Antonio Bernardini, primo operatore in piedi a destra

Il Sogno di ANTONIO BERNARDINI

XX° Corso Arditi Incursori “AQUILE” 1969-1971

Questa non è una storia di uomini con un sogno nel cassetto, ma la storia di uomini che il proprio sogno lo portavano in tasca, per il piacere di affondare le mani nella docile inconsistenza delle nuvole anche quando erano a terra. La storia di tre giovani e incoscienti sergenti di Marina, arditi incursori che, come Il gabbiano Jonathan Livingston, stavano per mettere le ali, iniziando un percorso che attraverso l’abnegazione, il sacrificio e la gioia di fare, li avrebbe resi dei paracadutisti d’èlite.

Il 13° corso di apertura comandata di Rivolto fu organizzato tra le umide spire autunnali che avvolsero Udine e il Friuli in una sorta di abbraccio uggioso, quando era novembre e le Alpi Giulie avevano già imbiancato le loro cime. Quando i sergenti Stoinich, Scandola e Bernardini lasciarono il tepore del Golfo dei Poeti per addentrarsi nelle fredde terre di Carnia, i loro sogni sembrarono prendere peso nelle loro tasche. Il brevetto di apertura comandata era il loro lasciapassare per muoversi liberi in cielo come già facevano in mare, senza vincoli o ormeggi, e tanto bastava a far sì che l’entusiasmo straripasse dai loro volti.

Il numero 13

Il numero 13 però non portò bene. Il 13° corso AC di Rivolto si rivelò uno stage davvero sfortunato, con diversi malfunzionamenti e una serie infinita di infortuni. Al termine di un’altra giornata di duro lavoro, costellata come al solito da episodi negativi di diversa natura, la cricca di Stoinich, Scandola e Bernardini trovò rifugio in una piccola trattoria di paese, dove si rifocillò al tepore di un vecchio forno a legna.

Il cibo era abbondante e il vino aiutò gli uomini a rilassarsi e a ritrovare la confidenza, vuotando a turno il sacco dei pensieri più nascosti tra un canto e una burla. Quando fu la volta di Bernardini, il giovane sergente raccontò di un sogno fatto la notte prima, una storia che fin dalle prime battute catturò l’attenzione di tutti i commensali: la morte di uno di loro. La fantasticheria notturna dell’uomo aveva inizio a bordo di un elicottero AB 204, durante una delle lezioni di apertura comandata. Presenti nel sogno tutti i membri della combriccola, giovani impavidi e uniti in quell’avventura come una sola famiglia. Tutto sembrava essere perfetto: il cielo terso, il clima mite, lo spirito di gruppo. Poi all’improvviso qualcosa andava storto. Durante il lancio uno di loro non riusciva ad aprire il paracadute, allontanandosi velocemente sotto lo sguardo impotente degli altri, che infine lo videro inghiottito dalla terra come un punto lontano.

Chi era quel punto

Al termine del racconto il silenzio invase la tavolata, come un momento di raccoglimento, innescando nella mente di ogni presente l’assillo della medesima domanda: chi era quel punto? Bernardini alzò il bicchiere senza rispondere, ripose il proprio sogno in tasca assieme a tutti gli altri e fece ritorno alla caserma insieme alla sua cricca, sotto lo sguardo pungente delle stelle. La mattina seguente il sole si levò all’orizzonte con i migliori auspici, irradiando la pista di decollo della sua luce e riportando tutti alla realtà dei propri doveri.

Stoinich, Scandola e Bernardini si alzarono di buon’ora, prepararono le loro attrezzature di lancio e si presentarono puntuali per la loro esercitazione. Nel vedere l’AB 204 che scaldava i motori, la mente dei tre sergenti ritornò per un attimo al racconto della sera prima, causando loro un fugace senso di vuoto allo stomaco. Nient’altro in quel momento ricordava il sogno del buon Bernardini, che insieme ai suoi compari scacciò così dalla mente ogni esitazione e si imbarcò per il suo volo libero.

Quando l’elicottero raggiunse la quota di lancio, i tre incursori di marina spiegarono le ali, ripescando ognuno il proprio sogno dal fondo della tasca che portava dentro l’anima: il cielo, il volo, la libertà. Purtroppo quel giorno il sergente Bernardini pescò il sogno sbagliato e invece della passione di una vita si ritrovò ad afferrare il sogno di due sere prima… allontanandosi velocemente sotto lo sguardo impotente degli altri, che lo videro infine inghiottito dalla terra come un punto lontano.

ANTONIO BERNARDINI

SERG. INCURSORE

29 Ottobre 1971

5 commenti
  1. Gianna
    Gianna dice:

    Quel giorno è sempre vivo nei miei ricordi, così come lo è sempre stato e lo è tuttora anche lui.
    Era mio fratello.
    Un grazie speciale a chi ha scritto questo articolo.

    Rispondi
  2. Nello
    Nello dice:

    Storia triste, di quelle che non si vorrebbero mai leggere. Ma quando dietro una storia triste si cela il cuore ed il coraggio di un Ardito, tutto si riveste di emozione ed orgoglio. L’emozione del cuore e l’orgoglio dell’appartenenza!
    Continua a riposare in pace, Antonio, nell’olimpo dei giusti.
    SCORPIONI #657

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  3. Antonino Scardino
    Antonino Scardino dice:

    Quel giorno la triste notizia ci raggiunse mentre eravamo in piazzale. Non potevo crederci. Piansi in silenzio per non farmi vedere. Antonio era del mio XX corso. Quante avventure passate insieme. Quei ricordi non potrò mai dimenticarli. Spero solo che un giorno riusciremo a “volare” in insieme nel celo più blu.❤️

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