Mogadiscio vista dal satellite
Dedicata ai miei Fratelli che hanno dato l’ultima pinneggiata nel ciclo della vita.
Non più porte varcherai con il gladio nella destra, ma vestito di ghirlande d’ali bacerai la terra prima di varcare gli Elisi. Questo è il tuo destino.
JULIANUS
Quella che segue è la narrazione di un uomo rana, che faceva parte di una squadra operativa di Incursori della Marina (nr. 10 operatori), impiegata nei primi mesi nella missione internazionale UNITAF (UNIfied Task Force, meglio conosciuta come “Operazione Restore Hope“), una missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite finalizzata a stabilizzare la situazione in Somalia, a fronte di un crescente stato di caos e di grave carestia.
La missione ONU
(da Wikipedia)
Nel dicembre del 1992, sotto il mandato dell’ONU, unità delle forze armate statunitensi, insieme all’Italia, Belgio, Nigeria, Malaysia, Pakistan, India, Emirati Arabi Uniti e Australia, entrarono in Somalia. Vengono quindi attuate iniziative umanitarie, possibili solo grazie alla presenza di una cornice di sicurezza garantita dalle truppe ONU, con l’obiettivo di ripristinare la vita civile. Tra le varie iniziative, vi erano la distribuzione di cibo, l’assistenza medica (compresa una campagna di vaccinazione per i bambini), la creazione di strutture statali e, soprattutto, il disarmo delle fazioni in lotta che ricevevano i fondi necessari per l’armamento dal commercio di droga e dal traffico di rifiuti tossici, che venivano smaltiti illegalmente in Somalia o nel mare antistante. Alla fine di dicembre, i leader delle fazioni locali Aidid e Ali Mahdi giunsero a un accordo che sembrava potesse far tornare la pace in Somalia grazie all’intervento dell’ONU. Il 4 gennaio 1993, il dispiegamento delle forze ONU previsto per l’operazione “Restore Hope” viene completato, con lo schieramento di oltre 25.000 caschi blu. L’intervento alleato fu osteggiato dalle varie fazioni somale che, con attacchi diretti o attraverso l’uso delle masse popolari, misero spesso in difficoltà le nostre forze militari.
ITALFOR IBIS
(da wikipedia)
Il contingente italiano (ITALFOR Ibis) è stato il più numeroso dopo quello americano in questa missione. Il 24º Gruppo Navale della Marina Militare operò nella zona delle operazioni dall’11 dicembre 1992 al 14 aprile 1993. Il Gruppo, al comando del Capitano di Vascello Sirio Pianigiani, era composto dall’incrociatore portaelicotteri Vittorio Veneto, dalla fregata Grecale, dal rifornitore di squadra Vesuvio e dalle LPD San Giorgio e San Marco, due squadre di Incursori di Marina e un reparto di fuciliere di marina del Battaglione San Marco. La base operativa era il Porto Vecchio di Mogadiscio. Il 22 dicembre il Gruppo navale sbarcò 23 mezzi anfibi e 16 mezzi cingolati del Battaglione San Marco, con 400 marinai.
L’Esercito prese parte alla missione con gli incursori paracadutisti del “9° Col Moschin”, il 132º Reggimento carri, con una compagnia a turni trimestrali, equipaggiata con carri M60, e reparti dei Lancieri di Montebello, con autoblindo FIAT 6614 e blindo pesanti Centauro. In seguito, si aggiunse anche il 186º Reggimento paracadutisti “Folgore” della brigata Folgore. La base operativa delle truppe italiane venne installata a Balad, nei pressi della vecchia accademia militare somala. Durante la missione persero la vita undici militari italiani, un’infermiera volontaria della Croce Rossa e due giornalisti della Rai.
Dopo circa due mesi di addestramento al Varignano, prettamente dedicato al combattimento terrestre sia a piedi che motorizzato, eravamo pronti a sostituire le due squadre di incursori che ci avevano preceduto. Il capo squadra di una era “Craune” e dell’altra “Ciccio”. Avevano superato il periodo più difficile di ogni missione, ovvero capire bene dove ci si trova per diminuire i rischi di azioni dirette e arrangiarsi con la logistica non ancora operativa (bagni, pasti, bivacchi, ecc.). Per molti giorni si arrangiarono al Porto Nuovo insieme ai Marines americani, per poi organizzare il campo insieme al San Marco al Porto Vecchio.
Caimani a Mogadiscio
Mogadiscio
Venne finalmente il giorno della partenza. Il vettore per raggiungere Mogadiscio fu un Boing 707 dell’A.M. che decollò da Pratica di Mare (RM). Il caldo, la sabbia, l’intensità della luce solare e la confusione che regnava intorno a noi ci fecero capire subito che il compito non sarebbe stato dei più facili.
La squadra era composta dal Capo squadra Generale Morgan (così chiamato dai somali perché assomigliava ad un loro generale), il Vice Capo Squadra Coccone, il Fiorentino, Mascellone, Vittorio, Pietruzzo, Bobo, il Pugliese, Cata e O Spaccista (il maestro della logistica, l’unico che riusciva a procurare birre fresche).
…segue
Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!
Lascia un commento
© 2025, Umberto #677. Tutti i diritti riservati. Chi volesse utilizzare in tutto o in parte il testo e/o le foto di questo post, deve inserire il link al post originale!



COSA VUOL DIRE SEGUE?
Che il racconto non è finito e che seguiranno altre parti