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1981 – Il 32° Corso Incursori
Capo Trotta impartisce le sue lezioni di canto
con il suo immancabile bastone
UN’AVVENTURA DURATA MEZZO SECOLO. 8° EPISODIO
Lezioni di canto
E’ noto a tutti che da sempre ogni Reparto, Battaglione, Brigata, in Italia e nel mondo, ha una propria canzone, inno o pezzo musicale che lo contraddistingue e che viene cantata o suonata durante l’addestramento, cerimonie o manifestazioni di vario tipo; pensate per un attimo alla Brigata Sassari, alla Brigata San Marco, ai Bersaglieri, agli Alpini, Sommergibilisti etc. etc.
Nelle parole o nelle note di questi pezzi c’è tutto quel senso di appartenenza e storia che contraddistingue il reparto.
Gli Incursori di Marina cantano “L’uomo siluro”, “Dove il Serchio sfocia al Mar” e “Siam partiti in sei” canzoni scritte a Bocca di Serchio che raccontano le vicende degli Assaltatori dei Mezzi d’Assalto della Marina Militare che lì si addestravano.
Lezione di canto
“Gli Incursori di Marina” sono gli eredi di tanta storia naturalmente conoscono cantano queste canzoni, ma oltre a queste tre appena citate ne cantano una quarta scritta nel 1959 dal 10° Corso Incursori “Corso Squali” il cui titolo è “Arditi sotto i mari dell’Italia” che a tutti gli effetti è diventato nel tempo la loro canzone.
Conoscere e cantare la propria canzone è importante perché, come già detto, rinsalda quel senso di appartenenza, è un po’ come permettere a tanti cuori di battere all’unisono.
Questa conoscenza e consapevolezza mi venne trasmessa già durante il Corso Ordinario infatti nelle attività addestrative nei vari poligoni utilizzati dalla Scuola Incursori, al di fuori della base del Varignano durante la pausa pranzo, facevamo “lezione di canto”. Il Direttore del Coro, durante il mio corso il 28° Murene del 1977, era l’istruttore Antonio Trotta di origine Campana, della provincia di Caserta.
Capo Trotta era anche un po’ filosofo con il suo forte accento campano dispensava in modo divertente perle di saggezza popolare attraverso le quali ci dava anche lezioni di vita; era anche l’istruttore di Combattimento in Acqua e spesso per farci capire che in mare la vita è dura ripeteva: “Guagliò, in mare nu ci stann taverne”!!!
Poligoni e lezione di canto
L’attività canterina avveniva solitamente nel poligono militare di Marina di Vecchiano dove ci recavamo per l’ impiego degli esplosivi, al forte Bramapane sulle alture di La Spezia per l’impiego delle armi corte e al poligono di Fossola- Carrara per quelle lunghe e bombe a mano; tutte località poco frequentate per cui potevamo cantare dando il peggio di noi stessi senza timore di essere ascoltati.
Raggiungevamo questi poligoni a bordo “a cassone” di camion modello CM 52-639N2 (CM stava per carro medio chiamati comunque “i 39”) guidati dagli istruttori preceduti da una Jeep sulla quale viaggiava il Direttore del Corso e chiudeva la piccola colonna un’ambulanza con il personale sanitario che avevamo sempre al seguito.
Quando era ora, a pranzo terminato e prima di riprendere l’attività addestrativa pomeridiana, Capo Trotta si armava di un lungo bastone o canna, e lo trovava sempre ovunque fossimo, con il quale a suon di bastonate ci inquadrava, tipo Coro dell’Antoniano di Bologna, e ci faceva cantare. Attaccava lui come solista con una strofa e poi noi in coro ripetevamo.
Io non avevo una gran voce ma ero intonato anche perché da ragazzo avevo cantato in un coro parrocchiale per cui bastonate non ricordo di averne prese tante ma ricordo bene quelle prese da Giovanni, Salvatore e Raffaele i quali erano stonati come una campana lesionata; Gennaro? Bastonate anche a lui perché era invece afono; Gennaro faceva solo finta di cantare, muoveva le labbra ma dalla sua bocca non usciva alcun suono.
L’attività di canto era anche un momento di divertimento per cui la facevamo molto volentieri e altrettanto volentieri stavamo al gioco delle bastonate.

28° Corso Incursori “Murene”
Il coro scalda la voce e lubrifica le corde vocali
in attesa della prossima lezione di canto!
Un aiutino
Ma il meglio di noi stessi lo davamo durante le cene consumate a tarda notte perchè l’attività si era protratta anche in ore notturne e con l’aiuto di un bicchiere di vino, anche due, cantavamo alla grande nonostante la stanchezza per la lunga giornata addestrativa. Una notte dopo una di queste cene raccogliemmo Giovanni sdraiato sotto un camion con un fiasco di Chianti in mano; prima del ’77 Giovanni era astemio.
Come il “tabacco” anche le” lezioni di canto” ci accompagnarono per tutta la durata del corso consolidando sempre di più tra di noi quel senso di fratellanza.
Ricordo con piacere e un pizzico di nostalgia quei momenti di aggregazione e con altrettanto piacere ricordo TUTTI i miei istruttori che con grande professionalità hanno preso a gennaio del 1977 un ragazzo, appena maggiorenne, e ne hanno fatto un professionista. Ricordo infine la grande meraviglia circa la consapevolezza della mia determinazione nel riuscire a fare cose che mai avrei pensato di poter fare, tra le tante anche l’attività di arrampicata e l’impiego degli esplosivi.
Ma questa è un’altra storia.
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Per quanto concerne le lezioni di canto, io , sempre con il Vs permesso andrei ancora più indietro negli anni e mi riferisco agli anni 1965/66/67, quando il Sabato mattina in perfetta tenuta interna, il Comandante del G.I. ci riuniva in banchina Forni e si adoperava con tutta la Sua pazienza a farci cantare tutte le canzoni di cui sopra.
Tanto è vero che una di queste canzoni fa da coreografia ad un film girato all’epoca.
Tutto questo per onore della verità .