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Maestrale…ricordi

Nave Maestrale
Nave MAESTRALE

La Spezia, lì 08/12/2015

Dopo 24 anni, approfittando dei suoi ultimi giorni di vita operativa, sono tornato a bordo di una delle più belle unità sulla quale io abbia mai navigato: nave Maestrale.

Imbarcai sul Maestrale nell’aprile del ’91 in occasione della lunga missione che ci avrebbe portato a solcare i mari del Golfo Persico in quella che fu denominata “Operazione Golfo Persico 2”; la missione dell’unità era di supportare i cacciamine italiani del COMSQUADRAG 54 (COMando SQUadriglia DRAGamine), designati per le operazioni di bonifica delle acque che erano state minate dalle Forze Armate Irachene allo scopo di interdire l’accesso ai porti kuwaitiani da parte delle petroliere occidentali.

La mia missione e quella del mio fratello Vincenzo, nell’ambito della citata operazione, era di svolgere controlli ispettivi e di sicurezza su unità mercantili sospette.

La sera che io e Vincenzo imbarcammo sul Maestrale ci accorgemmo quasi immediatamente che l’equipaggio aveva nei nostri confronti un atteggiamento alquanto strano: in pochi ci rivolgevano la parola, anzi per dirla tutta, quasi nessuno si avvicinava a noi. Questa situazione perdurò fino a quando non superammo il Canale di Suez; poi, lentamente, il ghiaccio si sciolse e quella strana situazione evaporò come neve al sole. Qualche tempo dopo scoprimmo il perché di quell’atteggiamento quasi ostile nei nostri confronti: sommando il fatto che gli incursori erano conosciuti in Marina come una banda di pazzi scriteriati sempre pronti a menar le mani, con noi che, a detta di quei ragazzi, mostravamo una “faccia scura sempre incazzata”- in poche parole avevamo facce poco raccomandabili – nessuno si azzardava ad “infastidirci”, per paura di chissà quali ritorsioni.golfo8

Inutile dire che superato quel primo momento, dopo che poterono costatare con i fatti che eravamo normali esattamente come loro, i ragazzi del Maestrale divennero tutti nostri amici; diventammo parte della grande famiglia del Maestrale, trascorrendo con loro il migliore degli imbarchi della mia lunga carriera in Marina.

La nave era comandata dal CV Imbimbo, persona cordiale e di grande umanità, un grande Comandante.

Io e Vincenzo come detto, eravamo i responsabili del “Team di Sicurezza”, un nucleo di 6 operatori – con noi avevamo 4 ragazzi del San Marco -, con il compito di fornire una cornice di sicurezza al Team Ispettivo, composto da ufficiali e sottufficiali di bordo, quando si sarebbe dovuto ispezionare i famosi mercantili sospetti.

Il Team di Sicurezza. Al centro il Capo Servizio Armi di nave Maestrale

Il compito del nostro team era di salire per primi a bordo della nave da controllare, prenderne il controllo, quindi verificate le condizioni di sicurezza, far intervenire il Team Ispettivo il quale, una volta a bordo, si sarebbe occupato di verificare tipo di carico, documentazione ufficiale e destinazione dell’unità e se ritenuto necessario, dopo un colloquio con il comandante del mercantile, approfondire i controlli con una ispezione particolareggiata della stiva e dei locali della nave.

Per prepararci a questa attività svolgemmo diverse esercitazioni durante la navigazione di avvicinamento all’area di operazione.

L’ultima esercitazione la svolgemmo in occasione del passaggio di consegne con nave Audace, al quale il Maestrale dava il cambio diventando sede del comando del 20° Gruppo Navale (ComGrupNav20), davanti alle acque di Mascate, nel Golfo di Oman.

All’Audace, per l’occasione, toccò la parte del mercantile sospetto; chissà perché noi temevamo qualche tranello da parte dell’equipaggio, per cui affrontammo l’esercitazione abbastanza “carichi”, decisi a non farci sorprendere; dopo esserci calati con il barbettone sul ponte di volo dell’Audace raggiungemmo guardinghi la plancia, dove trovammo un gruppo di “civili” che avevano atteggiamenti non particolarmente ostili. Mentre cercavamo di prendere il controllo della plancia Vincenzo, temendo chissà quali sorprese, decise di perquisire  una donna vestita con il classico burka, golfo7“palpeggiandola” vistosamente da sopra le vesti.

La “donna”, ovviamente, era un uomo dell’Audace perfettamente travestito, ma il plateale palpeggiamento messo in atto dal mio amico fece da miccia per una memorabile pesciata che il Comandante dell’Audace ci fece arrivare per il tramite del Comandante Imbimbo; l’accusa era grave: con il nostro atteggiamento troppo aggressivo e irrispettoso della cultura e delle usanze dei popoli con cui ci dovevamo relazionare rischiavamo di far scoppiare un vero e proprio incidente diplomatico. Ma il Comandante Imbimbo, alla fine di tutta l’esercitazione, chiuse la faccenda dichiarando che era meglio rischiare un incidente che tornare a casa con le gambe in avanti, per cui andava bene così!!

Durante i quasi 5 mesi di missione, alternammo lunghi giorni in mare in supporto ai cacciamine, a qualche giorno di sosta in porto: basi principali Dubai e Abu Dabi. Durante i periodi di navigazione ci dedicavamo essenzialmente all’attività fisica: ore e ore passate a correre in tondo sul ponte di volo, a saltare sulla corda, ad eseguire flessioni o attaccandoci a qualsiasi tubazione potesse sopportare il nostro peso. All’inizio da soli, poi piano piano diventammo il motore trainante di quasi tutto l’equipaggio, Comandante compreso: tutti dietro di noi a sudare nell’afa asfissiante di quei luoghi.golfo5

Entrammo anche a Kuwait City navigando su un canale bonificato dai nostri cacciamine. Ci fu data la possibilità di andare a visitare un luogo particolarmente “famoso”, teatro di una cruenta battaglia durante la guerra di liberazione del Kuwait.

La battaglia si svolse nella notte tra il 26 e il 27 febbraio 1991, quando le forze irachene in fuga iniziarono a lasciare il Kuwait attraverso l’autostrada a nord di Al Jahra. Una colonna di circa 1400 veicoli militari e civili venne attaccata dagli americani. L’attacco distrusse tutto il vasto convoglio, attraverso un bombardamento durato diverse ore. Davanti ai nostri occhi sfilarono chilometri e chilometri di veicoli distrutti dagli A-10 americani. Tra la sabbia vedevamo ovunque spuntare, come funghi porcini in un castagneto, colpi inesplosi di tutti i tipi.

Con questi ricordi sono salito questa mattina sulla passerella del Maestrale in compagnia di mio figlio, che all’epoca dei fatti aveva due anni.

Con questi ricordi e con un po’ di nostalgia per quegli anni ormai irrimediabilmente passati, ho voluto rendere onore a quella splendida nave e al suo ancor più splendido equipaggio.

Addio, caro vecchio Maestrale!

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