Berretti Verdi, Jhon Wayne e Rambo
Intorno a Ottobre dello scorso anno stavo leggendo un libro d’azione, uno di quelli che girano sempre nel reparto, su di un qualche eroe delle Forze Speciali che mette in riga i cattivi di turno. Nel libro in questione l’eroe si reca a Ft Bragg, casa delle truppe aviotrasportate, ma soprattutto dei Berretti Verdi, quelli di Jhon Wayne e di “Rambo” per intenderci…che posto interessante, due ufficiali del reparto ci sono stati, hanno detto che è stata un’esperienza indimenticabile….sarebbe toccato anche a me?
La risposta a quella domanda non ha tardato ad arrivare, in segreteria è infatti arrivato un messaggio di Maristat che richiedeva un ufficiale per il corso “Special Forces” a Ft Bragg, e non era un ufficiale a caso, ero proprio io. Sarei partito intorno a metà febbraio, destinazione “The Home of Special Forces”. Il corso che avrei dovuto affrontare era l’SFDOQC, o meglio lo “Special Forces Detachment Officer Qualification Course“, il corso per diventare ufficiale delle Forze Speciali con l’Esercito Americano.
I mesi precedenti la partenza sono stati piuttosto frenetici: corso in Inghilterra di tre settimane per rinfrescare l’Inglese, due o tre missioni a Roma per definire tutte le pratiche con l’Ambasciata americana e lo Stato Maggiore, poi finalmente il 12 Febbraio sono partito da Roma con destinazione Fayetteville, North Carolina, la città satellite cresciuta intorno alla base di Ft Bragg.
Ft Bragg
Definire Ft Bragg una base non è esattamente corretto, ci lavorano circa 55.000 soldati, si cinquantacinquemila, non è un errore tipografico, ha una superficie pari più o meno a quella di La Spezia e se si considerano anche i poligoni si può paragonare alla provincia di La Spezia…. Arrivandoci non si può non restarne impressionati, non ci sono cancelli, semplicemente la città sfuma dentro alla base, si cominciano a trovare recinti intorno a punti sensibili, indicazioni stradali che indicano le posizioni delle varie compagnie.
Ci si trova quindi a percorrere “Normandy Avenue“, tutte le strade hanno nomi di grandi battaglie dove le truppe aviotrasportate si sono fatte onore, e ci si rende conto che gli edifici che ci circondano non sono più case civili ma il comando di un qualche battaglione o la sede della logistica di un altro.
Non mi ricordo di aver dormito la prima notte, e come se non bastasse alle sei di mattina proprio sotto la mia finestra tutta la Ottantaduesima aviotrasportata, composta da migliaia di persone, è passata facendo ginnastica e cantando quei ritmi che si sentono solo nei film.
I primi giorni di permanenza sono stati notevolmente semplificati dai nostri “Angeli Custodi”, le signore dell’ufficio che accolgono tutti gli studenti provenienti da ogni parte del mondo come se fossero delle “mamme”. Grazie a questo ufficio e all’organizzazione veramente impeccabile il corso è cominciato senza nemmeno me ne accorgessi.
Il Q Course 02/01
Il “Q Course 02/01” cioè il secondo corso di qualificazione per il 2001, era composto da 10 ufficiali stranieri e circa una trentina di Americani.
Il corso è diviso in quattro fasi, la prima fase per gli studenti internazionali è semplicemente di acclimatazione mentre nelle altre tre si è in tutto e per tutto inseriti nel corso che seguono gli Americani. La seconda fase invece non si svolge a Ft Bragg, ma a Camp Mc Kal, o meglio Camp Mc Aushvitz come lo abbiamo soprannominato dopo i primi quarantasei giorni passati in isolamento senza televisione e telefono per avere un contatto con casa.
Prima di arrivare negli Stati Uniti credevo che i film tipo “Ufficiale e gentiluomo” o “Soldato Jane”, fossero esagerazioni, che non esistessero veramente i Sergenti istruttori che prima di iniziare il corso tengono un discorso da veri “duri” per instillare motivazione negli allievi….beh, sappiate che è tutto vero!
Sono stati giorni intensi, di addestramento e di studio; in questa fase tutti vengono portati ad un unico livello per quanto riguarda le tattiche di movimento sul terreno e le azioni basiche di una pattuglia; in particolare si approfondisce la tecnica per condurre imboscate, ricognizioni e raid.
Oltre a questo addestramento basico ci sono stati alcuni giorni dedicati ad addestramenti più specifici, come il poligono, nella zona di Ft Bragg ce ne sono più di un centinaio, oppure alcuni giorni di M.O.U.T. cioè tecniche di combattimento in centri abitati sfruttando una delle tre città che sono state ricostruite con questo scopo.
La città in mano ai ribelli
Queste ultime in particolare sono state giornate esaltanti; avevamo come compito quello di assaltare una città che era in mano a dei ribelli; fumo, esplosioni, tutto era estremamente realistico, persino la possibilità di essere colpiti in quanto abbiamo utilizzato un sistema chiamato “MILES” che è composto da un laser da montare sull’arma e da un sensore da portare addosso; quando il laser di un’arma è indirizzato verso un sensore questo comincia a suonare ed il soldato è consideratocaduto.
Dopo questa prima fase di addestramento basico siamo ritornati a Ft Bragg, ed è cominciata la fase di specializzazione, la terza. In questa fase ogni categoria si concentra sul proprio campo di interesse: i sottufficiali si dividono nei corsi per diventare esperto di armi, ingegnere, esperto in comunicazioni e medico; mentre gli ufficiali si concentrano sulla pianificazione di operazioni speciali.
Questa fase è stata di enorme interesse, ho avuto la possibilità di studiare a fondo il sistema di pianificazione delle Forze Speciali americane, l’MDMP, un acronimo che sta per “Processo Decisionale Militare”.
In tre mesi e mezzo abbiamo studiato e messo in pratica un’infinità di pianificazioni, studi approfonditi di situazioni, di operazioni; in particolare per tre settimane siamo stati a Ft Pickett, in Virginia, dove abbiamo effettuato due operazioni complete, dalla pianificazione all’esecuzione. La prima era una ricognizione dove ci hanno infiltrato con un DC-3, un piccolo aereo grande abbastanza solo per far lanciare una squadra di tredici operatori, e durante la quale abbiamo conosciuto “a fondo” le paludi della Virginia…..mentre la seconda era un’Azione diretta, un raid, durante il quale, per la prima volta in vita mia, ho volato sugli UH-60, meglio conosciuti con il nome di “Black Hawk “, gli elicotteri miliardari che sono un po’ il sogno di ogni operatore delle forze speciali del mondo….
La guerra non convenzionale
L’ultimo mese di questa fase è stato invece di preparazione per l’operazione più particolare dei Berretti Verdi: la guerra non convenzionale. Da definizione la guerra non convenzionale è la guerra condotta da gruppi di indigeni normalmente conosciuti come Guerriglieri o Partigiani, che sono equipaggiati, consigliati ed addestrati da elementi delle Forze Speciali. Gli Americani conducono questo tipo di guerra dalla Seconda Guerra Mondiale, passando per la Corea, il Vietnam o l’Afghanistan, fino ad arrivare ai conflitti dei giorni nostri come ora nello stesso Afghanistan del Nord.
Questo tipo di guerra prevede uno studio della situazione ed una preparazione incredibile, in quanto non è un’operazione che si svolge solo sul piano prettamente militare ma anche su quello civile e politico. Abbiamo potuto mettere in pratica tutte le nuove conoscenze durante la quarta e ultima fase: il “Robin Sage“. Penso di poterla definire l’esercitazione più incredibile al mondo; tutto è curato nei minimi dettagli, tutto è il più realistico possibile.
Liberiamo Pineland
Lo Stato da liberare è Pineland, che altro non è che la Nord Carolina. Tutto lo Stato “gioca”, tutti i civili della zona si sentono un po’ di Pineland, si possono addirittura utilizzare i Don, i soldi di Pineland nei negozi della nostra zona di operazioni. Fantastico il Robin Sage!
Al termine, quando finalmente Pineland è stata liberata, dopo giorni e giorni di duri combattimenti, entrando in una città della zona, mi sono sentito realmente come uno di quei soldati che entrava a Roma liberata nel ’45.
Sono un Berretto Verde
E finalmente, dopo quasi sette mesi, il 31 Agosto c’è stata la cerimonia di brevetto, durante la quale ci hanno consegnato il “berretto verde”. Sono diventato un “eighteen alfa“, un ufficiale delle Forze Speciali americane.
Non credo di essere stato emozionato come il giorno del mio brevetto da Incursore, ma di fronte ad una bandiera Americana enorme, con le note di “God bless America” quando il generale del Comando Operazioni Speciali si è complimentato e mi ha dato una pacca sulla spalla consegnandomi il berretto.. .beh, qualcosa, diciamo, ho sentito!
Questi sette mesi sono stati un’esperienza impagabile, non solo dal punto di vista professionale, in quanto potrò applicare in mille situazioni ciò che ho visto, fatto o studiato, ma soprattutto dal punto di vista umano.
Durante questo periodo sono venuto in contatto con stili di vita completamente diversi, e non sto considerando solo di quello americano, ma anche quelli di tutti gli studenti internazionali che ho incontrato, dal Venezuela all’Uzbekistan, dalla Lettonia all’Oman.
Ognuno di noi ha portato un po’ di sé, un po’ del proprio paese, catapultati tutti in quel grande pentolone di razze che è l’America.
Non siamo cambiati solo perché abbiamo studiato, lavorato e faticato, siamo cambiati perché ci siamo confrontati, perché siamo usciti dal nostro guscio, dal nostro ambiente che ci dà sicurezza.
Ci siamo resi conto che c’è sempre da imparare e, ed è questo l’aspetto più interessante, che abbiamo anche noi qualcosa da insegnare, anche ai famigerati Americani!
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