I giorni, i mesi con gli anni trascorrevano inesorabilmente, il Gruppo si apriva sempre di più all’impiego in operazioni puramente terrestri; fu così che il 16 Marzo del ’78, alle nove e tre minuti di mattina, quando a Roma fu rapito Aldo Moro, in Italia non lo sapeva nessuno ma da noi, al Gruppo Incursori l’antiterrorismo era già nato da tempo. Quando il 9 Maggio fu ritrovato il corpo di Aldo Moro, noi tutti da tempo avevamo acquisito una certa esperienza nel settore ed avevamo fatto passi da gigante nell’antiterrorismo.
Il primo intervento contro il terrorismo
Il primo intervento ufficiale che il Gruppo Incursori fu chiamato a svolgere nel campo dell’antiterrorismo si sviluppò per lunghi mesi sulla tratta ferroviaria fra Firenze e Bologna, in seguito alla strage dell’attentato al treno Italicus; lungo i binari ferroviari del percorso furono trovate numerose cariche di esplosivo.
Il giorno che lo Stato Maggiore Marina decise di far intervenire il Gruppo Incursori, era il 25 Aprile 1975, un giorno festivo, come gran parte delle volte in cui il Gruppo venne allertato per una qualsiasi esigenza. Attorno al grande tavolo verde della segreteria del Gruppo, che era in piazzale terzo fabbricato, si ritrovarono otto operatori, i quali fecero i previsti bagagli operativi e furono inviati al locale cinema di Maridepocar (La Spezia) per assistere ad un briefing tenuto da uno spaesato ufficiale arrivato con poche ed incerte notizie da Roma.
A caccia di terroristi
Seguiamo ora il racconto di uno di quei protagonisti di quella che poi a detta di tutti si rivelò la prima operazione di antiterrorismo del Gruppo Incursori:
… Confluirono su di noi marinai e soldati per una compagnia di formazione che l’indomani conducemmo ad Arezzo con i nostri camion. Si mescolarono ben bene le carte fra noi incursori, sei carabinieri, un ufficiale subalterno del San Marco, novanta sentinelle, un plotone del Genio Trasmissioni e un plotone di conduttori dell’Esercito, in una caserma mezzo dismessa collocata al centro di Arezzo dove con il nostro risaputo attivismo, seminammo letteralmente lo sgomento. L’infaticabile colonnello Vladimiro R., comandante dell’operazione, ci portò da Firenze gli ordini e ci assegnò la tratta da vigilare. Il sergente Carletto si distinse, la prima domenica sul posto, per le sue doti di topografo: il T.V. Bartolozzi comandante della Compagnia, dichiarò sbalordito che era la prima volta che vedeva una Tavoletta topografica al 25.000 e fu trascinato fra vigne e scarpate e terrapieni a riconoscere i posti di vigilanza e ricognire gli itinerari. Il signor Bartolozzi non aveva mai visto un plotone e neon sapeva nulla del mestiere. I posti di vigilanza, scoprimmo in seguito, erano gli stessi che un tempo attivavano quando Mussolini transitava in treno da quelle parti.
Fu attivata una stazione radio capomaglia su chiamata ADA che aveva rizzato l’antenna nell’aia di una fattoria a Castiglion Fibocchi.
Fanti e marinai
I fanti ed i marinai dimostrarono un fantasia fervidissima per proteggere la tendina che montavano ogni sera nei pressi dei punti di vigilanza dislocati ogni dove lungo i binari.
Noi che prendiamo sempre seriamente tutte le cose, li insidiavamo ognora pretendendo la correttezza della procedura, l’allerta costante, la puntualità, i collegamenti, il colpo in canna, la sicurezza inserita: loro avevano disseminato le vie di possibile avvicinamento di trappole. Alcuni di noi, individuavamo altre vie di avvicinamento: qualcuno fu salvato letteralmente dalla nicchia salva uomo in galleria a Bucine; un altro si fece passare, ultima risorsa, un intero convoglio stando spiaccicato sulle traversine, nella galleria curva, fra i punti di controllo 6 e 7. Nonostante tutto, accadde che alcune sentinelle andassero, scapicollandosi per i loro sentieri, armi a tracolla, a prendere il caffé alla Casa del Popolo. Però, chi fino ad allora aveva seminato cariche esplosive, dovette cambiare abitudini: non se la sentì più di andare a giro con le sue cariche da quelle parti dove imperversavano due plotoni imprevedibili, istruiti, assillati e protetti da un manipolo di Caimani col Basco Verde.
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Salve, ho letto l’articolo con molto interesse e posso testimoniare che quanto hai detto è tutto vero perché..io c’ero! Facevo parte del gruppo di 40 marinai MA/SDI che sotto la vostra guida facevano la guardia ai posti di vigilanza della linea ferroviaria Bologna-Firenze, assieme ai parà della Folgore e agli avieri dell’Aeronautica. Mi ha fatto piacere il tuo ricordo delle trappole che avevamo disseminato lungo i percorsi e che erano destinate principalmente a voi che vi divertivate a farci le imboscate durante le ispezioni. Ebbene, l’inventore di quelle trappole ero io! Una sera mi ritrovai la pistola puntata alla testa da uno di voi durante un’ispezione. La mattina successiva corsi ai ripari e mi recai allo spaccio per acquistare una lampadina, una batteria da 4,5 volt e una spagnoletta di filo di cotone nero, con cui mi inventai il mio sistema d’allarme. Legai il filo ad un albero e lo feci passare tutt’attorno alla postazione. All’altro capo legai uno stuzzicadenti che, inserito tra un polo della batteria e un contatto della lampadina, teneva aperto il circuito. Tirando il filo, lo stuzzicadenti saltava chiudendo il circuito e accendendo la lampadina. Sistemai anche barattoli e bottiglie lungo le vie d’accesso in modo da non far passare inosservati eventuali intrusi. Funzionò alla grande e passai il “brevetto” ai commilitoni. Non ricordo chi è che fregai, ricordo solo che mentre andava via gli scappò un “che figli di puttana”! Abbiamo proseguito poi la leva come sergenti fino ad agosto 1976. Ne approfitto ora per chiederti se vuoi unirti al nostro gruppo WhatsApp chiamato Noi MA/SDI di Cesano istituito esattamente cinque anni fa ad oggi dopo un lavoro certosino del nostro commilitone Gino Lenguito che è riuscito a rintracciare tutti dopo un gran lavoro di investigazione. Proprio oggi ci proponevamo di rintracciare anche il nostro comandante Bartolozzi e tutti gli incursori. Questa potrebbe essere l’occasione giusta per allargare il gruppo anche col tuo aiuto. Abbiamo in programma anche un incontro per l’anno prossimo ad Arezzo dopo quello di quest’anno a Cesano, nel cinquantesimo anniversario. Un caro saluto e a presto!
Buongiorno Marco,
innanzitutto grazie per la tua testimonianza.
Come puoi vedere ho cancellato il contatto telefonico di Guido perché, per la sua privacy, è meglio che non sia reso pubblico.
Provvederò ad inviarlo privatamente ad Antonio, l’autore del racconto che hai letto.
Un cordiale saluto
Mauro