La “Crociera Estiva” a Punta Rossa (parte 1^)
Premessa
Inserita in un complesso difensivo, strategico e granitico costituito dalle numerose fortificazioni a protezione dell’arcipelago della Maddalena, quella di Punta Rossa è una fortezza situata sull’estrema punta meridionale dell’isola di Caprera.
La sua costruzione risale alla fine del 1800 realizzata come batteria antinave. Ampliata nel XX° secolo, è stata per decenni al servizio della Regia Marina come base per rifornimento navale di munizioni e torpedini.
Abbandonata dal dopoguerra, Punta Rossa, ha costituito per circa 20 anni, dalla metà degli anni 80 fino ai primi anni del nuovo millennio, la base logistica per l’addestramento di “noi incursori di Marina”, diventando un appuntamento annuale, la nostra “crociera” estiva.
Chiamarla “crociera” è un eufemismo, in realtà si tratta di un annuale e intenso periodo, un mese/40 giorni di addestramento esclusivamente subacqueo per noi giovani Incursori, quasi un “ritiro spirituale”.
Il termine “crociera estiva” fu coniato solo perché inizialmente, tra gli anni 60 e gli anni 80, questa attività veniva effettuata con l’utilizzo della nave Pietro Cavezzale, sostituita poi dall’avvento di Punta Rossa.
A questo punto prima di procedere mi corre l’obbligo di fare anche una breve presentazione di Nave Cavezzale:
Cal Sign I.A.P.C. (India – Alfa – Papa – Charlie) era questo il suo Nominativo Internazionale e A 5301 il suo numero distintivo.
Della classe Bernegat, il Cavezzale fu costruito per la US Navy dai cantieri Lake Washington Shipyard. Impostato nell’aprile del 1942 e varato a settembre dello stesso anno con il nome di Oyster Bay.
L’Unità fu realizzata come nave appoggio idrovolanti e successivamente come appoggio motosiluranti.
Dopo 16 anni di servizio nella US Navy e dopo alcuni lavori di riattivazione eseguiti nei cantieri San Francisco Naval Shipyard con l’installazione di una gru di maggiori dimensioni, fu ceduta alla Marina Militare Italiana nel 1957.
Destinata quindi come Nave Appoggio per Incursori prese il nominativo di Pietro Cavezzale in memoria del marinaio elettricista, decorato postumo di M.O.V.M., deceduto nella battaglia di Lero il 16 settembre del 1943, nell’ambito della Campagna del Dodecanneso durante la Seconda Guerra Mondiale.
Per circa 40 anni il Cavezzale è stato il nostro “porto sicuro ” per l’attività operativa del reparto nel “Mare Nostrum” e all’estero.
Sulla nave appoggio incursori Pietro Cavezzale leggi anche:
La nave appoggio incursori Pietro Cavezzale
Punta Rossa
Credo fosse l’estate del 1985, anno più anno meno quando, insieme ad alcuni “Senatori“, così venivano chiamati i Sottufficiali anziani del Reparto, tra di loro anche personale della Componente Tecnica del G.O.I. , fui inviato per la prima volta a Punta Rossa.
Dopo circa un decennio ritornavo a La Maddalena dove avevo frequentato, nel 1975, la Scuola Sottufficiali. Durante quell’anno però non mi ero mai avventurato fino a Punta Rossa perché lontana circa 15 Km e non asservita da una strada per mezzi pubblici.
Il mio compito era quello di censire e riportare in modo dettagliato e con planimetrie, ero fresco di Maturità Tecnica, lo stato di conservazione di alcune strutture come capannoni e palazzine perché queste in futuro sarebbero servite per l’allestimento della B.O.A. (Base Operativa Avanzata), una sistemazione logistica provvisoria per il Reparto.
Arrivammo a Caprera con una mini autocolonna e in una giornata allestimmo il piccolo campo in una delle palazzine che fino a poco prima erano state alloggio, credo in modo abusivo, di famiglie maddalenine e che furono dalle stesse devastate quando costrette a lasciarle.
Ricordo che sulle facciate campeggiavano molte scritte offensive tra le quali “niente case al mare alla Marina”; porte, finestre e sanitari erano stati divelti e devastati come pure gli impianti elettrici.
Capo Giuseppe “Peppone” Turco
La recluta del gruppo
Ero la recluta del gruppo per cui toccava a me la pulizia del campo e il lavaggio delle gammelle; per l’acqua avevamo la disponibilità di una autobotte che all’occorrenza veniva rifornita all’ acquedotto di La Maddalena.
Con buona lena cominciai subito il mio lavoro riportando le planimetrie delle strutture e per ognuna una relazione che descriveva lo suo stato di conservazione.
Mentre io scrivevo e disegnavo, il personale tecnico attrezzato di tutto punto, procedeva per il ripristino di un piccolo pontile e utilizzando e sistemando i vecchi piloni vi riportò sopra una robusta pavimentazione fatta di paglioli metallici.
La disponibilità di un gommone con motore fuoribordo ci consentiva anche di approfittare della grande pescosità del locale mare, infatti ogni giorno al cessa lavori calavamo una rete da pesca che ci permetteva di gustare pranzi e cene, preparati dal nostro cuoco, il Senatore Peppone che da alcuni anni ha raggiunto i Campi Elisi, a base di pasta al sugo di pesce, pesce alla griglia,
insalata di polpo naturalmente serviti in modo piuttosto spartano; avevamo anche una ricca dispensa fornita dalla cambusa del Varignano.
Non ho mai mangiato il polpo e so a pelle che non mi piace ma Peppone sapendo di questa mia debolezza mi obbligava a mangiarlo e a sbatterlo sugli scogli, appena pescato, per renderlo più tenero e la cosa proprio non mi entusiasmava, ma ero la recluta quindi……..
Un Paradiso
A Punta Rossa, lontana dai centri abitati, regnava la pace e il panorama era di una bellezza quasi selvaggia, ancora oggi ne conservo un vivido ricordo.
Il silenzio notturno sulle note dello sciabordio del mare giungeva alla mia branda portato dalla leggera brezza estiva, un’atmosfera magica ma ahimè tormentata dalla presenza di piccolissime e aggressivissime zanzare che nonostante l’ Autan, utilizzato a mò di estintore, non ci davano tregua.
Durò una decina di giorni quella mia prima esperienza a Punta Rossa ma negli anni a seguire ebbi modo, come giovane Operatore, di apprezzarne tutta la fatica per il duro addestramento, che li si effettuava, fatto di lunghissime pinneggiate in superfice e subacquee, notturne e diurne, che culminavano sempre con la pianificazione e l’esecuzione di una complessa esercitazione finale resa ancor più tosta da quel mare verde turchese ma dal carattere piuttosto ribelle.
A punta Rossa veniva fuori in modo irruento quel sentimento di fratellanza che ha sempre contraddistinto il mio Reparto fatto anche di momenti di leggerezza, spensieratezza e divertimento come le serate passate in compagnia di una chitarra, di scherzi da caserma come i piacevoli gavettoni con acqua di mare, le barzellette sporche, quel sano cameratismo ereditato da “Bocca di Serchio”.
Negli anni non sono mancati episodi particolari, che hanno caratterizzato le Crociere a Punta Rossa, per i quali la mia penna si è sempre sbizzarrita dando origine a divertenti filastrocche.
Ma queste sono un’altra storia.
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Grande Umberto, un caro saluto a te e al33° Corso.
Ricordi che mi riportano in quei momenti di addestramento navale intenso, fatica, sacrificio, ma anche giornate liete passate insieme a tutto il reparto. Il corso che andò per primo ( non ricordo l’anno ne il mese) a nuotare intorno l’isola del porco e la piccola logistica con il supporto dei senatori fu il mio il 33° Corso. Bellissime esperienze, in quei periodi siamo stati più pesci che uomini. #677 #uominirana