Era un’assolata mattina dell’estate del 1973, attraversavo Piazza San Michele a Solofra, un paese di montagna della provincia di Avellino. Alzai lo sguardo e di fronte a me vidi un grande manifesto “vieni in marina, sarai un tecnico girerai il mondo”! Come Saulo sulla via di Damasco, rimasi folgorato e dissi:” Io voglio andare qui”!!!. Tornando a casa ne parlai a mio padre che avrebbe dovuto firmare il mio arruolamento, essendo io ancora minorenne. All’epoca frequentavo il ginnasio “Antonio Rosmini” in un collegio in provincia di Napoli, ma lo avevo lasciato per una “breve vacanza” a Rho in provincia di Milano che era durata circa un anno e mezzo durante la quale comunque avevo lavorato prima in un’azienda che produceva materiali isolanti e poi in una di carpenteria in ferro dove ero diventato un esperto saldatore. Al termine della pausa Meneghina ero tornato a Solofra, ma quel paese mi stava stretto e dopo il primo rifiuto di mio padre di firmarmi la domanda di arruolamento lo convinsi, firmò! Fui chiamato a Taranto nella primavera del 1974 per essere sottoposto alle visite mediche e psicoattitudinali previste da concorso e ai primi di maggio del 1975 la partenza per la Scuola Sottufficiali di La Maddalena. Ricordo gli occhi preoccupati di mia madre che sulla porta di casa mi salutava, mio padre mi accompagnò alla stazione. Un viaggio lungo e avventuroso, sognavo il mare che conoscevo pochissimo infatti, nonostante lo avessi visto più volte, non sapevo nuotare.
Inizia l’avventura: le Scuole C.E.M.M.
In treno, la littorina, da Solofra raggiunsi Napoli da qui cambiai e con un treno Rapido arrivai a Roma Termini e a seguire, sempre in treno, Civitavecchia. A piedi raggiunsi il Forte Michelangelo, sede della locale Capitaneria di Porto, dove incontrai quelli che sarebbero diventati i miei “fra’ di corso”, il Corso 74C. Eravamo tanti e provenienti da tutta Italia e tutti tra i 16 e 18 anni, io ne avevo 17 e mezzo.
In serata, accompagnati da un Istruttore venuto apposta per noi da La Maddalena il Capo 1^cl. Palmieri, l’imbarco su uno dei traghetti della Tirrenia con destinazione Olbia. Del treno sapevo tutto ma non ero mai stato su una nave e ogni cosa per me era nuova. Mi avevano assegnato una poltrona per la notte, ma la mia eccitazione era tale che la passai vagando per la nave e sul ponte di coperta per godermi quella straordinaria avventura. All’alba del giorno successivo l’arrivo a Olbia da qui in Pulman raggiungemmo Palau e poi con il traghetto “Caronte” arrivammo a La Maddalena, nella Scuola Sottufficiali Domenico Bastianini, le Scuole C.E.M.M..
Il Tecnico di Macchine
Qui la consapevolezza che mi avevano assegnato la categoria di TM/Mc, Tecnico di Macchine, allora ignoravo cosa volesse dire ma presto ne appresi il pieno significato. Nei giorni successivi l’incontro traumatico con Cochise il barbiere che in pochi minuti mi trasformò tanto da avere io stesso difficoltà a riconoscermi, non avevo più i capelli. Nei giorni successivi la vestizione con l’assegnazione della mia matricola 74VC0047M stampata su tutto il vestiario e che mi avrebbe accompagnato fino al congedo.
Alle C.E.M.M. trascorsi un anno con giornate scandite dagli orari della varie attività: sveglia all’alba, ginnastica, colazione, scuola, pranzo, studio pomeridiano a volte obbligatorio oltre l’orario, cena e poi a letto, poche volte in prigione su un tavolaccio inclinato, il tutto scandito da squilli di tromba. Ero abituato alla disciplina, non mi pesava perché l’avevo vissuta nel collegio dove avevo frequentato le scuole medie e il ginnasio. Ogni spostamento alla Bastianini avveniva sempre inquadrati per sezione. La libera uscita, la franchigia, il giovedì pomeriggio e il fine settimana con compresa l’imbarazzante visita igienica obbligatoria durante la quale dovevi mostrare i tuoi “gioielli di famiglia ” all’infermiere di turno: tante volte mi sono chiesto se il poverino provasse lo stesso mio imbarazzo.
Cari genitori, iniziavano sempre così le lettere che scrivevo ai miei, allora non avevamo i cellulari e le poche telefonate, dal telefono pubblico, le facevo ai vicini di casa che dalla finestra chiamavano mia madre che poverina correva alla cornetta per pochi “scatti” la paga era di 34 mila lire al mese.
L’incontro che cambia la vita
Fu proprio alla Scuola Bastianini che avvenne il vero cambiamento della mia vita, l’incontro con gli Istruttori della Scuola Incursori che erano venuti a proporci il Corso Ordinario Arditi Incursori di Marina. Sapevo solo che questi, gli Incursori, facevano paura perché durante le guardie notturne gli istruttori dicevano: “stai sveglio, stanotte potrebbero venire gli Incursori”!!
Ignaro di cosa o chi o dove fossero gli Incursori di Marina decisi di aderire alla proposta solo perché lo avevano fatto i miei più cari Fra’ di Corso per cui venni sottoposto, lì alla Bastianini, ad ulteriori visite mediche: pressione, peso, altezza, cuore, occhi, denti etc. etc. etc .
Trascorso e superato in modo brillante il corso alla Maddalena a maggio del 1976 imbarcai sull’incrociatore lanciamissili portaelicotteri Caio Duilio, numero distintivo 554, con base a Taranto. Il Duilio, ora in disarmo da anni, era una nave bellissima, era l’ammiraglia della 2^ Divisione Navale ed io ero diventato un Sottocapo Meccanico della Marina Militare Italiana.
Per il mio Tirocinio Pratico fui assegnato all’apparato Macchine di Poppa con servizio di guardia all’evaporatore, l’apparecchiatura per la produzione di acqua dolce necessaria ai servizi e impianti di bordo. Qui nuove avventure con le uscite in mare e le serate passate a “poppetta” a godermi la bianca scia delle eliche; amavo quei momenti passati in silenzio al buio seduto su un cavo d’ormeggio abbisciato.
Ripensamenti
Il vero trauma avvenne a gennaio del 1977 quando con una inaspettata missiva venivo chiamato alla Scuola Incursori a La Spezia. Avevo dimenticato quella scelta fatta a La Maddalena e comunque non desideravo più andarci perché solo io del mio Corso ero risultato idoneo alla specialità Incursori, i miei Fra’ imbarcati con me sul Duilio e sul resto delle navi dell’intera Squadra Navale, non avevano superato le visite mediche. Volevo restare a Taranto e non lasciare i miei amici.
Furono vane le numerose telefonate fatte dal mio Direttore di Macchine, Capitano di Corvetta Piccirillo, alla Scuola che mi obbligava a recarmi al Varignano per firmare la rinuncia al Corso Incursori, così preparai il mio zainone e il 10 gennaio del 1977 raggiunsi il Varignano … ma questa è un’altra storia.
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