Se hai letto il mio post “Lunga, lenta e profonda!” probabilmente ti sei chiesto chi è il “coppio” e quali compiti ha. Ho pensato quindi, che il “coppio” merita una spiegazione.
Il “coppio” non è una figura mitologica. Nel nostro gergo il “coppio” è l’altra metà della mela. È il soggetto che, in simbiosi con il suo “capo-coppia”, conduce l’attacco navale. Perché per noi incursori di Marina, la coppia è la più piccola unità operativa di combattimento e deve lavorare in perfetta sinergia.
In acqua, il “capo-coppia” ha la responsabilità di condurre la navigazione per arrivare sotto l’obiettivo. Il “coppio” è il responsabile della gestione del “rimorchio” e… di agevolare il “capo-coppia” nella condotta dell’attacco.
L’attacco navale
Controllo l’orologio. Siamo sotto da 20 minuti. Il “capo-coppia” è totalmente concentrato sulla bussola e tutti i suoi movimenti sono perfettamente controllati perché anche un piccolo errore può far mancare il bersaglio. Io nuoto al suo fianco e trascino il “rimorchio”. Nuoto e respiro, non devo fare altro.
Nuotare e respirare, non devo fare altro!
Malgrado la fatica la smorfia di un sorriso mi provoca una leggera perdita di ossigeno dalla bocca. Mi è appena tornato in mente il Corso Ordinario e il mio “compagno di coppia” Gianfranco. E con esso mi è tornato in mente il nomignolo che gli istruttori ci avevano affibbiato: “Albatros”, una imbarcazione che all’epoca veniva utilizzata per trasportare i turisti in giro per le 5 Terre, ad evidenziare la nostra scarsa precisione nel nuoto subacqueo e alla facile propensione a girovagare in lungo e in largo per le acque del Golfo alla ricerca dell’obbiettivo.
Nuotare e respirare, non devo fare altro!
Malgrado la mia scarsa esperienza di neo brevettato, è il recente passato di “Albatros” che mi aiuta a capire le difficoltà del “capo-coppia”. È talmente concentrato a mantenere la rotta e la quota che non si accorge che piano piano sta aumentando il ritmo e la forza della pinneggiata. Ed ha dimenticato il mio “rimorchio”!
Nuotare e respirare, non devo fare altro!
Ora la respirazione si è fatta pesante come lo sforzo che devo fare per stare al suo passo. È giunto il momento di richiamare la sua attenzione con una generosa strattonata alla cimetta di collegamento, una piccola e robusta “corda” (uso questo termine assai poco marinaresco) che ci tiene legati indissolubilmente.
Ampi movimenti delle mani davanti al sacco contro-polmone è il codice con il quale gli segnalo le mie difficoltà.
Nuotare e respirare, non devo fare altro!
Sono fortunato. Il mio “capo-coppia” è un operatore con molta esperienza e conosce bene il fastidio provocato dall’ingombrante “rimorchio”. Finalmente riprendiamo a nuotare ad un ritmo più tranquillo. Di quando in quando allunga il braccio destro verso di me. Vuole sapere come me la passo. Una rapida stretta alla mano è il segnale che tutto procede bene. Ancora qualche minuto di nuoto e, improvvisamente, ecco che rallenta notevolmente portando Il palmo della mano di taglio davanti al suo mascherino. Ha intenzione di emergere per un affioramento di controllo. Mi predispongo, pronto ad intervenire qualora la sua risalita fosse troppo veloce con il rischio di pallonare in superficie.
Nuotare e respirare, non devo fare altro!
L’affioramento mi ha confortato: nel riprendere la pinneggiata non ha variato la rotta; questo mi fa capire che ha la situazione sotto controllo e che siamo sulla giusta via. I minuti passano lenti. Vorrei mettere la testa fuori per sincerarmi della distanza che ci separa dal nostro bersaglio. Ma non è prudente. Il motivo? Presto detto. Le tecnologie delle navi moderne consentono all’obbiettivo di individuare facilmente una testa a pelo d’acqua. Figuriamoci due.
Nuotare e respirare, non devo fare altro!
L’affiatamento e la fiducia tra il “capo-coppia” e il suo “coppio” è alla base del successo. La fiducia, in particolare, deve essere reciproca. Ma non è immediata, ci vuole tempo per trovarla. E per nuotare senza sapere cosa succede in superficie ci vuole molta fiducia.
Procedo al suo fianco con tutti i sensi in guardia, i miei occhi sono puntanti sui suoi movimenti. Nuotare da “coppio” è noioso perché non hai molto da fare, se non agitare le gambe, respirare e… tenere sotto controllo il “capo-coppia”. Mai distrarsi, mai abbassare la guardia. L’autorespiratore funziona correttamente? C’è qualche segnale che il mio corpo mi sta lanciando per un malore imminente? Ci sono pericoli di qualche tipo che ci stanno per piombare addosso? Il “capo-coppia” ha qualche problema?
A scanso di equivoci ripasso mentalmente le procedure di emergenza, non si sa mai!
Nuotare e respirare, non devo fare altro!
Il tempo sembra non trascorrere, l’obiettivo sembra inarrivabile. Finalmente, dopo molti minuti di nuoto, siamo a contatto con il ferro dello scafo. Ci mettiamo alla ricerca del punto pianificato dove infine rilasciare il nostro pacco regalo. Lo scafo è una costellazione di “denti di cane” (il nome scientifico è Balani), incrostazioni dalla forma aguzza taglienti come rasoi, capaci di ferirti una mano o peggio, aprirti la muta stagna in un attimo.
Improvvisamente una lama di luce taglia il buio profondo in cui siamo immersi. Mi attacco alla cimetta di collegamento per avvertire il “capo-coppia” del pericolo incombente. È l’Ossalc di bordo che sta ispezionando la carena alla ricerca di qualche pericoloso confetto lasciato in dono da una qualsiasi losca coppia di incursori. Immediatamente smettiamo di pinneggiare e lentamente ci lasciamo cadere sul fondo per sfuggire alla scoperta .
Nuotare e respirare, non devo fare altro!
Passato il pericolo risaliamo con circospezione e velocemente, ma con cura, mi libero del “rimorchio” e lo affido felice alla fredda paratia della nave. Un attimo dopo ce la stiamo già filando in ripiegamento verso gli amici che ci aspettano sul punto di rendez vous, dove ha termine l’esercitazione.
Le prime luci dell’alba ormai rischiarano la superficie del mare segno che il sorgere del sole è prossimo. Noi finalmente, a bordo di potenti gommoni, stiamo rientrando a tutta velocità verso il Varignano dove ci attende una doccia calda e una abbondante colazione ristoratrice.
Un’altra esercitazione si è conclusa.
Il “capo-coppia” ha approvato il lavoro di questa notte rivolgendomi il semplice gesto del pollice alzato.
Altra farina si è aggiunta al mio personale sacco dell’esperienza.
Un’altra tacca è stata aggiunta nella scala graduata della reciproca fiducia.
Nuotare e respirare, non devo fare altro!
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© 2023, Mauro #669. Tutti i diritti riservati. Chi volesse utilizzare in tutto o in parte il testo e/o le foto di questo post, deve inserire il link al post originale!





Mauro, questo lo avevo già letto ma ogni volta che lo rileggo mi tornano in mente tanti ricordi. Questo lavoro l’ho fatto per pochi anni ma i ricordi che ho con persone e situazioni diverse rimarranno impressi per sempre
Un bel racconto…..!! Mi sembrava di essere in acqua con voi….
Puntuale e sentita descrizione. Grazie.
Ottima descrizione. Puntuale ed esaustiva. Mi hai riportato in acqua dopo più di trent’anni.
#657
Bellissima descrizione Mauro. Quanti ricordi, emozioni, stati d’animo!!!!!