Il giornalista e scrittore Oreste del Buono (1923-2003), nato a Poggio, frazione del Comune di Marciana sull’isola d’Elba, era il primogenito di Alessandro e Vincenzina Tesei, quindi nipote per parte materna della M.O.V.M. Teseo Tesei, elbano come lui.
Trascorse quasi tutta la vita a Milano, dove studiò. Arruolatosi in Marina poco prima del 25 luglio ’43, venne fatto prigioniero dai tedeschi e rinchiuso in un lager austriaco fino al ’45.
Fondatore e direttore della rivista Linus, fece conoscere in Italia i fumetti di Charles Schulz e dei maggiori disegnatori di fumetti del mondo, tanto da essere considerato colui che sdoganò il fumetto rendendolo materia di studio e di analisi. Esperto di fantascienza, scrittore di narrativa e drammaturgo, direttore della collana “Il Giallo Mondadori“, tenne una rubrica fissa sul Corriere della Sera e una di lettere dei lettori su La Stampa. Varò, agli inizi degli anni Novanta, la collana Einaudi Tascabili. Venne nominato dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, nel 2003, Grande Ufficiale. Si firmava sempre OdB, suo vero marchio di riconoscimento. L’interesse per la letteratura, tradizionalmente considerata “bassa”, si unì in tutta la sua vita all’impegno civile e sociale. (tratto da www.ibs.it. Per la biografia completa di Oreste Del Buono vedi Dizionario Treccani)
Il libro
La prima parte del libro «La nostra classe dirigente» è dedicata allo zio Teseo Tesei e alle vicissitudini della sua famiglia, alla nascita dei SLC e agli anni della guerra. Riguardo ai racconti legati alla nascita dell’SLC riportati da OdB nel suo libro, appare evidente che per la maggior parte sono tratte dal libro di Elios Toschi «Tesei e i cavalieri subacquei». Non mancano però preziose testimonianze sul rapporto tra Oreste e lo zio Teseo, alcuni estratti del diario di guerra del Comandante Moccagatta e il testamento di Tesei, che sconsolato, scrive nero su bianco «Non raccomando ai miei parenti la concordia, perché di tale raccomandazione, fatta da mio padre, non fu mai tenuto alcun conto», convinto che, malgrado tutto, i famigliari avrebbero litigato fra di loro sul corposo lascito, come era avvenuto anni prima dopo la morte del padre Ulisse.
Tesei muore a Malta
Dopo la morte di Tesei a Malta, il diciottenne Odb venne accusato dalla madre di essere un egoista che si rifiuta di rendersi contro di quello che succede. «Non sono solo un egoista, sono peggio, molto peggio, sono un vigliacco…» ripeteva il giovane nel tentativo di calmare la frustrazione della madre.
La decisione di arruolarsi in Marina venne dopo aver ascoltato un dialogo telefonico tra sua madre e la madre della medaglia d’oro Aristide Carabelli caduto anch’esso a Malta; «Lo so, signora, nessuno capisce… O peggio, nessun vuol capire, perché è impossibile non capire, ma preferiscono passar per sordi, per ottusi, per stupidi, piuttosto che ammettere la verità, la verità che è una sola, chiara, lampante: siamo un popolo di vigliacchi… Si forse non tutti lo sono, forse c’è qualcuno ancora sano, ma perché non reagiscono?… Mio fratello e suo figlio si sono sacrificati proprio per scuotere gli altri dalla remissività pericolosa.».
Furono queste accuse che continuavano a rimbalzare nella testa del giovane Oreste a spingerlo, con scarsissime convinzioni, verso l’arruolamento volontario e diventare ufficiale di Marina.
Partito per Pola, anzi per l’isola di Brioni, volontario nel IX corso Preliminari Navali, all’8 settembre venne deportato in Germania insieme a quasi tutti gli allievi.
La nostra classe dirigente
La seconda parte del libro affronta l’estate del 1943, le manovre dei protagonisti della notte del Gran Consiglio, Grandi, Bottai, Ciano; una classe dirigente che cercò, inutilmente, di rifarsi una verginità nel tentativo di defenestrare Mussolini e mantenere le posizioni di potere.
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