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LA LEGGENDA DEL COMANDANTE DIAVOLO: AMEDEO GUILLET

LA LEGGENDA DEL COMANDANTE DIAVOLO: AMEDEO GUILLET.

Amedeo GUILLET non fu un incursore di Marina, non fu neanche un marinaio: egli prestò servizio come ufficiale di cavalleria del Regio Esercito italiano nel reggimento "Cavalleggeri di Monferrato" ed è per la sua figura di italiano, per le gesta che ha compiuto, per gli onori che gli sono stati attribuiti che vogliamo ricordarlo sulle pagine della nostra Associazione.

La sua storia, come tante altre, è sconosciuta al grande giovane pubblico italiano, vittima illustre del processo di oblio e di rimozione della memoria collettiva che ha travolto i fatti riguardanti la seconda Guerra Mondiale.

L'avventurosa epopea di Amedeo Guillet è senz'altro legata a quell'Africa Orientale e all' Impero Italiano voluto da Mussolini.

Fu dietro un preciso ordine del Vicerè Amedeo D'AOSTA che Amedeo, nel 1940, durante la seconda Guerra Mondiale, organizzò, addestrò e comandò una unità speciale autonoma composta da combattenti locali Libici, Eritrei, Etiopici, Yemeniti: il Gruppo Bande Amhara

Amedeo GuilletCome riportato dal sito "il Corno D'Africa", Amedeo fu il più decorato soldato d'Europa (cinque medaglie d'Argento, una di bronzo, cinque Croci di Guerra e Cavaliere di Gran Croce per citarne alcune).

Amedeo Guillet, detto Comandante Diavolo, ma noto anche con lo pseudonimo di Ahmed Abdallah Al Redai, è stato un ufficiale, guerrigliero e diplomatico italiano.
« Lawrence d'Arabia aveva dietro di sé un impero che lo sosteneva e milioni di sterline d'oro con cui comprava la fedeltà. Amedeo Guillet non aveva un becco d'un quattrino, non aveva il sostegno di nessun impero e di nessuna forza politica. »

Ne "La Storia Siamo Noi" Giovanni Minoli ricorda finalmente agli italiani la figura del mitico Comandante Diavolo

Amedeo Guillet, barone, generale, ambasciatore, Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Militare d’Italia  è morto il 16 giugno 2010 alla bella età di 101 anni. Ha respinto gli onori militari che gli erano dovuti ma ha chiesto che accanto alle sue ceneri fosse posto lo zoccolo del suo fedele cavallo Sandor (catturato dagli inglesi, montato in argento e donatogli dal “nemico” dopo la guerra. Un gesto ‘romantico’ d’altri tempi), lo stesso con cui guidò a Cherù la carica che nel ’41 sgominò le truppe inglesi. Con la sua morte se ne va un italiano d’eccezione e la lucida memoria di cento anni di storia d’Italia.

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