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postdiG.Z. #623/in categoriaStorie/tagcorso incursori, incursori marina, letteratura
1° Episodio
2° Episodio
Premessa:
Nel linguaggio marinaresco le “draglie” sono cavi d’acciaio utilizzati sulle barche a scopo protettivo per evitare che le persone imbarcate possano accidentalmente cadere fuori bordo. A volte, per evitare lesioni da sfregamento, le draglie, vengono ricoperte da spago in fibra vegetale come la canapa.

Le draglie
Dopo le prime due settimane di accentramento e selezione il gruppo si era notevolmente assottigliato; eravamo rimasti in pochi, meno di 20, tutti Comuni, Sottocapi, qualche Sergente e due Ufficiali. Tutti insieme formavamo il 28° Corso Ordinario Incursori anno 1977 che sarebbe durato dodici mesi e durante il quale avremmo vissuto una fantastica avventura fatta di sacrificio, sofferenza e soddisfazione, ma la strada era lunga e in salita e il gruppo si sarebbe via via sempre più assottigliato.
Il mio zainone e quello degli altri erano stati sistemati in una cala e sinceramente, dopo tanti anni, oggi non sono in grado di dire che fine abbia fatto, con tutto il suo contenuto.
Non mi avevano cambiato solo il cappellino bianco da marinaio, ma anche tutto il vestiario. Il Blu Navy era stato sostituito da tute mimetiche, divise color “Kaki”, zaini vari, anfibi e scarpe da ginnastica le “Converse” ottime per le tendiniti, ma oggi di gran moda; guardandomi allo specchio sembravo un fante dell’esercito. Da marinaio avevo conservato solo la divisa Ordinaria.
L’alloggio, lo debbo riconoscere, alquanto spartano ma confortevole, era costituito da 3 grossi cameroni, noi occupavamo quello centrale, con brande in ferro “letti a castello”, armadietti metallici a due ante troppo piccoli per tutto il nuovo guardaroba, ma sicuramente più spaziosi di quello sul Duilio. Avevamo anche una zona giorno con 3 tavoli per svago, un televisore e un’area destinata a deposito e asciugatura del bucato; da consuetudine i due Ufficiali non alloggiavano con noi.
Per l’igiene personale avevamo disponibili grandi locali con numerosi lavandini, una decina di docce e una decina di gabinetti alla turca; tutti questi puliti giornalmente da noi stessi ma, per nostra SFORTUNA, da condividere con una quarantina di Giovani Operatori Incursori.
Qui ahimè facevamo spesso le ore piccole per attività definita “integrazione all’addestramento”, così si preferiva chiamarla, ma costituita principalmente da piegamenti sulle braccia, le famose pompate, il passo del leopardo e tanto altro. Per il “ tanto altro” lascio spazio alla fervida fantasia di voi lettori e mi raccomando non siate timidi immaginate anche l’immaginabile.
Una mattina dopo colazione: «buongiorno!!!. Tra cinque minuti tutti in piazzale per l’assemblea generale», irruppe “papà” nel nostro alloggio. Quindi in un lampo e di corsa tutti schierati in piazzale davanti agli uffici della Scuola. La divisa? Pantaloni e giacchino color kaki, camicia e cravatta e cappellino verde. Eravamo proprio un bel vedere!!!
Arrivò finalmente il Direttore della Scuola. Quanto l’avevo aspettato pensai!!! Era il Tenente di Vascello Roberto V.. Questa attesa per fare la sua conoscenza aveva stravolto la mia vita, ma ora ne ero contento, quasi quasi avrei voluto dirgli grazie. Il Direttore si presentò dandoci il benvenuto, illustrò brevemente il Corso, ci incoraggiò e a seguire presentò tutto lo staff istruttori e le discipline a loro assegnate; presentò anche il Direttore del Corso l’STV (cs) Mario P. un uomo con delle mani così grandi che quando le sollevava oscurava il sole.
Tra questi spiccava un giovane 2°C° biondo, un po’ riccioluto e dal fisico atletico il suo nome Domenico E., era salentino. Lui sarebbe stato il nostro istruttore di C.F. Condizionamento Fisico “la ginnastica in poche parole” e C.R. Combattimento in Roccia; per ogni disciplina c’era una sigla: TA topografia, EP esplosivi, C.T. Combattimento Terrestre e via dicendo.
Oggi a distanza di tanti anni posso dire al Capo Salentino: “Caro Domenico: ti voglio tanto bene, ma quanto mi hai fatto penare!!!”, se mi guardo indietro tra i ricordi più belli che ho c’è sicuramente anche Lui.
Capo Domenico era la prima persona che incontravamo ogni mattina perché dopo la sveglia prevista alle 5:50 o anche prima, alle 6:00 si cominciava la giornata correndo. Avevamo solo 10’ per svegliarci, vestirci, svuotare la vescica e inquadrarci in piazzale ed era dura specie dopo una notte insonne passata con i nostri coinquilini nel locale lavandini. La ginnastica durava 1 ora con riscaldamento, corsa ed esercizi di potenziamento muscolare finalizzati al superamento dei test fisici sbarranti che avremmo dovuto affrontare durante questa prima fase del corso, tra questi esercizi c’erano le ”draglie”.
Avevo già notato da alcuni giorni questi cavi d’acciaio ricoperti di canapa che dal piazzale salivano per circa 10 metri verso le finestre dei nostri alloggi, ma pensavo fossero dei tiranti come si vedono spesso nelle vecchie costruzioni. Beh, non ci crederete, ma le draglie una volta fatta la loro conoscenza divennero le nostre scale per salire o scendere dal camerone. Per tutto il Corso e più volte al giorno, anche sotto la minaccia dei Baschi Verdi nostri coinquilini , come dei topini andavamo su e giù per le draglie.
Dopo pochi mesi di corso il Duilio era ormai solo un piacevole e breve ricordo. Ogni tanto, attraverso una complicata rete telefonica militare, chiamavo a bordo per sentire i miei fra’ a Taranto, in compenso a La Spezia avevo ritrovato Pasquale imbarcato sull’Audace. Pasquale era un ragazzo dal carattere mite, ma testardo o come diceva lui: ”sono abruzzese e ting la coccia tosta!!.” Con lui trascorrevo qualche franchigia e poi presto in serata ci salutavamo, lui rientrava in Arsenale ed io con una corriera azzurra al Varignano.
Le draglie e la ginnastica con il Capo Salentino rafforzarono i muscoli delle mie braccia mettendomi così nella condizione di superare, con tanta fatica, i test fisici sbarranti della prima fase, a irrobustire le spalle ci pensò “il tabacco”…ma questa è un’altra storia!!
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Bello il racconto delle draglie
Ero del corso 72 mi sarebbe piaciuto essere uno di voi , ma non avevo il fisico MN