Marichka: un nuovo drone ucraino per attaccare la flotta russa?
In questi giorni sta facendo il giro del web un breve filmato postato sui social che mostra il prototipo di un drone navale mentre viene calato in mare e successivamente fatto navigare in superficie. Il filmato, rilasciato da ingegneri ucraini, mostrerebbe il test del nuovo drone suicida subacqueo ucraino “Marichka“. Secondo molte fonti giornalistiche, il Marichka è accreditato quale veicolo subacqueo senza equipaggio (UUV – Uncrewed Underwater Vehicle) in grado di eseguire missioni di attacco, trasporto di materiali e ricognizione. Di colore nero, il Marichka dovrebbe avere una lunghezza di circa 6 metri ed un diametro di circa 1 metro, quasi certamente spinto da un motore elettrico e batterie che dovrebbero consentire un’autonomia di circa 1000 chilometri.
Il filmato, ovviamente, non mostra alcuna informazione utile circa lo stato di avanzamento dello sviluppo del drone né dell’impiego che gli ucraini ne vorranno fare.
Marichka: facciamo qualche congettura
Sistemi per il controllo remoto
Lo scafo non presenta alcun tipo di tecnologia per la condotta della navigazione da remoto. Non si vedono né antenne (GPS e per le telecomunicazioni) né sistemi di visione (notturna e/o diurna) e, almeno per il momento, non sembra avere una capacità di navigazione autonoma. Nel filmato, infatti, appare evidente che i movimenti delle eliche del drone sono comandate dal gommone che lo segue tramite un cavo elettrico.
Ovviamente gli ingegneri ucraini sono in possesso delle conoscenze e delle tecnologie per controllare da remoto droni, anche subacquei (vedi qui un esempio), per cui è certo che se il Marichka avrà un futuro, tali tecnologie saranno sicuramente implementate.
Se così non fosse, quale sistema di controllo verrebbe utilizzato per condurre il drone? Forse un sistema aggiornato del vecchio “Fernlenkboot“ tedesco (ne ho parlato nell’articolo “Barchini esplosivi: una continua evoluzione“)? Ovvero rimorchiare il drone fino in prossimità di una base navale russa per poi condurlo attraverso un lungo “filo di Arianna”? Improbabile!
Immagini tratte dal filmato.
A destra e sotto, è ben visibile il cavo elettrico per la condotta del drone.
Propulsione
La propulsione elettrica la si può considerare scontata, tant’è che il filmato non mostra alcuna evidenza che possa essere associata ad un qualche altro tipo di motorizzazione.
Anche se tutte le animazioni proposte sul sito AMMO Ukraine mostrano una unica elica centrale, sono portato a pensare che il Marichka sia propulso da due eliche indipendenti poste nel castello poppiero sui lati della pinna centrale. Questa mia supposizione è avvalorata dal fatto che nel filmato il drone viene fatto indietreggiare mentre in superficie appaiono chiaramente due scie in momenti diversi.
Particolare dell’alloggiamento delle batterie. Questa disposizione aumenta sensibilmente la stabilità del drone.
2 scie 2 eliche?
Timoneria
Discorso un po’ più complicato per la timoneria.
A poppa il timone di direzione non si vede in azione tanto che si potrebbe pensare che non ci sia. Ovviamente questo sarebbe irrazionale, per cui è logico aspettarsi che la parte mobile del timone si trovi immersa sotto la pinna verticale fissa.
Verso prora sono presenti due pinne che sembrerebbero più degli stabilizzatori fissi che dei timoni di profondità. Infatti nel filmato l’operatore si erge tranquillamente fuori dall’acqua poggiando su tali pinne.
Si potrebbe quindi pensare che le eliche, del tipo utilizzate sul più piccolo “Toloka” e montate su uno snodo, possano garantire sia la propulsione sia la quota.
Le due immagini del Marichka più sotto riportare sono tratte dal noto sito HiSutton. Come potete notare nel disegno il drone è rappresentato con un’unica elica centrale, una grossa pinna stabilizzatrice verticale e timoni di profondità posti sui lati del castello poppiero.
Nella foto invece si vede un prototipo del Marichka con una configurazione dei timoni a “X”. Non si distingue l’elica.
Questa evoluzione potrebbe avvalorare l’ipotesi di un ulteriore passaggio a favore di eliche che forniscono sia la propulsione che la quota.
Immagini tratte dal filmato.
L’operatore in piedi sulle pinne prodiere.
Disegno dal sito HISUTTON
Foto dal sito HISUTTON.
Notare la configurazione dei timoni ad “X”
Foto dal sito HISUTTON.
L’UUV ucraino “Toloka”. Notare la configurazione delle eliche
Valvole “Rapida”
Altro elemento interessante è la batteria di 8 valvole che a coppia di 2, da prora a poppa, sono visibili sulla parte superiore dello scafo del drone. Credo che tali valvole possano essere utilizzate per equilibrare l’assetto del drone in funzione del tipo di impiego. Per poter navigare in immersione il Marichka deve avere un assetto neutro o al massimo leggermente negativo. È ovvio che variando la configurazione d’impiego variano anche i volumi interni e quindi la spinta verticale (vedi il Principio di Archimede). Da qui la necessità di dover “allagare” gli spazi interni per contrastare, almeno in parte, tale spinta. Inoltre, in particolare quando utilizzato come drone offensivo, questi spazi potrebbero essere utilizzati come una sorta di “cassa rapida” con una funzione tipo quelle dei sommergibili. Aprendo tali valvole si fa fuoriuscire l’aria dal corpo del drone permettendo all’acqua di entrare e favorendo così un aumento del peso totale del veicolo. Contrariamente, chiudendo le valvole ed immettendo aria compressa nel corpo del drone si fa fuoriuscire l’acqua, il mezzo diventa positivo fino a farlo tranquillamente galleggiare.
Dal filmato si vede chiaramente che le valvole possono essere aperte o chiuse a coppia di due. Questa capacità consente di allagare gli spazi interni in funzione del carico imbarcato e degli spazi occupati, avvalorando così la capacità dichiarata che questi droni sono in grado di trasportare materiali.
Immagini tratte dal filmato.
Sopra: è ben visibile lo sbuffo d’aria che fuoriesce dalle due valvole al momento dell’apertura. Le altre due coppie di valvole rimangono visibilmente chiuse.
A destra: anche se nel filmato è maggiormente visibile, è evidente l’apertura della seconda coppia di valvole in modo indipendente rispetto alla prima.
Carica esplosiva
Nel filmato non è visibile niente che si possa associare ad un contenitore per la carica esplosiva. Ma ci sono degli indizi che ci possono confermare che il drone può essere armato con una carica esplosiva.
Il primo indizio è rappresentato dalla robusta flangia a prora del drone che, nel filmato, è utilizzata per bloccare nella sua sede il cono prodiero.
Il secondo indizio è visibile dalla foto del prototipo del Marichka con la timoneria in configurazione ad “X”. Nella foto, infatti, è ben visibile il cono prodiero smontato e poggiato sul pavimento.
Il terzo indizio potrebbe essere rappresentato dall’assetto in acqua assunto dal drone. Nel filmato si vede benissimo che malgrado tre operatori siano saliti sul mezzo nella parte prodiera questo continua visibilmente a galleggiare in superficie. Solo la parte poppiera, grazie al peso del quarto operatore, affonda leggermente.
Tre indizi fanno una prova?
Questo ultimo indizio può avere due possibili spiegazioni:
- Le valvole “rapide” sono state chiuse e all’interno del drone è stata “pompata” aria compressa;
- I vani interni del drone sono vuoti e ancorché riempiti con acqua di mare non raggiungono abbastanza peso da rendere il drone quantomeno in assetto neutro. Pertanto, il peso che manca è quello costituito dalla carica esplosiva. Se così fosse, il peso della carica esplosiva lo si potrebbe quantificare almeno non inferiore a 150 chilogrammi.
Sopra: immagine tratta dal filmato.
È ben visibile la robusta flangia che trattiene in sede il cono prodiero. Un collare di siffatte dimensioni non dovrebbe avere problemi nel sostenere il contenitore di una carica esplosiva.
Sotto: immagine tratta dal sito HISUTTON.
È ben visibile sul pavimento, a destra, il cono prodiero del Marichka smontato.
Immagini tratte dal filmato.
Sopra: il peso di tre operatori non impediscono al drone di continuare a galleggiare.
Sotto: solo dopo che è salito a bordo un quarto operatore la poppa del drone affonda. La prora però continua a rimanere visibilmente a galla.
Quanto fin qui detto non sono altro che supposizioni e valgono per quel che valgono.
Lo scopo di questo mio articolo è di stimolare una discussione o, almeno, la vostra curiosità in merito al complesso mondo dei droni navali. Spero di esserci riuscito!
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© 2023, Mauro #669. Tutti i diritti riservati. Chi volesse utilizzare in tutto o in parte il testo e/o le foto di questo post, deve inserire il link al post originale!

















Grazie ! Interessantissimo e ben illustrato come sempre !