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postdiG.Z. #623/in categoriaStorie/tagincursori marina, letteratura
1° Episodio

Mi dispiaceva tanto lasciare Taranto, ormai stavo bene sul Duilio. Conoscevo tutto il 7°e 8° Reparto, oggi Componente Macchina. Ripresi anche le scuole superiori, lasciate prima di arruolarmi, frequentando l’Istituto Tecnico cittadino serale, molto adatto alla mia categoria di Tecnico di Macchine.
Più di ogni altra cosa però ero dispiaciuto all’idea di dover lasciare i miei Fra’, Gennaro imbarcato con me sul Duilio, Roberto, Antonio e Domenico sul Vittorio Veneto e altri sulle navi della 2^ Divisione.
Con il mio zainone nero salutai tutti, in particolare Capo Bonuso mio diretto superiore e Capo Concetti, il Sottufficiale più anziano del Reparto che, guardandomi ma senza proferire parola, mi fece capire: ”mi raccomando firma la rinuncia e torna”. Io lo tranquillizzai e senza parlare gli feci capire : “certo tra qualche giorno sarò di nuovo qui”. Quelle furono le mie ultime parole famose!
In serata con un bus cittadino mi recai alla stazione e presi il primo treno per Roma Termini e, a seguire, quello per La Spezia. Viaggiai tutta la notte seduto sullo zaino nel corridoio di un treno affollato; non ero l’unico a godere di un tale confort. All’alba del giorno dopo arrivai a La Spezia, una città nuova che non conoscevo.
Il viaggio però non era finito, dovevo ancora raggiungere Le Grazie, paese del quale ignoravo tutto. Decisi di prendere un taxi, ormai ero un Sottocapo della Marina Militare che percepiva una paga di ben 150 mila lire al mese quindi potevo permettermelo.
Velocemente uscimmo dalla città e poi via lungo una strada che costeggiava a Ponente il Golfo di La Spezia. Attraversammo alcuni borghi dei quali memorizzai subito i nomi: Acquasanta, Marola, Cadimare, Fezzano e poco dopo Le Grazie. L’autista mi fece scendere stanco, assonnato ed affamato davanti a un cancello di ferro con due pilastri dove su uno dei quali vi era una lapide con la scritta ”Raggruppamento Subacquei ed Incursori Teseo Tesei”.
Avevo finalmente risolto uno dei tre quesiti sugli Incursori. Ora sapevo dove stavano, mi mancava capire ancora chi erano e cosa facessero.
Al Corpo di Guardia, un gabbiotto di ferro e vetro, il Sottufficiale presente mi spiegò come raggiungere il “Centro”. Altro quesito. Cosa sarà sto’ “Centro”? Mi caricai di nuovo lo zainone sulle spalle e iniziai la ricerca del Centro, che ahimè era in salita. Fortunatamente, dopo circa 250 metri, ansimando arrivai in un piazzale davanti a una chiesetta e qui mi indicarono il Centro spiegandomi anche cosa fosse, ovvero un altro Corpo di Guardia.
Bussai sul vetro della grande porta di legno ed entrai. Fui ricevuto dal Sergente di Guardia, molto tempo dopo seppi che si chiamava Tommaso F.. Notai subito sulla sua divisa ordinaria l’aquilotto da paracadutista, una spilla dorata con ancora e daga incrociata e uno scudetto rosso-blu con un “coccodrillo” Tra me e me dissi: dev’essere un Incursore!! Fu cordiale e mi pregò di attendere, presto sarebbe venuto qualcuno a prendermi. Erano le 8 del 10 gennaio del 1977 e dal Centro riuscii a seguire la Cerimonia dell’Alza Bandiera.
“Buongiorno papà!” disse ad un certo punto il Sergente a un Sottufficiale corpulento che, in divisa “coloniale”, fece ingresso nel Centro. Che Strano! pensai dentro di me, siamo in Marina ma questo sembra dell’Esercito e inoltre è il padre del Capo Guardia? Mi sbagliavo di grosso, era un Istruttore della Scuola Incursori, Giovanni D., Decano e Capo Inquadratore che tutti chiamavano affettuosamente “papà”.
Cercava proprio me. Mi presentai e dissi: “Sono io Zirpoli e devo firmare la domanda di rinuncia”; quella mattina era già la terza volta che pronunciavo quelle parole. Lui serafico mi rispose: sì sì ma ora seguimi e mi accompagnò in un alloggio dove incontrai tanti altri ragazzi con i quali cominciai a socializzare, alcuni li avevo già visti alla Bastianini. “Scegliti un letto e un armadietto” mi disse papà prima di lasciarmi. “Ma io debbo firmare la domanda di rinuncia”. Non ebbi risposta. Pensai, ma dove sono capitato?
In mattinata mi portarono nella segreteria della Scuola Incursori per le pratiche di viaggio. Anche qui: “Sono Zirpoli e debbo firmare la domanda di rinuncia”. Certo ma oggi non c’è il Direttore, lo farai domani! rispose un cordiale Segretario.
Con mio grande stupore incontrai il G.M. Ilario C., imbarcato anche lui sul Duilio. Ci eravamo visti a bordo per circa 8 mesi ma nessuno dei due aveva mai fatto cenno agli Incursori.
Nei giorni a seguire stessa scena: “sono Zirpoli e debbo firmare la domanda di rinuncia”. “Certamente ma il Direttore non c’è pertanto lo farai domani!”. Intanto fui di nuovo sottoposto a visite mediche, correvo e saltavo insieme agli altri convenuti lì come me. Colazione, pranzo e cena erano ottimi e abbondanti. “Questi Incursori mangiano veramente bene!”.
Dopo alcuni giorni ancora: “Sono Zirpoli e debbo firmare la domanda di rinuncia”. “Sì Sì ma oggi si va in camera e vasca!”. Camera e vasca? Non capivo cosa fossero e mi rassegnai all’attesa di parlare con il Direttore. Passarono ancora altri giorni e in me stava maturando pian piano la consapevolezza che quel “mondo così diverso dal mio” non era poi tanto male.
Il posto era bello, si mangiava benissimo e quella vita fatta di corse, salti, funi, immersione in camera iperbarica e bagno in una vasca di vetro con acqua freddissima, dove peraltro fu chiarissimo che non sapevo nuotare, mi sfidava e cominciava a piacermi.
Erano trascorse intanto due settimane e il gruppo si era notevolmente assottigliato. Il mio zainone nero venne accantonato in un sottoscala e quel cappellino bianco da Braccio di Ferro fu sostituito da un “berrettuccio Verde”. Ero diventato un Allievo Incursore che, avendo superato l’iter di selezione, ora frequentava contento il 28° Corso Arditi Incursori di Marina… ma questa è un’altra storia.
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Sono un 1/89, furiere e di leva. Ho conosciuto dei brevettati, con cui lavorai all’Ufficio Piazza di Roma. Quell’anno fu molto bello e formativo. Non ero un buon marinaio e non lo divenni mai. Fui uno come tanti, ma crescendo nell’età e nella vita cominciai ad amare il mondo cui ero appartenuto, seppur per troppo poco tempo, ed oggi posso affermare che l’Esperienza in Marina continua a produrre effetti anche dopo 35 anni. Sono felice di aver “trovato” quest’Associazione e mi congratulo con chi “operativo” è rimasto nella mente. La Vostra Opera spero non debba servire mai a scopo diversi dalla divulgazione. Ma ove per disgrazia dovesse diventare necessaria per ispirare i più capaci e valorosi, è attraverso di voi che essi conosceranno il senso, forse oggi smarrito, di Patria e Onore. W la Marina. W i Caimani.