Il Lazzaretto del Varignano
La persuasione che i morbi contagiosi e specialmente la peste non si propagassero, principalmente, che per mezzo del contatto delle persone infette e delle robe contaminate aveva indotto i principali Stati di Europa, a premunirsi contro i morbi esotici, mediante l’isolamento delle persone e robe in fette o di dubbiosa provenienza, per un certo periodo di tempo, sufficientemente lungo, dopo il quale esse venivano ammesse alla libera pratica; da ciò il nome di quarantena, tuttora in uso per indicare tale operazione sanitaria, perché normalmente il periodo di isolamento doveva durare, nella maggior parte dei casi, quaranta giorni.
Tra le Repubbliche marinare d’Italia, Venezia fu la prima a fondare il suo Lazzaretto nel 1403, mentre Genova faceva altrettanto, nel 1463, con praticare l’isolamento degli appestati e con la istituzione di una apposita Magistratura denominata Conservatori della Sanità. Nel 1530 un decreto del Senato di Genova dava all’Officio di Sanità assoluta facoltà di condannare i contravventori alle leggi sanitarie a diverse pene, secondo la gravità del caso, non escludendo la pena capitale.
L’Officio di sanità
L’Officio di Sanità estendeva le sue attribuzioni su tutto quanto riguardava la sanità pubblica e in particolare modo la preservazione dai morbi esotici dei paesi marittimi delle due Riviere, essendo essi i più esposti a contrarre il morbo in causa della navigazione e del commercio marittimo.
Nel 1656, quando il terribile contagio della peste bubbonica del Levante, che desolò molta parte dell’Italia si propagò in Genova menandovi grandissima strage, il Magistrato di Sanità prese tutte le maggiori provvidenze che gli sembravano atte, prima ad arrestare il propagarsi del contagio, poscia, a debellarlo; ma invano, sebbene i Magistrati tutti, vigilando giorno e notte, facessero ogni possibile sforzo contro il terribile flagello, non pochi, lasciandovi la vita perché colti dall’inesorabile morbo; mentre altri sottentravano, punto sgomenti, né atterriti, nel caritatevole incarico.
Cessata la pestilenza in Genova, il Magistrato di Sanità rivolse le sue cure a prevenire ed impedire il ritorno del morbo fatale, mediante un più regolare ordinamento delle prescrizioni sanitarie e dei Lazzaretti destinati alla disinfezione degli oggetti suscettibili di contagio che per ragioni di commercio venivano importati da paesi sospetti. Fu, perciò, maggiormente ingrandito il Lazzaretto della Foce del Bisagno (Genova) e prescritto un più accurato modo di disinfezione delle robe importate prima della loro ammissione alla libera pratica; provvidenze che si trovano assai efficaci nel 1720, quando la peste, che aveva invaso le provincie marittime francesi, facendo gran strage a Marsiglia e Tolone, minacciava di invadere nuovamente la Liguria e l’Italia.
La pestilenza è ancora un pericolo
Gli storici attribuiscono l’importazione di quella pestilenza a Tolone e Marsiglia, ad una nave francese infetta proveniente da Levante. Questa stessa nave, il 16 luglio del 1720, giorno consacrato dalla Chiesa alla SS. Vergine del Carmelo, veleggiava per entrare nel porto di Genova, e già era presso ad entrarvi; quando, un fortissimo vento di tramontana, levatosi quasi ad un tratto, respinse al largo la nave, costringendola ad allontanarsi; fatto, questo, ritenuto prodigioso e veramente provvidenziale per Genova.
Il pericolo, così prodigiosamente scongiurato e il timore per l’avvenire, persuasero il Magistrato di Sanità e il Senato di Genova a provvedere ai mezzi più idonei per allontanare dalla città ogni eventuale morbo esotico.
Non conosco le proposte e le discussioni fatte in Senato circa i provvedimenti da adottarsi all’uopo; ma è certo che fu in questa occasione che venne deliberato dal Senato Serenissimo la costruzione di un grande Lazzaretto da erigersi nel Golfo della Spezia e precisamente sulla estrema punta della collina che separa l’ansa delle Grazie da quella del Varignano.
L’idea della costruzione di un Lazzaretto nella suddetta località da parte della Repubblica di Genova era diretta non solo allo scopo di assicurare a Genova dai gravissimi inconvenienti della peste, ai quali le città marittime vanno più facilmente soggetto, ma altresì a rendere più agevole alle navi mercantili lo sbarco delle merci per sottoporle allo spurgo; ciò che non poteva praticarsi troppo agevolmente a Genova, ove la località destinata ad uso di Lazzaretto presso la Foce del Bisagno, troppo esposta alle vicende varie del mare, trovavasi per molta parte dell’anno inaccessibile, tanto per lo sbarco, quanto per l’imbarco delle merci, con grave discapito e grandi dispendi dei negozianti.
I mercanti toscani sono contrari al progetto
Contro il progetto della costruzione di un Lazzaretto nel Golfo della Spezia erano insorti i mercanti toscani, i quali, timorosi di danno per il porto di Livorno e per i loro interessi commerciali, cercavano di far apparire il progetto stesso sommamente lesivo anche per gli interessi dello Stato di Milano. Il marchese Rinuccini Segretario di Guerra del Granducato di Toscana, aveva infatti, nel gennaio del 1724, informato premurosamente il Segretario Lisoni, il ministro cesareo in Firenze, della deliberazione presa dalla Repubblica di Genova circa la costruzione del nuovo Lazzaretto. Il Lisoni informava tosto della cosa il Governatore di Milano, il quale a sua volta ne richiedeva parere al Gran Cancelliere, che gli presentava, il primo febbraio, una consulta, trasmessa poi a Vienna.
Clemente Doria, ambasciatore a Vienna per la Repubblica, si studiava di distruggere ogni prevenzione al riguardo spesso quella Corte, e le sue parole producevano buon effetto; sebbene i Toscani insistessero nel proposito di ostacolare la costruzione del Lazzaretto, suscitando sospetti ed inquietudini nella Corte imperiale; valendosi all’uopo anche di notizie inventate e diffuse ad arte.
Si utilizza anche la stampa
Una Gazzetta italiana che in quel tempo si stampava appunto a Vienna e con la data di Livorno, s’era ripetutamente occupata della questione, affermando che S.M. Cesarea «aveva fatto intendere alla Repubblica Serenissima di sospendere la fabbrica di detto Lazzaretto come appresso pregiudiziale al commercio dello Stato di Milano»; «Inibizione» che veniva confermata, pur aggiungendosi che «da diverse persone venute da quelle parti» si sentiva «fosse stato levato mano a quel Travaglio».
Le questioni riguardanti la costruzione del Lazzaretto nel Golfo della Spezia costituivano, insieme a quelle del Porto-Franco di Genova, laboriosa materia alla ponderazione degli Illustrissimi Protettori di S. Giorgio, accudendovi pure attivamente la Giunta del Traffico e gli Eccellentissimi Aggiunti dell’Illustrissima Casa. Il Magnifico Ippolito De Mari, a nome dei Protettori ne aveva informato Clemente Doria fino da febbraio, e questi continuava «nell’attenzione dovuta, per accorrere alle doglianze che se ne facevano dalla parte di Milano, ove l’astuzia dei Fiorentini e Livornesi tentava di causa comune», volendosi far apparire che i provvedimenti in parola potessero pregiudicare gli interessi dello Stato milanese.
Le suddette competizioni diplomatiche non impedirono, però, che la Repubblica di Genova desse compimento al suo progetto, come di fatto avvenne pochi mesi dopo.
3 aprile 1724: si inizia a costruire
La costruzione del Lazzaretto del Varignano fu cominciato il giorno 3 aprile 1724, sotto la direzione ed assistenza del Magnifico Signor Francesco De Mari, figlio dell’Eccellentissimo Signor Domenico, Commissario deputato della Repubblica di Genova per la erezione della grandiosa fabbrica.
Il Lazzaretto sorto allora, in breve tempo, al Varignano, dovea constare, però, dei soli due grandi fabbricati centrali, con relativa piazza, e del grandioso Palazzo che tuttora si ammira sullo spiano della estrema punta del Varignano, e che dovea servire, come servì poi sempre in appresso, per abitazione del Commissario Direttore del Lazzaretto, e dei suoi dipendenti, nonché per le rispettive famiglie.
Perché i quarantenanti avessero comodità di poter soddisfare al precetto di sentire la Messa nei giorni festivi, la Repubblica aveva provveduto anche per la costruzione di due Cappelle: una situata nella piazza interna del Lazzaretto e dedicata a S. Rocco; l’altra edificata al sommo della rampa che trovasi le Fabbriche ed il seno del Varignano. Quest’ultima ha la forma di un tempietto ottagonale, coperto di una calotta semisferica, e le s’aprono nei fianchi altrettante finestre oblunghe, chiuse da gelosie, che venivano aperte, al segnale della campanella, affinché gli equipaggi delle navi ormeggiate nel seno del Varignano, per scontarvi la quarantena potessero vedere il Celebrante e sentire la messa senza muoversi dalle proprie navi.
1743: il Lazzaretto del Varignano inizia ad operare
Nel 1743 fu aperto per la prima volta il Lazzaretto del Varignano per ospitarvi i bastimenti ed i passeggeri fuggenti dal Marsiglia, ove infieriva la peste, producendovi grandissima mortalità. In questa occasione la Repubblica di Genova inviava al Varignano, in qualità di Commissario Direttore del Lazzaretto, il Signor Nob. Boccardi Giuseppe, figlio del fu Magnifico Boccardi Bartolomeo già Commissario di Sanità al Lazzaretto della Foce, in Genova, ove era succeduto al padre, nella stessa importantissimi carica.
Lo stesso Magnifico Boccardi Giuseppe lo troviamo tuttora Commissario-Direttore del Lazzaretto del Varignano nell’anno 1761, come rilevasi, fra altro, del seguente documento:
Presidente e Conservatori di Sanità della Serenissima Repubblica di Genova. – Avendo il M.co Giuseppe Maria Boccardi servito come tuttavia serve, in qualità di Commissario del Lazzaretto del Varignano, con quella attenzione, diligenza, fedeltà, ed integrità, che si conviene, e con pienissima nostra soddisfazione, Gliene abbiamo perciò, così da lui richiesti, con tutti i voti favorevoli in quinto numero congregati, deliberato il presente attestato, che munito del nostro solito sigillo, sarà firmato dall’Infrascritto nostro Cancelliere.
«Dato in Genova dalla Camera nostra questo dì 24 novembre 1761
F.to: GERONIMO ASSERETO Canc.re»
Altro consimile attestato veniva rilasciato dallo stesso Magistrato di Sanità al medesimo M.co Giuseppe Boccardi, in data 10 marzo 1764; la qual cosa ci assicura che il Nob. Boccardi era ancora Commissario-Direttore del Lazzaretto del varignano in detta epoca.
Sono necessarie ulteriori costruzioni
Nel 1762 il Lazzaretto del Varignano fu accresciuto di quattro grandi padiglioni a pianterreno, corrispondenti ai corpi di fabbrica che attualmente costituiscono la parte del Lazzaretto più vicina alla collina dal lato che guarda verso ponente. I quattro padiglioni nel 1775 furono alzati di un altro piano e coperti di tetto.
Nello stesso anno 1775 fu costruito il recinto in muratura, con fosso, che chiude il Lazzaretto dal lato di ponente e l’altro muro che lo cinge dal lato nord, nonché il lungo muro che ne circonda l’ampia insenatura di mare del Lazzaretto medesimo fino al Forte di S. Maria.
Nel 1782 furono costrutte le mura divisore della piazza maggiore, in modo da formare nell’ampio Lazzaretto quattro quarantene separate.
Non saprei dire, per mancanza di notizie e documenti, quanto tempo ancora funzionasse quale Commissario di Sanità al Varignano il Nob. Boccardi Giuseppe dopo l’anno 1764; né chi lo rimpiazzasse dopo di lui partenza per Genova, ove egli mancava ai vivi nel febbraio 1769, mentre rivestiva la carica di Commissario di Sanità al Lazzaretto della Foce. Gli succedette nella stessa carica il di lui figlio Antonio Boccardi, che tenne l’ufficio di Commissario dello stesso Lazzaretto dalla morte del padre fino all’anno 1788, riportandone ampi lodi ed approvazioni dal Magistrato di Sanità, come rilevasi da pubblici documenti.
Antonio Boccardi viene nominato Commissario Capo e Direttore del Lazzaretto del Varignano
Il 25 gennaio 1788 il Nob. Antonio Boccardi, in premio delle benemerenze acquisite nel suo lungo tirocinio nell’amministrazione sanitaria veniva promosso Commissario Capo e destinato come Direttore al Lazzaretto del Varignano, ove rimase fino all’anno 1808, epoca in cui il Lazzaretto medesimo passò al servizio della marina da guerra francese.
Oltre alle funzioni sanitarie relative alle quarantene sotto gli ordini del Magistrato di Sanità di Genova, i Commissari del Varignano dovevano provvedere anche agli interessi del Banco di San Giorgio, dal quale dipendevano le dogane, gli affari commerciali, ecc., riguardanti le navi, i passeggeri e le mercanzie.
Lo stipendio fisso, non molto vistoso, veniva perciò pagato ai Commissari, in parte dal Magistrato di Sanità, ed in parte dal Banco di San Giorgio. Godevano, però, di una percentuale sui diritti doganali e commerciali, ed apparteneva ad essi il prodotto della vendita del fieno nascente nei prati e nei fossi dello Stabilimento; per cui, tutto compreso, lo stipendio dei Commissari raggiunse qualche volta, le 10.000 lire annue somma assai cospicua per quei tempi.
Il servizio sanitario del Lazzaretto del Varignano
Il servizio sanitario propriamente detto veniva disimpegnato da Medici e Chirurghi chiamati, di volta in volta, secondo il bisogno; e così egualmente il servizio religioso; il quale veniva disimpegnato da Sacerdoti dei luoghi circonvicini, ogni qualvolta erano al Varignano dei quarantenanti.
Oltre le Guardie di Sanità, di cui dirò in seguito, prestava servizio nel Lazzaretto per i lavori di fatica e di manovalanza, una Sezione dei Caravana del Porto di Genova, formata in gran parte da gente del paese delle Grazie e di quelli circonvicini; che veniva assunta al lavoro quando i bisogni del Lazzaretto lo richiedevano.
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