1° Episodio
2° Episodio
3° Episodio
4° Episodio
5° Episodio

UN’AVVENTURA DURATA MEZZO SECOLO. 6° EPISODIO
L’assetto
Premessa
Nel II° secolo avanti Cristo Archimede, fisico e matematico siracusano, enunciò il principio che prese il suo nome, Principio di Archimede, che asserisce quanto segue: “un corpo immerso in un fluido riceve una spinta verticale dal basso verso l’alto pari al peso del volume del fluido spostato”. Archimede dimostrò tale principio con la bilancia idrostatica. Lo stesso è di fondamentale importanza per l’attività subacquea in quanto regola la condizione necessaria per potersi immergere, “l’assetto” cioè l’equilibrio tra la forza peso del corpo immerso e la spinta di Archimede o idrostatica.
L’equipaggiamento sub
Come già detto la fase terra era terminata e la mia avventura continuava. Eravamo rimasti veramente in pochi circa una dozzina, compreso i due Ufficiali. Nella cala materiali sub, situata nel piazzale del II° fabbricato, ritirammo tutto l’equipaggiamento per l’attività subacquea: muta gamma con le sotto mute di lana e mefisto, pinne Rondini, maschera, cintura zavorrata con 7,5 kg di piombo a panetti da 1 kg, più un mezzo chilo e un coltello da sub: tutta roba che non avevo mai toccato con mano.
Ritirammo anche uno strano autorespiratore che a differenza di quelli che avevo visto in televisione era costituito da due piccole bombole con un grosso sacco e un tubo; inoltre non si portava sulle spalle, ma sul davanti. Più guardavo questo strano materiale più mi rendevo di quanto poco sapevo del mondo sommerso. Mettemmo il tutto in un borsone chiamato appunto “borsa gamma” e lo portammo nel nostro spogliatoio dove ad ognuno fu assegnato un armadietto metallico con lucchetto.
Il coltello
Circa il coltello è doverosa una precisazione: a differenza del mondo subacqueo sportivo e ricreativo dove è consuetudine assicurarlo alla gamba, noi avevamo l’obbligo di agganciarlo alle bombole dell’ARO questo per una facile presa in caso di bisogno come accadde una notte mentre ero in immersione, con Fabrizio, nel golfo di La Spezia, località Baia Blu, quando incappai con le pinne in una rete da pescatore e grazie al coltello sulle bombole ne uscii con molta facilità.
È l’ora dell’assetto
Ma ritorniamo all’assetto. Dopo le prime lezioni finalizzate ad illustrarci l’equipaggiamento, la vestizione con la gamma e la complessa preparazione dell’ARO, una mattina ci preparammo per l’assetto in acqua. Vestiti con la gamma, cintura di piombo agganciata in vita e pinne in mano, dal nostro spogliatoio situato sulla banchina lato nord del seno del Varignano ci spostammo sul pennello scuole, un piccolo moletto antistante lo spogliatoio e sulla cui testata vi era una struttura tubolare metallica con trampolino a 3 mt di altezza e una piattaforma sovrastante a 5 mt, da quest’ultima avevo già saltato all’inizio del corso in quanto prova da superare in fase di accentramento e selezione.
Uno alla volta imbragati, cioè assicurati con una corda, saltammo in acqua sotto gli occhi attenti dell’istruttore. Lo scopo quello di verificare il proprio assetto o equilibrio in acqua da controllare togliendo o aggiungendo peso alla cintura zavorrata; nel mio caso si trattò solo di togliere 1 kg e mezzo: con 6 kg alla cintura il mio assetto era più che soddisfacente; naturalmente era un assetto statico da affinare successivamente durante il nuoto in immersione, cioè in fase dinamica.
Capo, sono pesante!
Esilarante la scena quando l’operazione toccò a Mario. Mario saltò in acqua tra mille spruzzi, sputacchiando riapparve in superfice e con il suo forte accento napoletano disse: “Capo, sono pesante!”. L’istruttore: “Mario togli 1 kg dalla cintura”. Dopo poco Mario riaffiorò ancora sputacchiando e ansimando e ridisse: “Capo sono sempre pesante!” L’istruttore: “Togli ancora 1 kg!”. Per la terza volta: “Capo, ma sono sempre pesante!” Mario dopo essersi alleggerito di 3 chili di piombo era sempre pesante.
Spazientito e incredulo l’istruttore chiese: “Mario, ma hai tolto i 3 piombi?” “Sì!”, “E dove sono?” “Eccoli! li ho in mano!!!”
Tutti noi presenti alla scena scoppiammo in una fragorosa risata, tanto forte da far tremare anche il molo sotto i nostri piedi.
Dallo sguardo tra il divertito e l’incazzato capimmo che l’istruttore, se avesse avuto in mano un rastrello, lo avrebbe utilizzato sulla testa di Mario.
Finalmente Mario capì che i piombi tolti dalla cintura andavano lasciati a terra cosa che fece per portare a termine il suo assetto e noi per mesi, forse anni, anzi ancora oggi ripensando con affetto a Mario ci ripetiamo : “Capo, sono pesante!!”. “Capo, sono sempre pesante!!”
L’episodio di Mario in qualche modo mi confortava perché mi rendevo conto di non essere il solo a non sapere nulla del mondo sommerso. Mario diventò bravo come tutti noi ed insieme la nostra avventura continuava con attività di nuoto subacqueo e di superficie, diurno e notturno, nello splendido Golfo dei Poeti, per 12 settimane al termine delle quali ci aspettava “il periplo dell’isola Palmaria”.
Ma questa è un’altra storia.
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