Napoleone I, che voleva fare del Golfo della Spezia, la prima istituzione militare della marineria dell’impero francese nel Mediterraneo, progettò di fondare una città e di fabbricare un grandioso arsenale marittimo nei seni del Varignano delle Grazie e di Panigaglia. Trascrivo qui, in proposito, una lettera scritta dal generale francese Pertez al Cav. Nob. Boccardi Bartolomeo che gli aveva chiesto informazioni intorno alle proprietà private che sarebbero state espropriate dal Governo per il costruendo arsenale:
Genés, le 28 Juin 1808
Monsieur,
Je m’empresse de répondre a la lettre que vous m’avez fati l’honneur de me écrire le 12 courant.
L’emplacement qui à été trouvé convenable pour l’établissement d’un Arsenal de marine militaire dans le Golf de l’Aspezia, se composes des anses de Panigaglia, des Graces et du Varignano. J’ignore si l’anse de notre dame des Traces tout vous me parlez et prés de la quelle vous avez des propriétés, est une de ces trois anses qui aura été designer sous un autre nom.
L’établissement de ce port en tout ce qui concerne le travaux hydrauliques, c’est a rie, cales de construction, bassins, magasins, atelier, erc. n’est pas du ressort des officiers du genie marittime; ce sont des officiers détachée de pontes et chaussées, qui dans le ports sont chargés de tous les travaux de cette nature, ainsì qui de l’estimation des terrains appartenant aux particuliers, dont il devient necessarie de faire l’acquisition.
Ces estimations se fout ce jours de la maniere la plus légale et a la satisfaction des propriétaires. Vous pouvez donc être parfaitement rassuré, Monsieur, sur le propriétes de votre famille. Soyez bien persuadé que rien ne Sara négligé, de ce qui peut concilier les intérêts de l’état avec ceux des particuliers.
Je suis enchanté que cette circonstance me donne l’occasion de vous assurer des sentimens distingués avec le quelle je ai l’honneur d’être Monsieur .
Votre très humble et obéissant serviteur
PERTEZ
«A Monsieur Boccardi, Membre du Corps Diplomatique de France – Officier de la Légion d’honneur…».
Sull’opera gigantesca progettata da Napoleone, e che fu appena iniziata, lasciò una preziosa memoria il Conte Chabrol de Volvic, inviato nel Golfo dall’Imperatore, per scegliere le località più adatte per la costruzione della città e dell’Arsenale.
Dopo aver fatto una minuta descrizione della regione, Chabrol scrive: «L’ansa dei Corsi o della Castagna sarebbe propriamente il porto della nuova città; una via principale si rivolgerebbe per una discesa di circa uno per venti sull’allineamento del centro a partire dal porto fino alla Cappella di S. Antonio; un’altra grande via, tagliante questa ad angolo retto, dominerebbe da una parte il porto dell’Oliva, dall’altra le anse del Varignano e delle Grazie; dalle vaste terrazze formate all’estremità di queste vie lascerebbero a scoperto la vista dei porti. Gli sterri, che la configurazione del terreno esigerebbe, fornirebbero una grande quantità di pietre e materiale per le costruzioni, che servirebbe altresì a colmare in parte la valletta del Varignano; il materiale degli sterri ordinari della città, costantemente trasportato su questi punti, completerebbe così il piano per una graziosa città di circa dodicimila abitanti.
Per stabilire fra i porti e le officine una comunicazione indispensabile a favorire nello stesso tempo gli imbarchi e gli sbarchi d’ogni specie, bisognerebbe praticare una strada litoranea ad una altezza costante sopra il mare; questa strada, larga quanto le località potrebbero permettere, servirebbe nello stesso tempo da banchina. Le rampe necessarie per accedere alla città partirebbero: una dai dintorni di Portovenere per arrivare alla terrazza che dominerebbe la cala dell’Oliva; due altre all’estremità della grande via, verso il mezzo dell’ansa dei Corsi, per discendere da una parte alla punta della Castagna, e dall’altra al forte di Santa Maria; una quarta, infine, circonderebbe l’Arsenale messo in fondo all’ansa delle Grazie per raggiungere la via che conduce al forte del Pezzino.
Un grande serbatoio d’acqua posto nel punto più elevato verso la Cappella di S. Antonio e rispetto alla estremità della grande via, faciliterebbe la distribuzione delle acque del Vara, che si potrebbero condurre su questo piano in quella quantità che si desidera.
L’aspetto della città, piacevole da tutte le parti, sarebbe magnifico dal centro dell’ansa dei Corsi. La disposizione del terreno permetterebbe di stabilirvi, perpendicolarmente al diametro principale, una bella terrazza. Adottando per le case che vi sarebbero erette, una decorazione semplice ed uniforme, il colpo d’occhio sarebbe imponente; e le piantagioni sulle terrazze, la vista della via principale terminata dal bel serbatoio, e delle belle fontane zampillanti aggiungerebbero altro incanto alla magnifica prospettiva. Ma qualunque bellezza che presenti una città non è cosa sufficiente per attirarvi gli abitanti e la sua posizione amena non basterebbe per sedurli, se non si avesse cura di procurare ciò che può favorire il godimento duraturo; dei potenti mezzi di industria e la certezza di un guadagno. Questo si potrebbe ottenere:
- con la creazione di grandi mezzi di forza viva;
- con la loro applicazione e distribuzione a tutti i genere di lavori in armonia con le località e le risorse del paese; aggiungiamo la distribuzione gratuita e semigratuita dei terreni e l’esenzione delle tasse.
La città progettata avrebbe la sua vera importanza dagli stabilimenti marittimi e militari che vi dipenderebbero. Questo dovrebbe essere lo scopo principale del fondatore, la base di ogni progetto possibile nel Golfo della Spezia, poiché la natura che non vi ha fatto nulla per l’industria e l’agricoltura, vi ha tutto favorevolmente disposto per la marina; non resta che assecondarla. La scelta della posizione della città è stata anche determinata da ciò che è parso il più indicato agli stabilimenti marittimi; essa dominerebbe le anse della Castagna, di Portovenere, del Varignano e delle Grazie; le spiagge che circondano queste due ultime offrono un grande sviluppo; questa distesa di terreno basterebbe per la formazione di un bello Arsenale marittimo.»
Per gli edifici pubblici e per le vie della nuova città, che avrebbe preso nome da Napoleone, era stata preventivata la spesa di Lire 4.870.000, e per la costruzione dell’Arsenale, con sei cantieri, Lire 7.120.000. Erano poi state progettate diverse grandi opere di difesa nei due lati del Golfo. Per il lato orientale: fortificazioni a Santa Croce, a Maralunga, a Lerici, a San Terenzo, a Santa Teresa, a San Bartolomeo ed altre località, per una spesa complessiva di 2.402.000. Nel lato occidentale: fortificazioni nelle isole Tino e Palmaria, a Portovenere, sul Mezzorone, sulla Castellana ed in altre alture, per una spesa complessiva di Lire 17.708.600. Ma, causa rovesci della fortuna napoleonica, svaniva il sogno di fare del Mediterraneo un lago della Francia e con esso svanivano pure le lusinghe del bell’avvenire della Spezia e del suo Golfo, e perciò anche del Varignano, vagheggiante dai Francesi si allora. Cosicché dei provati lavori si fece ben poco: si spesero appena lire tremila per la batteria di Lerici e lire 3.700 per quella di Santa Teresa. Nel lato occidentale si spesero complessivamente lire 241.000 per le batterie di Portovenere e della Castagna, e si iniziò il forte «Napoleone» sulla Castellana, spendendovi la somma di lire 161.000.
I Francesi che, forse, non si sentivano troppo sicuri della padronanza del Golfo e già prevedevano di doversene ritirare, spogliarono nel 1813 la chiesa di San Francesco (quella tuttora esistente nel recinto dell’Arsenale) di preziosi oggetti d’arte che depositarono al Varignano, donde poscia furono imbarcati sulla goletta «Olimpia», di Carola, e trasportati ad Arles e quindi a Parigi, ove furono collocati nel Museo Imperiale, insieme ad altre opere d’arte involate dall’Italia e specialmente dalla Liguria.
Nel gennaio del 1814 Gioacchino Murat re di Napoli, strinse alleanza con l’Inghilterra e l’Austria contro la Francia. Furono iniziate da parte degli alleati le operazioni guerresche per la ripresa del Golfo. Le milizie francesi che lo presidiavano, il 24 marzo del 1814 fecero qualche tentativo di resistenza contro le milizie austriache ed alleate, piazzando alcuni cannoni sulle alture circostanti La Spezia e barricando la strada che dalla pianura di Migliarina saliva al colle dei Cappuccini. Ma nella notte, avendo avuto notizia che le truppe nemiche erano già a Sarzana e che presso il porto di Lerici s’era già ormeggiata una fregata inglese, stimarono vano ogni sforzo e presero la via di Genova, lasciando un piccolo presidio di sessantotto uomini nel forte di S. Maria.
Nelle prime ore del pomeriggio del 26 marzo entrava in Spezia il Commissario inglese, accompagnato da due dragoni napoletani; e poco dopo arrivava il Generale con soldati inglesi, seguiti da 2.000 soldati napoletani, entrati da Porta Rocca e da 200 soldati albanesi al servizio inglese, entrati da Porta Genova. Il giorno dopo, protetta dalla nebbia, la flotta inglese e napoletana, composta di otto fregate e corvette, di due Brik e circa quindici barche cannoniere e legni da trasporto, si ancorava nel Golfo, presso la spiaggia di San Bartolomeo e della Casa Bianca; abbastanza lontana e fuori della portata delle artiglierie del Forte di Santa Maria. Due giorni dopo arrivò altra fregata inglese, che si ancorò al Pozzale, a sud-est della Palmaria, e sulla quale erasi imbarcato il Generale Lord Bentik. Il giorno dopo, le navi inglesi e napoletane riunite si avvicinarono al Forte di Santa Maria e mossero all’assalto. Il piccolo presidio francese resistette eroicamente per ben nove giorni contro i tiri della flotta e quelli di cinque batterie piazzate sulle alture intorno al forte, e contro i ripetuti assalti di un corpo di milizie albanesi, finché, stimando vana ogni ulteriore resistenza contro le forze preponderanti dei nemici, si arrese, non senza aver ottenute onorevoli condizioni di resa, compreso l’onore delle armi. I francesi del presidio di S. Maria furono poi rinviati in Francia per via di mare muniti di passaporto da Lord Bentik.
Narravasi ancora nella mia giovinezza dai vecchi del paese, che l’ammiraglio inglese, facendo presentare dai suoi solati le armi ai valorosi difensori, mentre uscivano dal forte, attese un bel poco aspettando che altri ne uscissero ancora, credendo che i già usciti non fossero che una parte del presidio, non potendo credere che soli sessantotto uomini avessero avuto l’ardire di opporre per nove giorni così valida ed eroica resistenza alle forze riunite degli assedianti.
La caduta del Forte di S. Maria segnava la fine del dominio francese nel golfo della Spezia. Il 14 aprile 1814 Napoleone abdicava a Fontainebleau, e undici giorni dopo la Santa Alleanza revocava tutti gli ampliamenti ottenuti dalla Francia. In Genova ristabilivasi l’antica Repubblica; tornava a sventolare sui forti e sulle navi liguri l’antica bandiera bianco-crociata, stendardo glorioso di mille battaglie, si organizzava l’amministrazione dello Stato, che venne diviso, il 3 maggio 1814, in sette Giurisdizioni, rimanendo il Golfo della Spezia compreso in una di esse denominata dei Confini Orientali e che estendevasi dalla Punta del Mesco fino alle frontiere dello Stato di Massa e della Toscana.
Il 7 gennaio 1815 la Liguria, in seguito alle deliberazioni del Congresso di Vienna, venne riunita agli Stati del Re di Sardegna, Vittorio Emanuele I. Da questo giorno cominciò a sventolare sugli spalti dell’antico Forte di Santa Maria e al Varignano il glorioso vessillo sabaudo, sostituito poi, nel 1848, dall’italico glorioso vessillo tricolore.
Il 27 febbraio 1815 la Spezia venne eretta a Provincia di Levante, composta di sei Mandamenti: Spezia, Godano, Lerici, Levanto, Sarzana e Vezzano, con a capo un Intendente. Il Mandamento della Spezia comprendeva i Comuni della Spezia, di Portovenere, Beverino, Riccò e Riomaggiore.
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© 2024, Mauro #669. Tutti i diritti riservati. Chi volesse utilizzare in tutto o in parte il testo e/o le foto di questo post, deve inserire il link al post originale!




sempre perfetti nelle narrazioni storiche del nostro splendido e glorioso Varignano
Interessante articolo, grazie Mauro. #677
bella ed esaustiva storica dei trascorsi del nostro Varignano Grazie per le accurate ricerche effettuate.