Il Sacrario di Redipuglia conserva le spoglie dei militi caduti nella zona del Friuli Venezia Giulia durante la Prima Guerra Mondiale e ne onora la memoria.
Il Sacrario ospita i resti di 100.187 soldati.
Tra tutti i caduti ospitati nel Sacrario di Redipuglia, merita una menzione a parte la crocerossina Margherita Kaiser Parodi: si tratta infatti dell’unica donna ad essere sepolta qui.
La donna morì a soli 21 anni durante l’epidemia di spagnola scoppiata subito dopo la guerra. Per il coraggio dimostrato durante il conflitto e per la sua tenacia, essa fu insignita della Croce di Bronzo al Valor Militare.
La tomba di questa coraggiosa eroina è situata proprio in prima fila; se la cercate, troverete facilmente la sua tomba, visto che è l’unica ad essere contrassegnata da una croce.
(testo e foto tratto dal sito nonniavventura.it)
La guerra fa schifo ed andrebbe evitata come la peste, diciamolo subito.
Nella sola Prima guerra mondiale, si stima che il numero delle vittime sia arrivato a circa 10 milioni, senza includere i civili. Le stime ufficiali indicano circa 1.800.000 perdite tra i soldati tedeschi, 1.350.000 tra quelli francesi, 1.300.000 tra gli austro-ungheresi, 750.000 tra gli inglesi, 650.000 tra gli italiani, 100.000 tra gli americani, e si stima che tra 1.700.000 e 2.500.000 siano stati i Russi. Un altro milione di morti si stima tra i militari di Romania, Turchia, Serbia e Bulgaria. Ma alcuni storici hanno avanzato l’ipotesi che il numero totale di perdite militari possa aver superato di gran lunga i 10 milioni, considerando anche i decessi per malattia o ferite successivi alla fine del conflitto.
La Seconda guerra mondiale? Tra militari e civili la cifra oscilla tra i 60 e i 68 milioni di morti: un’ecatombe.
Generazioni e generazioni di ragazzi che hanno sottolineato con il sangue l’incapacità dei governi di risolvere pacificamente le controversie.
Chi indossa le stellette firma un contratto con il destino…:
“Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina e onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni”… E ne è ben cosciente.
Ma in un mondo dove gli uomini dovrebbero poter prosperare in nazioni dove intelligenti governanti offrono i loro servizi a favore e tutela della propria popolazione nel rispetto degli altri popoli, gli eserciti dovrebbero servire solo per deterrenza, abbassare il tasso di disoccupazione e contribuire all’economia delle famiglie. Questo discorso vale anche per le industrie che producono armi.
Tuttavia, troppo spesso gli uomini dimostrano di non aver capito le pesanti lezioni del passato per cui spesso, anziché abbassare i toni, alcuni sconsiderati soffiano sul fuoco non rendendosi conto che i loro appelli, le loro rimostranze, le loro decisioni potrebbero influenzare il destino di popolazioni intere, mettendo di nuovo a rischio la vita di altre generazioni di giovani.
E quando questo succede, quando la furia si impossessa delle menti e l’uomo con le stellette deve imbracciare le armi, allora emergono giovani che si distinguono per il loro coraggio e senso del dovere.
Un esempio notevole è rappresentato dai ragazzi della Decima Flottiglia MAS.
Quei giovani, con grande coraggio e determinazione, sfidarono la flotta più potente dell’epoca, la Royal Navy, mostrando un’ammirevole dedizione al dovere del soldato.
Oggi ricorre l’anniversario dell’Impresa di Suda.
Di questa impresa tutto si è scritto e poco altro c’è da aggiungere.
Io voglio indugiare un istante sui singoli:
Luigi Faggioni
32 anni, nato a La Spezia, comandante della spedizione
Nella notte del 26 marzo 1941, la formazione di barchini da lui condotta colpì e danneggiò gravemente l’incrociatore pesante York e la petroliera Pericles. La petroliera affonderà al largo dell’isola di Creta il 14 aprile, durante il suo trasferimento ad Alessandria, dove avrebbe dovuto essere sottoposta a grandi lavori di riparazione.
Fatto prigioniero, fece ritorno in Italia nel gennaio 1945 e, nel grado di Capitano di Corvetta (conseguito nel gennaio 1944), partecipò alle ultime fasi della guerra di liberazione come Comandante in seconda di Mariassalto.
Al termine del conflitto, ebbe prima il comando del 6° e poi del 4° Gruppo Dragaggio e, da Capitano di Fregata, il comando della 1a Squadriglia Torpediniere.
Promosso Capitano di Vascello nel 1956, ebbe prima il comando di Maricensubin (La Spezia) e quindi quello del 5° Gruppo Navale. Nel 1960 operò nell’ambito del Consiglio Superiore delle Forze Armate e, con la promozione a Contrammiraglio, nel gennaio 1963 assunse il comando del Comar di La Spezia.
Promosso Ammiraglio di Divisione e posto in ausiliaria, ottenne la promozione ad Ammiraglio di Squadra nella riserva.
Luigi Faggioni morì a Chiavari (Genova) il 23 maggio 1991.
Angelo Cabrini
24 anni, nato a Pavia, insieme a Barberi il più giovane della spedizione
Il piano di forzamento del porto inglese di Suda, era stato concepito e pianificato dal comandante Vittorio Moccagatta e diretto dal Tenente di Vascello Luigi Faggioni.
Fatto prigioniero a seguito dell’attacco, rimpatriò nel marzo 1945 nel grado di Tenente di Vascello, conseguito nel luglio 1942, mentre si trovava in prigionia.
Partecipò brevemente alla guerra di liberazione con il Gruppo Mezzi d’Assalto e successivamente ebbe il comando di dragamine con i quali partecipò al dragaggio e bonifica delle acque di Monfalcone e Grado. Fu imbarcato sull’incrociatore Montecuccoli e poi sulla nave scuola Amerigo Vespucci nell’incarico di Aiutante di Bandiera e, dopo la promozione a Capitano di Fregata nel 1952, passò all’Accademia Navale di Livorno nell’incarico di Direttore dei Corsi.
Nel 1956 venne destinato presso lo Stato Maggiore della Marina e nel 1960 ebbe il comando della 10a Squadriglia Corvette della Scuola Comando e poi del cacciatorpediniere Artigliere. Nel 1961 fu Addetto Navale a Madrid e nello stesso anno conseguì la promozione a Capitano di Vascello.
Rimpatriato, ebbe prima il comando dell’8° Gruppo Navale, poi del Comando Subacquei ed Incursori del Varignano (COMSUBIN) e delle Scuole C.E.M.M. di Taranto.
Nel grado di Ammiraglio ebbe, tra gli altri, i seguenti incarichi: Comandante dell’Accademia Navale di Livorno (1969-1972); Vice Comandante in Capo del Dipartimento Militare Marittimo di La Spezia (1972); Comandante del Comando Militare Marittimo Autonomo della Sardegna (1973) e Comandante della 3aDivisione Navale.
Promosso Ammiraglio di Squadra il 15 febbraio 1977 fu posto in ausiliaria per limiti di età.
Morì a Roma il 1 dicembre 1987.
Tullio Tedeschi
31 anni, nato a Isernia (CB)
Diventato operatore dei mezzi speciali d’assalto di superficie, fu trasferito a Lero con la Flottiglia. per partecipare all’audace impresa di forzamento della Baia di Suda (Creta), avvenuta alle ore 05,30 del 26 marzo 1941.
Fatto prigioniero, fu rimpatriato nel marzo 1944 e partecipò poi alla Guerra di Liberazione nella ricostituita Mariassalto.
Dopo il conflitto prestò servizio all’Ufficio Tecnico dell’Autoreparto del Ministero della Marina e nel novembre 1947, a domanda, fu collocato in congedo ed iscritto nel Ruolo d’Onore, dove conseguì la promozione a Capo di 1a Classe.
Morì ad Isernia il 2 novembre 1987.
Alessio De Vito
35 anni, nato a Summonte (AV), il più “vecchio” della spedizione
Trasferito a domanda nei Mezzi d’Assalto ed assegnato alla Ia Squadriglia MAS di La Spezia, partecipò al duro addestramento sui mezzi speciali di superficie che lo avrebbe poi condotto a compiere l’audace impresa di Suda dove – in collaborazione con altri 5 operatori diretti dal Tenente di Vascello Luigi Faggioni – ebbe a conseguire l’affondamento dell’incrociatore York a della petroliera Pericles.
Fatto prigioniero dagli inglesi, nel giugno 1946 rientrò in Italia e nel novembre dell’anno successivo, nel grado di Capo di 1a Classe, fu, a domanda, collocato in congedo.
Promosso Sottotenente del C.E.M.M. nella riserva, morì a Summonte (Avellino) il 24-9-1982.
Lino Beccati
28 anni, nato Porto Tolle (RO)
All’inizio del 2° conflitto mondiale passò alla Xa Flottiglia MAS dove iniziò il duro addestramento di Operatore dei Mezzi d’Assalto di superficie che lo avrebbe portato all’audace impresa del forzamento della Baia di Suda (Creta).
Rientrato dalla prigionia nel 1945, ebbe varie destinazioni operative a raggiunse il grado di Capitano di Corvetta (CS).
E’ morto a Roma il 6 novembre 1999.
Emilio Barberi
nato a Forte dei Marmi (LU), insieme a Cabrini il più giovane della spedizione
Nell’ottobre 1940, partecipò all’addestramento sui mezzi speciali cosa che lo avrebbe poi condotto alla missione di forzamento della Baia di Suda.
L’azione, condotta alle prime luci dell’alba del giorno 26 marzo 1941, lo condusse alla prigionia; venne rimpatriato nell’aprile 1945.
Riprese servizio presso il Centro Subacqueo del Varignano, al quale fece poi ritorno dopo aver compiuto l’imbarco sugli incrociatori Giuseppe Garibaldi e Raimondo Montecuccoli.
Promosso Ufficiale del C.E.M.M., terminò la carriera nel grado di Capitano di Corvetta (CS).
E’ morto il 1 dicembre 2002 a Forte dei Marmi (Lucca).
Sei temerari, diventati tali frequentando una scuola che non si limitava a insegnare l’uso delle armi. Con un impegno costante e un lavoro di precisione, i ragazzi si prepararono psicologicamente ad affrontare la sfida. È essenziale comprendere che nessun soldato desidera la guerra, ma quando viene chiamato a combatterla, è determinato a vincerla con tutte le risorse a sua disposizione.
Scrive un giovane ardimentoso, Lionildo Zocchi M.B.V.M., caduto nell’operazione Malta 2, sul suo diario:
“Aspetto con ansia il grande giorno che avrò davanti a me la nave nemica, e sono sicuro fin d’ora che non fallirò il colpo, so che quello con novantanove probabilità su cento sarà l’ultimo giorno della mia esistenza, ma ciò non mi turba, i miei nervi sono a posto e sono prontissimo al cimento”.
E ancora, “Fra due o tre giorni andremo a Malta. Il comandante dice che la missione è pericolosissima, anzi quasi impossibile, ma dovremo riuscire. Sembra una fiaba forzare il porto di Malta, eppure è una realtà, ed è una realtà che riempie il cuore di orgoglio. Il comandante sarebbe soddisfatto se di otto scafi quattro colpissero.
Ho già preparato tutta la mia roba e tra poco la consegnerò con questo quaderno ad una persona che la farà pervenire a mia moglie quando avrà la certezza della mia fine. Adelia perdonami. Insegnerai alla nostra bambina ad amare la nostra bella Italia sopra ogni cosa, come io, suo padre, farò fino al mio ultimo respiro. Ti penserò fino all’ultimo”.
Quanto sono drammatiche queste parole. Quanta disperazione e amore per la Patria.
Anche i sei Eroi di Suda, prima dell’attacco, erano consapevoli dei tremendi rischi a cui andavano incontro. Erano coscienti che avrebbero dovuto infilarsi tra le maglie della difesa inglese per colpire l’incrociatore York, con a bordo 600 uomini, molti dei quali ragazzi altrettanto giovani come loro.
Sono sicuro che fu loro di conforto il pensiero che molti di quei giovani sarebbero sopravvissuti al loro attacco, perché il loro obiettivo era il ferro, non l’uomo.
In questo periodo di tensione internazionale in cui si parla spesso, e non sempre a ragione, di un imminente riarmo, spero che chi detiene il potere mantenga il sangue freddo necessario e preferisca la via del dialogo e della diplomazia.
Perché non succeda di nuovo che i nostri ragazzi debbano sacrificare la loro nobile vita per l’incapacità di pochi!
Perché la guerra sia lasciata nei libri di storia!
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Sono d’accordo !!
Ad Majora Semper
giudizi sulla guerra? io non ne darei pubblicamente. sono un soldato, volontario, non sta a me giudicare, ma solo compiere il mio dovere.
certo la guerra è gran brutta circostanza. da evitare con tutte le forze. ma non lasciamoci andare alla melensa melassa contemporanea.
Sono un marinaio, volontario, con oltre 40 anni di servizio effettivo, ora in congedo per limiti di età.
Nella mia lunga carriera militare ho onorato il giuramento fatto. Ho difeso la Patria e la Repubblica italiana adempiendo ai miei doveri con disciplina e onore.
Questo quindi mi da il diritto di esprimere liberamente giudizi sulla guerra, perché le missioni di pace a cui ho partecipato mi hanno consentito di vedere, su piccola scala, quali sono gli effetti nefasti della guerra.
Non intendo scendere in particolari, racconto solo un episodio.
Quando il mondo occidentale era impegnato in Afghanistan, ho avuto modo di visitare il Cimitero nazionale di Arlington, il Cimitero degli Eroi, a Washington, dove, tra gli altri, è sepolto il Presidente Kennedy.
Il Cimitero è sterminato, vi riposano una parte dei resti dei caduti di tutte le guerre combattute dagli americani. Quel giorno, su una collina punteggiata di tombe ancora “fresche”, dove nelle vicinanze di alcune erano ancora visibili i bossoli sparati dal Picchetto d’Onore, stavano preparando le tombe che dovevano accogliere altri militari americani caduti in combattimento nel teatro afghano.
Le tombe le preparavano con i bobcat, tante erano quelle da preparare!
Ora, se quelli erano gli effetti di una guerra su piccola scala, non mi è affatto difficile immaginare quali conseguenze invece avrebbe una nuova guerra mondiale.
Naturalmente la “melensa melassa contemporanea” è la tua opinione, e va bene.
La mia è che la guerra fa schifo, e non me ne vergogno!
Ad maiora
un sentito grazie per questo articolo (e per questo commento); sono convinto che, al contrario, in quanto “sapiens”, non dovremmo mai smettere di valutare le cose per ciò che sono: in questo caso che “La guerra fa schifo ed andrebbe evitata come la peste”.
Ciò non significa assolutamente, a mio umile parere, sminuire il valore, l’abnegazione ed il coraggio di intere generazioni.
Soprattutto ciò che in alcuni momenti della storia, come peraltro magistralmente scritto da lei, un pugno di uomini ha fatto, ridando lustro e onore a popoli e nazioni tradite dalla protervia e dalla stupidità di chi, peraltro, al fronte non ci sarebbe ami andato, né di certo avrebbe mandato i propri figli.
Osservo con sbigottimento la sciocca e cieca retorica bellicista, che sottovaluta in modo quasi inquietante i parallelismi e le potenziali micidiali conseguenze quando interi continenti sprofondano nell’incubo della guerra.
Il lavoro di conservazione della memoria dovrebbe servire anche a questo: sì per rendere onore a quei giovani ed alle loro incredibili gesta; ma anche perché quel sacrificio non venga nuovamente reso vano dalla vanità e voracità di politicanti ed oligarchi, ben protetti nei loro palazzi.
Con infinita stima.