluta si cercava una stella ben visibile che si trovasse esattamente sulla prora del gommone. Mantenere la prora sulla stella era più facile che seguire la minuscola linea di fede della bussola, ma non dovevamo dimenticare la rotazione della terra, per cui controllavamo con una certa frequenza la rotta e, quando necessario, cercavamo una nuova stella.
Vi domanderete come procedevamo quando la notte era buia e tempestosa e di stelle neanche un timido bagliore. Ci affidavamo completamente alla piccola bussola magnetica e allo studio del profilo di costa sviluppato durante la pianificazione della missione: caratteristiche, quote e “punti cospicui” studiati sulla carta diventavano gli unici elementi utili per rifasare la navigazione durante l’avvicinamento finale.
Il motore fuoribordo
Certamente quello della rotta non era l’unico problema che il battelliere doveva affrontare quando il mare era “nervoso”. Un esempio? Lo spinotto dell’elica.
Semplificando all’osso, la parte terminale del piede poppiero di un motore fuoribordo dell’epoca era composto da 5 parti: asse, elica, spinotto di acciaio detto “castagna”, dado dell’elica di forma tronco-conica, copiglia.
L’asse dell’elica era il classico cilindro di acciaio pieno a cui su un lato era stato praticato un foro mentre il lato opposto presentava una filettatura lunga alcuni centimetri con un foro passante al centro. L’elica, a sua volta, sul lato che guardava il piede, aveva uno scasso della forma e della dimensione dello spinotto d’acciaio.
Per effettuare la calettatura tra asse ed elica si doveva inserire il piccolo spinotto di acciaio nel foro lato piede, quindi si infilava l’elica fino ad incastrare lo spinotto nello scasso e successivamente si serrava il dado dell’elica che a sua volta veniva bloccato in posizione dalla copiglia.
Dal primo fotogramma in alto a sinistra la sequenza delle operazioni necessarie per la sostituzione dello spinotto in un motore fuoribordo dell’epoca.
La stessa sequenza è possibile vederla in questo filmato al minuto 40.14
Lo spinotto era il punto debole di questo sistema: se l’elica subiva un forte contraccolpo lo spinotto si spezzava, per cui l’asse iniziava a girare a vuoto non essendo più calettato all’elica. Spesso bastava semplicemente la veloce transizione da marcia avanti a marcia indietro a causare questo fastidioso evento.
L’esperienza
L’esperienza ci aveva insegnato che talvolta se l’elica usciva dall’acqua e il battelliere non diminuiva prontamente la manetta del gas, il contraccolpo che le pale subivano quando rientravano in acqua poteva causare la rottura dello spinotto.
Ora se tutta la manovra per sostituire quel piccolo pezzo d’acciaio veniva praticata in officina il lavoro era di semplice esecuzione e si impiegavano pochi secondi. Le cose si complicavano se invece si doveva effettuare in mezzo al mare. Diventava un incubo se si doveva praticare di notte, con mare agitato e le mani semi-paralizzate dal freddo.
Tra le dotazioni di tutti i gommoni, compresi quelli logistici, vi era una cassetta di ferro, (era la cassetta che in origine conteneva il nastro delle munizioni cal. 7,62 delle M.G. 42/59). Questa cassetta, legata allo specchio poppiero del gommone sul lato destro, conteneva una chiave per candele, 2 o tre candele, una pinza semi arrugginita, un paio di spinotti in acciaio ed un paio di copiglie: insomma il minimo indispensabile per un intervento di fortuna in mezzo al mare. In caso di rottura dello spinotto si doveva sollevare il piede quindi, sporgendosi dallo specchio di poppa, si procedeva alla riparazione dell’avaria prestando la massima attenzione: se malauguratamente l’elica o il dado tronco-conico sfuggivano di mano finendo in acqua si rimaneva in mezzo al mare in balia delle onde fino a quando qualche anima pia non ti veniva a ripescare.
Tecniche di navigazione con lo Zodiac Commando
Nelle navigazioni fortunate, in quelle cioè dove il moto ondoso andava nella nostra stessa direzione di marcia, mettevamo in pratica una tecnica che ci consentiva, con qualche rischio, di aumentare notevolmente la velocità di crociera, che non era certo entusiasmante. In pratica, con continui aggiustamenti della barra del timone, cercavamo di mantenere il gommone a cavallo della cresta perpendicolarmente al movimento ondoso. Così facendo l’onda diventava un potente motore fuoribordo, la velocità aumentava in modo vertiginoso, sembrava letteralmente di volare sul mare: la prora del gommone puntava verso il basso quasi a voler discendere la cresta e il motore raggiungeva il massimo dei giri, ma… se sbagliavi a timonare… finivi in acqua capovolto!
Un piccolo aneddoto
Nel chiudere questa storia vi voglio raccontare un piccolo aneddoto che conservo ancora nitido nel cassetto dei ricordi personali.
Durante una esercitazione ero il battelliere di uno dei due gommoni Zodiac. Stavamo navigando a pochi metri uno dall’altro più o meno affiancati, con il secondo battello posizionato leggermente più indietro rispetto al mio in una notte illune e con il mare molto agitato. Stavamo cavalcando le onde secondo la tecnica descritta sopra quando, improvvisamente – quasi che la scena fosse stata illuminata da un flash -, vedo nell’incavo, circa due metri più in basso ed esattamente sulla mia perpendicolare, il secondo battello: un movimento sbagliato del timone e saremmo letteralmente atterrati sull’altro con conseguenze facilmente immaginabili. Fortunatamente invece, e non nascondo anche con una discreta perizia, quella notte riuscimmo a superare tutti gli ostacoli: raggiungemmo il punto di presa di terra pianificato sani e salvi e l’esercitazione potè proseguire con pieno successo.
Nota (1) In gergo l’operatore responsabile della condotta della navigazione;
Nota (2) Ciascun gommone trasportava 4 operatori compreso il battelliere;
Nota (2) Ho parlato di questo gommone al passato, ma lo Zodiac Commando è in dotazione ancora oggi al GOI nella versione FUTURA.
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Bel racconto Mauro, giusto per rendergli onore per l’egregio lavoro svolto. Coccone