Talvolta mi è capitato di leggere sui social delle vere e proprie discussioni sul tema: quali sono le migliori Forze Speciali nel mondo? Queste improbabili classifiche vengono stilate confrontando i Reparti di Forze Speciali mondiali, secondo la personale opinione di chi scrive e sulla base di non meglio definite caratteristiche.
Secondo queste simpatiche classifiche, ecco che si legge che questo Reparto è migliore di quello per via della sua storia, che quegli altri sono i più “cazzuti” in assoluto anche se qualcuno fa notare che un loro operatore ha sulla divisa il brevetto di un’altro Reparto e non viceversa e quindi significa che….
Permettetemi qui di dire la mia.
Nell’ambito delle Forze Speciali non esiste un primo e non esiste un ultimo, non esistono i migliori e non esistono i peggiori.
Questo è un “mestiere” complicato dove le variabili possono essere infinite e l’unica differenza la fanno l’addestramento, l’equipaggiamento, la pianificazione e… la fortuna!
L’addestramento
Tanto più questo è spinto verso la realtà tanto più l’Incursore sarà preparato ad affrontare la minaccia, soprattutto quella minaccia per la quale non è stato addestrato. Questa mia affermazione può sembrare un paradosso ma è esattamente così che stanno le cose: più o meno pochi operatori devono affrontare una diversificata panoplia di missioni (leggi qui un riassunto dei compiti di un Reparto di Forze Speciali), per cui è evidente l’impossibilità di attuare un addestramento capace di affrontare, in maniera completa ed approfondita, tutti i risvolti dei compiti assegnati; questo è ancora più vero per i Reparti italiani (le cosiddette TIER 1). L’addestramento quindi dovrà essere pensato e curato in modo tale da sviluppare procedure capaci di coprire la maggior parte dei contesti operativi, compresi i possibili imprevisti.
Un esempio
A titolo di esempio posso riportare la mia personale esperienza. Negli anni ’70 in Italia imperversava il terrorismo per cui presso il GOI fu costituita L’Unità di Intervento Speciale il cui braccio operativo era il “Team Torre” (leggi qui). Il compito assegnato a questa nuova unità era, ovviamente, la liberazione ostaggi. L’addestramento, quotidiano e costante, verteva esclusivamente sulle procedure per liberare gli ostaggi sequestrati a bordo di aerei o all’interno di edifici. Nell’affrontare questo compito, a detta di molti, eravamo diventati discretamente bravi, anche se mai potemmo, per fortuna, misurarci sul campo. Poi, nel 1985, venne il sequestro della Motonave Achille Lauro (leggi qui la cronaca) che sparigliò tutto. Per la prima volta al mondo, una nave con oltre 450 persone a bordo era stato fatta oggetto dell’attenzione dei terroristi. Ovviamente l’evento colse tutti impreparati: nel mondo non esisteva né equipaggiamento né un addestramento specifico per affrontare quella improvvisa minaccia. Ci approntammo ovviamente per intervenire, ma la mancanza di specifico equipaggiamento originò la scelta dell’unica linea d’azione possibile: l’assalto a mezzo elicotteri. L’impossibilità di pianificare diverse linee d’azione ci rese immediatamente consapevoli che avremmo perso il vantaggio tattico dell’effetto sorpresa, fattore determinante nelle operazioni di liberazione ostaggi, per cui avremmo dovuto affrontare la minaccia facendo affidamento esclusivamente sul nostro addestramento.
L’equipaggiamento
Deve essere il meglio offerto dall’industria. Compito dell’operatore è di assimilare in profondità le caratteristiche di ogni singolo pezzo di equipaggiamento che gli viene assegnato, capirne le sue specificità in modo da poterlo utilizzare al meglio in condizioni di stress. Per questo l’equipaggiamento è strettamente legato all’addestramento. Compito degli uffici addetti all’approvvigionamento è senz’altro quello di stimolare l’industria militare al fine di aggiornare costantemente la qualità e la tipologia dei materiali necessari agli operatori. Infine i finanziamenti. Materiali ad alta tecnologia, quali ad esempio protezioni balistiche, sistemi per la visione notturna e per le telecomunicazioni, armi, ecc, o lo sviluppo di nuove tecnologie non ancora presenti sul mercato, hanno un costo proporzionale alla qualità della tecnologia che incorporano. Va da se, quindi, che un Reparto di Forze Speciali per essere ben addestrato e ben equipaggiato deve essere anche e soprattutto ben finanziato.
La pianificazione
Qui per pianificazione non intendo solo lo studio di un obbiettivo in preparazione di una incursione, ma anche, più generalmente, la conoscenza delle possibili minacce o delle caratteristiche di un teatro operativo nella quale il Reparto potrebbe, o dovrà, essere impiegato. Maggiori e maggiormente accurate saranno le informazioni a disposizione maggiori saranno le possibilità di successo. Le informazioni incidono significativamente anche sui due punti precedenti, l’addestramento e l’equipaggiamento. Infatti, una buona conoscenza della possibili minacce che il Reparto potrebbe dover affrontare, consentirà agli addetti all’approvvigionamento degli equipaggiamenti di meglio indirizzare la ricerca presso l’industria militare; lo stesso dicasi, ovviamente, per i responsabili dell’addestramento che potranno sviluppare procedure di combattimento più efficaci.
La fortuna
“Mancò la fortuna, non il valore” riporta una targa posta su un cippo nel deserto egiziano. Puoi essere ben addestrato, equipaggiato con il meglio che l’industria possa fornire, con informazioni dettagliate al millimetro, ma nulla è possibile contro le vicende della vita reale. Basta veramente poco per mandare a monte un’operazione perfettamente pianificata, talvolta con risvolti drammatici per la forza attaccante. Ricordiamoci che stiamo parlando di un pugno di uomini che si infiltra in profondità in un territorio controllato completamente dal nemico. Ne consegue che, in caso di scoperta, le possibilità di uscirne indenni è molto bassa e sono legate essenzialmente alla situazione operativa in cui il team si trova e alla possibilità di intervento di una Forza di reazione rapida per l’estrazione del team, la cosiddetta QRF. Negli anni le cronache ci hanno raccontato alcune di queste operazioni fallite a causa di eventi insignificanti (Operazione Eagle Claw per fare un esempio), così come ha fatto anche il cinema (Lone survivor per fare un esempio). Ma, c’è un ma: “Audentes fortuna iuvat” (la fortuna aiuta gli audaci). Ricordate l’operazione della Decima Flottiglia MAS “GA3“? Un’operazione probabilmente destinata al fallimento se la determinazione, il coraggio ed un pizzico di fortuna non avesse posto gli equipaggi dei tre maiali al posto giusto nel momento giusto.
Ma allora chi sono i migliori?
Per tornare alle improbabili classifiche citate all’inizio di questo post, è evidente che fanno sorridere gli addetti ai lavori.
Comprendo lo spirito di questi commentatori e ne apprezzo anche la simpatia che hanno nei confronti dei nostri Reparti di Forze Speciali, ma vorrei anche dire loro che le loro classifiche sono improponibili per i motivi che ho cercato di esprimere qui sopra.
I Reparti si confrontano continuamente, anche a livello internazionale, con scambi addestrativi ed esercitazioni. Taluni Reparti hanno in essere anche dei programmi di scambio di personale (PEP, Personnel Exchange Program, è il programma di scambio personale della Marina degli Stati Uniti) dove i rispettivi operatori si addestrano per un lungo periodo presso Reparti stranieri. L’obbiettivo di questi programmi non è certo quello di stabilire chi è il migliore, ma di integrare i partecipanti nell’organizzazione ospitante come se appartenessero al Reparto a cui sono assegnati. Questa integrazione consente un confronto franco e uno scambio informativo importantissimo su quelle che sono le procedure adottate nei vai teatri operativi e sugli equipaggiamenti in dotazione, a vantaggio di tutti.
Infine consentitemi un appello ai giovani.
Non fatevi ingannare dalla pubblicità o sull’aurea di invincibilità con la quale anche noi, talvolta, descriviamo i nostri Reparti. Noi vecchi archibugi abbiamo trascorso tutta la vita in questo mondo affascinante e tendiamo, a volte, ad esaltarne solo alcuni aspetti.
Come detto quello dell’Incursore è certamente un “mestiere” affascinante, ricco, variegato, certamente non noioso: ma non è un gioco!
Se sei intenzionato ad arruolarti, come io spero e ti auguro, deve esserti chiaro che ti sarà richiesto, per tutta la durata del tuo servizio, un impegno massimo, determinante, improrogabile. Dovrai porre i sacrifici in cima ai tuoi interessi perché l’addestramento, quotidiano e costante, è sacrificio, perché quando sarai in operazione non ci saranno scappatoie per cui, come diciamo noi, più sudi in addestramento meno sanguinerai in battaglia. In cambio avrai però l’onore di far parte di qualcosa di più grande e, soprattutto, farai il “mestiere” più bello del mondo!
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Da ragazzetto sognavo…. sognavo tanto… e parte di quel sogno è uno scudetto degli Incursori di Marina che a distanza di 30 anni ho ancora nel cassetto.
Il sogno si infranse durante la visita medica ma l’amore per i Caimani non è mai mancato.
Ed anche stanotte, alla prova generale della Parata, il mio urlo “DECIMA SEMPRE!” è risuonato su Via dei Fori Imperiali!
bellissimo articolo e descrizione più che veritiera. complimenti. MEMENTO AUDERE SEMPER
Complimenti Mauro, equilibrato ed arguto. Complimenti anche per l’onestà intellettuale dimostrata nell’evidenziare tutti gli aspetti che contribuiscono al successo o meno di un operazione. La realtà presenta sempre un imprevedibilità che solo i migliori, magari con un pizzico di fortuna, riescono a governare. Complimenti.
grande Mauro, sempre diretto, preciso, puntuale in modo semplice ma efficace!!! permettimi di dire: da vero Incursore!!! ;-))
Grazie Mauro ! Esaustivo concreto ed istruttivo come sempre per noi non addetti ai lavori. Decima !