Giuseppe Bercini – Storia dell’UNIS

Gli Incursori della Marina Militare dalla nascita fino al loro impiego nella lotta al terrorismo

a cura di Giuseppe BERCINI

Prima di entrare nel vivo dell’argomento:  Gli Incursori e l’antiterrorismo, che  mi è stato chiesto  di trattare avendo il sottoscritto vissuto per sette anni, in qualità di responsabile, tutte le vicissitudini dell’UNIS fin dalla sua nascita, ritengo opportuno fare un rapido cenno su gli Incursori dalla loro comparsa nell’ambito della Marina Militare alla costituzione dell’UNIS avvenuta alla fine del 1977.

Nel 1952, vista la situazione geopolitica del settore adriatico vennero costituiti in Italia nell’ambito della Difesa per compiti speciali due reparti: i Paracadutisti Sabotatori del Col Moschin nell’ambito dell’E.I. e gli Arditi Incursori del Gruppo Massarini nell’ambito della M.M. reparti entrambi tecnicamente e psicologicamente preparati per la condotta di  operazioni occulte contro obbiettivi di interesse militare siti in territori potenzialmente avversari.

Il comandante Massarini
Il Comandante Massarini

Questi Arditi Incursori venivano reclutati su base volontaria da tutte le categorie della Marina e, dopo un adeguato corso di formazione svolto prevalentemente alla Scuola  Guastatori  dell’Esercito di Cesano, passavano al Gruppo Massarini per un addestramento finalizzato al colpo di mano contro obiettivi della fascia costiera adriatica. 

Senza scendere in particolari e senza eccedere nella critica ritengo che fino al 55/56 del secolo scorso questi operatori, certamente gente entusiasta e determinata, avevano, però, una preparazione generica, una organizzazione discutibile e mezzi di scarso peso operativo. Queste  lacune erano  dovute non solo alla limitata esperienza della Marina in questo tipo di attività ma, anche, alla mancanza di una specifica e puntuale pianificazione delle azioni da sviluppare contro questa tipologia di obbiettivi.

Subito dopo la 2a Guerra Mondiale venne ricostituito un gruppo di operatori nuotatori sabotatori, i Gamma, con caratteristiche operative uguali a quelle dei nuotatori della guerra diretti dal Cte Buttazzoni che operarono ad Algeri e Gibilterra con qualche successo e con grande sfortuna, nel ’42, ad Haifa. 

Questo Reparto, dopo la sua ricostituzione dopo la guerra al comando del Cte Ruggero Coppa, formava ed addestrava i suoi operatori  al Varignano. 

Inoltre, fin dalla fine della guerra, sulla tradizione del Serchio ed in modo altrettanto riservato anche perché vietato dal trattato di pace, esisteva un terzo gruppo di operatori, Ufficiali e sottufficiali, che si formavano a Bacoli (Capo Miseno) dove, poi, periodicamente si addestravano all’impiego dei mezzi speciali subacquei derivati dai siluri a lenta corsa. 

Questa organizzazione operativa chiamata STA Bacoli aveva il supporto tecnico di personale specificamente preparato alla manutenzione dei mezzi ed un piccolo team di ufficiali e Sottufficiali preposto ai corsi di formazione. 

Nei primi anni, fino a tutto il 1953, la direzione di questa organizzazione fu affidata all’Ammiraglio Ernesto Notari (che aveva fatto parte della Xa Flottiglia MAS in qualità di operatore di SLC e che durante la Guerra di Liberazione aveva diretto Mariassalto sotto il controllo degli Alleati). 

Questo Reparto Speciale era alle dirette dipendenze di Maristat che gestiva in proprio soprattutto  la scelta del personale da formare e la periodicità del loro riallenamento.

Il Comandante di Maricentardin, l’allora C.V. Gino Birindelli, che è stato il vero fondatore dell’incursione moderna, tra il 1955 ed il 1956, riuscì a riunire  questi tre reparti in un unico gruppo. Questa riunione si concluse  nel 1959.  Nacque,  così il  GOI che vide come primo suo comandante il C.V. Francesco Costa, uno dei pochi operatori sopravvissuti dalla sfortunata operazione di Malta del  21 Luglio 1941.

Alla riunione  definitiva  si giunse attraverso la costituzione di uno specifico strumento formativo: la Scuola Incursori alla cui direzione venne posto il Cte Natalino Proto. Si perse l’appellativo di “arditi”che richiamava romantiche reminiscenze e gli operatori si chiamarono da allora Incursori della Marina Militare.

Nella Scuola Incursori dal 1956 al 1959 si tennero dei corsi chiamati integrativi, attraverso i quali i vecchi Arditi Incursori (i così detti “terrazzani”) acquisirono operatività subacquea e i vecchi “Gamma” acquisirono operatività nel settore terrestre.

Tralascio particolari che sebbene storicamente interessanti tolgono tempo alla parte più importante di questa chiacchierata. Cito, però, una questione normativa che dette fino a metà degli anni ’60 qualche preoccupazione. Infatti gli Incursori, che provenivano dalle varie categorie della Marina, anche dopo aver conseguito il brevetto alla Scuola Incursori rimaneva nella categoria di provenienza e nell’ambito di questa dovevano frequentare il corso IGP e sostenere gli esami per il passaggio in Servizio Permanente. Il risultato di questa situazione era che la maggior parte degli operatori concorrenti non riusciva a superare questo passaggio  e rimaneva ai “vincoli”, come si diceva allora, cioè in una posizione di precariato che perdurava uno o due anni prima del congedo definitivo. Si perdevano per questo fatto molti validissimi operatori. Tra gli anni ’60 e ’70 dopo il superamento di non poche difficoltà burocratiche venne istituita nell’ambito della Marina la Categoria Incursori che risolse il problema. 

Le attività dei mezzi speciali fin dal 1959 vennero gestite direttamente dal GOI, non più da Maristat, e la formazione e l’addestramento dei piloti, dopo la perdita della base di Bacoli passata alla Guardia di Finanza nel 1971, si avvalse del supporto tecnico e logistico del così detto “Capannone” (realizzato verso il ’70) e di unità navali appositamente trasformate quali: il Cavezzale, l’Ercole, l’Ape e tre motosiluranti, due delle quali dislocate ad Ancona.

Nave appoggio Incursori Cavezzale

Nave appoggio Incursori Pietro Cavezzale

Nave appoggio Incursori Ape

Nave appoggio Incursori APE

Nave appoggio Incursori Ercole

Nave appoggio Incursori ERCOLE

Per concludere questa introduzione che avrebbe dovuto essere, almeno nelle intenzioni, molto più breve ricordo che allora le attività addestrative più importanti del GOI erano le esercitazioni di Difesa Territoriale (Ditex) e quelle di attacco alle unità navali della Squadra e della Nato (le AMIEX), tutte quante con frequenza semestrale.

Ed ora passo a quella che si può definire una consistente svolta nella organizzazione, soprattutto per quanto riguarda l’addestramento e l’impiego degli Incursori, svolta conseguente al loro coinvolgimento nella lotta che lo Stato aveva intrapreso contro il terrorismo.

Siamo alla fine di Settembre del 1977. Quasi tutta l’Europa era allora attraversata da una ondata di terrorismo:

  • in Germania, la RAF (Rote Armee Fraktion, nota anche come “Banda Baader Meinhof)

  • in Gran Bretagna, l’IRA (Irish Repubblican Army)

  • in Spagna, l’ETA ( Euskadi ta Askatasuna: Patria Basca e Libertà)

  • in Francia, gli Indipendentisti Corsi

  • in Italia, le Brigate Rosse

Vista la situazione di crisi di molti Paesi Europei dovuta al terrorismo, nel Giugno del ’77 fu firmato a Roma il Piano Trevi, voluto fortemente dalla Gran Bretagna. Questo piano  impegnava molti Governi europei in una lotta congiunta al terrorismo per fronteggiare non solo politicamente, ma anche con la forza, questa minaccia che interessava da tempo anche Paesi extraeuropei come il Giappone ed Israele.
Questo “Piano” si riprometteva di contrastare e neutralizzare le organizzazioni terroristiche rafforzando una più profonda collaborazione tra gli Stati firmatari, soprattutto nel settore dell’intelligence ed in quello dello scambio di informazioni sulle tecniche operative più efficaci per la repressione con la forza delle organizzazioni terroristiche.

La Gran Bretagna, in particolare che  sentiva questo problema in maniera forte fu la promotrice di questo accordo internazionale ritenendo, giustamente, che una alleanza stretta ed una collaborazione concreta di tutte le Nazioni avrebbe soffocato i movimenti sovversivi che, sebbene mossi da diverse motivazioni, avevano collegamenti tra loro.
Della pratica attuazione del Piano Trevi i responsabili erano  i Governi dei singoli Paesi. In Italia era allora Ministro degli Interni l’On. Francesco Cossiga, uomo politico pragmatico che in fatto di determinazione non aveva nulla da invidiare agli Inglesi.
Capo del Governo era l’On. Giulio Andreotti, un navigato uomo politico che delegò al Ministro degli Interni la gestione del problema dell’antiterrorismo in campo nazionale sia dal punto di vista politico sia da quello più specifico del contrasto e della repressione del fenomeno con i mezzi più appropriati, ivi compresa la forza.

In quegli anni, in Italia, le Brigate Rosse costituivano una reale minaccia per la stabilità dello Stato e manifestavano  tutta la loro violenza con uccisioni, attentati, gambizzazioni e sequestri di personalità di spicco nei vari settori della società italiana.
In questo periodo ci furono, in alcuni Paesi, episodi di lotta al terrorismo con esiti positivi; tra questi spiccò la liberazione degli ostaggi del 727 della Lufthansa a Mogadiscio da parte del GSG9, le famose “teste di cuoio” tedesche comandate dal Colonnello Wagner.

Il magistrato Francesco Coco assassinato dalle BR nel 1976
Il corpo del magistrato Francesco Coco, ucciso dalle Brigate Rosse insieme ai due uomini della sua scorta a Genova l'8 giugno 1976

Perché fin dall’inizio vennero interessati dal Governo Italiano gli Incursori della M.M e quelli del Col Moschin dell’E.I.?
Perché in Italia, allora, non esistevano altri Reparti militari o paramilitari che avessero una preparazione specifica non solo nell’uso delle armi e degli esplosivi ma anche nell’utilizzo di quelle tecniche operative essenziali che richiedono un affiatamento spinto tra gli uomini nell’ambito di un team, un coordinamento stretto durante le azioni a fuoco specie quando si sviluppano in ambienti ristretti ed in locali chiusi, una forte decisione e determinazione, doti fisiche di robustezza e resistenza alla fatica, riflessione, calma e coraggio.

A Comsubin fu richiesto di organizzare un Reparto di operatori specificatamente selezionati per svolgere azioni orientate alla liberazione di ostaggi ed alla ripresa del possesso di infrastrutture di particolare interesse nazionale con la essenziale condizione per le prime di salvaguardare al massimo l’incolumità degli ostaggi e, per le seconde, di salvaguardare al massimo possibile  l’integrità e la funzionalità delle infrastrutture.
Ci si accorse subito che questa specifica essenziale condizione era molto vincolante e che non  erano del tutto utilizzabili le tecniche e le modalità operative proprie degli Incursori. Infatti, nella incursione classica l’azione rivolta contro il potenziale bellico nemico prevedeva nella fase finale dell’attacco l’impiego  delle armi  per eliminare qualsiasi ostacolo che si interponesse al conseguimento dell’obiettivo, senza doversi preoccupare dei danni che tale impiego avrebbe potuto comportare. In altre parole nell’incursione classica di fronte c’è il nemico e basta e l’azione che si sviluppa contro l’obiettivo non necessariamente deve essere selettiva, precisa e mirata.

Diversa, invece, si ritenne dovesse essere una operazione di forza per la liberazione di ostaggi l’incolumità dei quali si ritenne essenziale quanto la loro liberazione; ciò comportava categoricamente che l’uso delle armi dovesse essere estremamente selettivo, preciso e teso alla neutralizzazione tempestiva di terroristi senza alcun coinvolgimento degli ostaggi. Analogamente per  la ripresa  del possesso di infrastrutture l’azione doveva essere tale da non invalidarne minimamente la funzionalità. Queste considerazioni imposero, subito, un cambiamento dell’addestramento degli operatori innestando nuovi modelli sulle tecniche tradizionali di base per tener conto della citata condizione essenziale  richiesta dalla nuova missione.

Si iniziò con esame attento dei possibili obiettivi e delle probabili situazioni di intervento per poter:

  • elaborare le modalità tecniche più efficaci per ogni diversa situazione

  • individuare gli addestramenti più opportuni

  • scegliere i mezzi e gli armamenti più adeguati. 

In questa iniziale fase organizzativa ebbe un peso notevole la collaborazione degli Inglesi del SAS, esperti in questa tipologia di intervento e fermamente convinti dell’efficacia di operazioni di forza per risolvere situazioni di crisi solo se adeguatamente pianificate.

Alla fine del 1977 l’Ufficiale posto da Comsubin  a capo di questo nuovo Reparto fu inviato ad Hereford, nel cuore dell’Inghilterra, nella base del SAS per prendere visione  della loro organizzazione antiterroristica e, segnatamente, dei loro metodi operativi, delle armi e delle attrezzature da loro utilizzati. Da questa visita discesero due importanti risultati: il primo, la conferma che l’addestramento tradizionale degli Incursori destinati ad operare nel campo antiterroristico doveva essere radicalmente modificato per poter assolvere propriamente il nuovo compito assegnato, che le armi in dotazione al Gruppo Incursori non erano del tutto idonee, che dovevano essere studiati ed acquisiti nuovi materiali e nuove attrezzature soprattutto nel settore delle comunicazione individuali e di team. 

Articolo dell'Unità
Articolo dell'Unità sull'assassinio dell'operaio Guido Rossa avvenuta per mano delle BR

Il secondo risultato fu che il SAS mise a disposizione del Ministero degli Interni Italiano due Ufficiali perché vagliassero le capacità di base degli Incursori della M.M. e dell’E.I. 

Da questo confronto gli Inglesi ritennero che i nostri Incursori fossero i più adatti per queste operazioni perché dotati di maggiore flessibilità operativa e maggiormente abituati a lavorare coordinatamente in gruppo

Questi due ufficiali del SAS rimasero per quasi un mese a Comsubin per aiutarci nei primi passi organizzativi ed addestrativi del nascente reparto antiterroristico italiano. Tra la fine  del 1977 e la fine di febbraio del 1978 il comandante di questo Reparto  in fase di formazione nell’ambito di Comsubin tornò di nuovo ad  Hereford, visitò il GSG9 tedesco  di base a Sant Agustin, vicino a Bonn e visitò a Tel Aviv il Reparto designato per operazioni speciali dell’Esercito Israeliano.

Da queste visite emerse che il modello da seguire era quello del SAS anche in considerazione del fatto che gli Inglesi erano stati i consiglieri dei Tedeschi e degli Israeliani durante la costituzione dei rispettivi Reparti Speciali.

Nacque, così, l’UNIS (Unità di Intervento Speciale) e nel suo ambito il Team Torre che ne costituì il nucleo operativo.

I due Ufficiali Inglesi durante i primi giorni di vita del Team Torre rimasero piacevolmente sorpresi nel vedere quanto  facilmente i nostri operatori apprendessero e metabolizzassero le tecniche e la metodologia dell’antiterrorismo e come le sapessero combinare con intelligente fantasia con il loro bagaglio professionale di base.

Da metà di febbraio’78 ai due Ufficiali si affiancarono altri quattro operatori del SAS più un civile, tecnico degli apparati per le comunicazioni.

Fu quello un periodo di duro lavoro fisico ed organizzativo: Cominciò l’iter burocratico amministrativo per l’acquisizione delle armi: l’MP5 della Heckler& Koch anche nella versione silenziata, delle pistole Beretta mod. 92 e dei fucili di precisione Mauser 66 e per l’acquisizione di equipaggiamenti speciali come le tute blu scuro ignifughe ed antiacido, le maschere antigas, le radio individuali Bosch e quella della Collins per il collegamento tra UNIS e Team Torre e tra UNIS e le autorità preposte alla gestione della crisi.

Lo statista Aldo Moro
Prima pagina de La Repubblica

L’impegno per il Gruppo Incursori fu molto gravoso perché  il 50% della sua forza venne impegnato per le esigenze dell’UNIS perdendone di fatto il controllo e la disponibilità per i compiti tradizionali. Questa situazione generò una notevole flessione dell’addestramento acquatico e quindi del livello di operatività nel settore più caratteristico del GOI. Di contro il Gruppo Incursori acquisì un più alto livello di capacità nell’uso delle armi ed una migliore abilità nel lavoro coordinato di team.

Fin dai primi giorni della creazione dell’UNIS fu data molta importanza alla realizzazione di sistemi elettronici di addestramento al tiro (sagome metalliche intelligenti) che furono realizzati dalle Officine Panerai di Firenze su nostra specifica ideazione (leggi la storia) al fine di riprodurre per quanto possibile alcune situazioni operative. Con questi sistemi acquisimmo uno strumento addestrativo formidabile per l’uso individuale delle armi che consentì di affinare la tecnica di tiro ed elevare il livello di precisione, i tempi di reazione e la selezione dei bersagli.
Altro formidabile strumento addestrativo fu la creazione del poligono di Punta della Castagna (ex GRS) che permise un addestramento individuale e di team in sicurezza con armi e munizionamento in guerra in locali chiusi e che generò, cosa non trascurabile, la introduzione a livello Ministero della Difesa di una moderna normativa all’uso delle armi in ambienti ristretti ed in locali chiusi.
Molti problemi di allora oggi possono apparire facili, dei non problemi, e molti soluzioni individuate allora, oggi appaiono ovvie, ma se si pensa che correvano gli anni ’70 del secolo scorso le difficoltà prendono concretezza e si valorizzano le soluzioni scelte per i numerosi problemi e si apprezzano gli sforzi fatti. Si parla, infatti, di 35 anni fa quando lo stato dell’arte della tecnica, soprattutto nel settore dell’elettronica e dell’informatica era veramente ai primordi. Cito per tutti il problema della reperibilità legato alla condizione di dover partire per l’intervento entro tre ore dall’allertamento. Oggi ci sono i cellulari, ma allora c’era soltanto il telefono fisso.

Briefing prima dell'assalto
Il briefing prima dell'assalto

Per risolvere  questo problema, su indicazione dell’UNIS, la Ditta Panerai realizzò in brevissimo tempo un cerca persone capace di coprire quasi il 90% dell’area di La Spezia. Nonostante questo 10% di non copertura, questo strumento permise di allentare il peso della reperibilità, che era di tre ore, consentendo così agli operatori in carica di andare in franchigia o di rimanere in famiglia. 
Per la reperibilità, oltre al cercapersone, per avere la certezza di avere pronta l’intera UNIS nel tempo di allerta previsto, fu messo su un servizio di guardia H24 nei locali riservati del Centro Studi Speciali (così si chiamava l’intera organizzazione antiterroristica di Comsubin) che riceveva e registrava le chiamate telefoniche di controllo che tutti gli operatori dell’UNIS dovevano fare ogni tre ore quando fuori dal comprensorio o fuori dalla propria abitazione. Questo pesante stato di allerta è stato mantenuto per oltre dieci anni.
Ci sarebbero tante cose da raccontare su questo Centro Studi Speciali, sull’UNIS e sul Team Torre, ma non basterebbero centinaia di pagine per farlo. Si può dire  almeno che la creazione del CSS fu una specie di rivoluzione non solo nell’ambito del GOI, ma in quello dell’intero Varignano, sia dal punto di vista addestrativo e dell’impegno personale sia dal punto di vista della trasformazione della fisionomia degli Incursori  e della organizzazione di Comsubin.

Nacquero attività ed impegni particolari fino ad allora sconosciuti, quali i periodici e frequenti incontri con funzionari del Ministero degli Interni e la visita e le sistematiche ricognizioni ad infrastrutture di importanza nazionale, possibili bersagli del terrorismo, come: centrali nucleari, centrali elettriche, aeroporti, ambasciate ed altro. Per quasi tutte queste infrastrutture vennero compilate accurate monografie, complete di tutti i dati ed informazioni utili per una accurata e, soprattutto, celere pianificazione al momento dell’allertamento.
In particolare per queste infrastrutture vennero messe in risalto i loro punti più sensibili, le deficienze dei sistemi antintrusione  ed i suggerimenti per elevarne la protezione contro atti di sabotaggio. 
Questi elaborati, man mano che venivano compilati venivano inviati in copia al Ministero degli Interni che in parte li valorizzò dando puntuali disposizioni agli Enti competenza per migliorare la difesa antintrusione  ed antisabotaggio di queste importanti infrastrutture. 
Alla fine del 1978 cominciò l’addestramento per l’intervento su aeromobili di linea dirottati. L’Alitalia, su richiesta governativa, mise a disposizione per  l’addestramento i vari tipi di velivoli della sua flotta.  Questa attività che rappresentava una vera novità  venne sempre più affinata con l’elaborazione di monografie particolari e la conseguente pianificazione di dettaglio per interventi più efficaci a seconda delle varie situazioni prevedibili.
L’addestramento sugli aerei si svolgeva sulle piste di Fiumicino di notte e di giorno, nei giorni festivi, negli hangars di manutenzione aerei dell’Alitalia.

I nostri Incursori divennero veramente bravi in questo tipo di intervento, almeno secondo il giudizio di quei tecnici dell’Alitalia che rimanevano in zona per eventuale assistenza tecnica e che avevano modo di confrontare il nostro lavoro con quello degli Incursori del Col Moschin e, successivamente con quello dei Carabinieri e della Polizia di Stato. Fondamentalmente il merito di tutto questo va agli Incursori che, oltre alla capacità misero nell’impegno una straordinaria passione, un forte interesse professionale  ed una encomiabile partecipazione. 
In questa relazione non si fanno nomi dei partecipanti all’impresa perché tutti quanti contribuirono al massimo delle proprie capacità per la creazione e lo sviluppo dell’UNIS che ha dato negli anni, per quanto di mia conoscenza  e competenza, un buon contributo nella lotta al terrorismo. Gli Incursori che avranno occasione di leggere queste note, in particolare quelli che hanno preso parte a questa “avventura” fin dall’inizio si caleranno nei ricordi  e si sentiranno giustamente orgogliosi di quanto fatto e di quanto ciascuno ha contribuito a creare senza mai tirarsi indietro di fronte alle difficoltà ed anche ai rischi  di quelle novità addestrative ed operative. 
Cito soltanto due  episodi per sottolineare come gli Incursori non abbiano mai esitato di fronte a problemi che apparivano irrisolvibili, ma come li abbiano sempre affrontati con caparbietà nella consapevolezza che quando si è veramente determinati, quando cioè si vuole veramente arrivare a una soluzione, la soluzione si trova.

La macchina costruita dagli uomini del TT per le jet-axe
La macchina costruita dagli uomini del TT per le jet-axe

Due immagini della macchina costruita dagli uomini del Team Torre per la costruzione delle jet-axe

Si tratta di due fatti relativi a questioni tecniche: il primo riguarda le cariche cave allungate, le jet-axe, indispensabili per le attività, ma non disponibili sul mercato nazionale. Gli Incursori se le costruirono da soli superando ostacoli di ogni sorta, dall’acquisizione degli involucri di piombo nelle varie misure, a quella dell’esplosivo (T4 in polvere). Non  secondario, anche dal punto della sicurezza, si rivelò il problema della macchina per costruire tali cariche. Fu realizzato un marchingegno artigianale, ma molto efficiente, in uno dei locali dell’ex GRS. Detta in questo modo la cosa sembra facile, ma chi ha vissuto l’avventura sa di cosa sto parlando e di quanto sia stata variegata la fantasia  e la capacità degli operatori.

Il secondo episodio riguarda la costruzione delle “flash-bang” anch’esse non reperibili sul mercato. Anche in questo caso, gli Incursori se le costruirono da soli con il coinvolgimento di alcune ditte per la fornitura degli involucri di gomma, delle capsule incendive e di piccole componenti meccaniche  e con la partecipazione di Mariperman per il collaudo delle componenti e dell’insieme. Fu una fatica indescrivibile per superare i problemi tecnici, quelli di coordinamento dei vari enti interessati e quelli di natura burocratica.

L’UNIS non è mai stata impiegata in operazioni effettive a parte l’allertamento il giorno dopo il rapimento dell’On. Moro, allertamento che fu annullato quando l’UNIS era già a bordo degli automezzi in piazzale 2° fabbricato pronta a trasferirsi a Roma. 
Un secondo allertamento riguardò il dirottamento verso la fine del 1978 di un DC9 dell’Alitalia fatto atterrare a Fiumicino. L’UNIS si trasferì con due elicotteri di Luni sull’aeroporto romano e si schierò in un hangar messo a disposizione dall’Alitalia. Dopo alcuni briefing di rito, gli operatori del Team Torre si posizionarono intorno all’aereo sui punti di partenza per l’assalto finale. Il Comandante dell’UNIS  coordinava l’operazione dalla torre di controllo ove erano presenti le Autorità deputate a dare il via all’azione di forza, via che non fu mai dato perché la situazione di crisi si risolse dopo una prolungata ed efficace negoziazione conclusasi con la resa del dirottatore, un libanese facente parte di una fazione estremista religiosa.

Nei primi tempi le navi non erano state considerate quali possibili obiettivi del terrorismo, ma dopo il dirottamento dell’Achille Lauro, l’UNIS iniziò a prendere in considerazione il problema ed a studiarne le soluzioni.

Gli Incursori che dovevano liberare la Achille Lauro
Il team di Incursori della Marina che avrebbero dovuto liberare la motonave Achille Lauro

In breve tempo fu acquisita anche la capacità di operare contro questa tipologia di non facili obiettivi. La cosa non fu per niente semplice, fondamentalmente per due motivi: il mare, ambiente difficile per la imprevedibilità delle sue condizioni che in breve tempo possono diventare avverse  e per le dimensioni delle navi e la complessa articolazione dei loro locali che comportano una  alta probabilità di coinvolgimento degli ostaggi.

Questo portò ad un nuovo addestramento particolare, basato su modalità operative nuove adeguate allo scenario navale. Si ricorse all’impiego di velocissimi battelli a chiglia rigida per l’avvicinamento in superficie combinato con quello da elicotteri adeguatamente attrezzati per l’assalto dall’alto. Il tutto, come al solito, venne ideato e realizzato nell’ambito dell’UNIS e perfezionato mano a mano che si progrediva nell’addestramento.

Anche in questa attività, come in tutte quante le altre riguardanti l’antiterrorismo basate fondamentalmente  sulla preparazione tecnica e sulle doti psicofisiche  emerse, come emerge oggigiorno, l’operatore Incursore con la sua disponibilità, la sua tenacia, la forza e la robustezza fisica, la determinazione e la spiccata preparazione a muoversi in qualsiasi ambiente da solo od in stretto coordinamento con altri. 

Senza queste doti di base e questo insieme di virtù dei propri uomini non sarebbe stato possibile per Comsubin avere avuto quel vasto credito e quel lusinghiero apprezzamento in quelle particolari circostanze, apprezzamento che negli anni fino ad oggi è sempre cresciuto ovunque il GOI abbia operato nel mondo.

Attività con gli elicotteri