B.G.5

Operazione BAIA DI GIBILTERRA 5 (B.G.5)

Licio VISINTINI

Licio VISINTINI
SLC 228

Giovanni MAGRO

Giovanni MAGRO
SLC 228

Girolamo MANISCO

Girolamo MANISCO
SLC 229

Dino VARINI
SLC 229

Vittorio CELLA
SLC 236

Salvatore LEONE
SLC 236

Decorazioni assegnate

Licio VISINTINI
Giovanni MAGRO
Girolamo MANISCO
Dino VARINI
Vittorio CELLA
Salvatore LEONE

Medaglia d'Oro al Valor Militare
Medaglia d'Oro al Valor Militare
Medaglia d'Oro al Valor Militare
Medaglia d'Argento al Valor Militare
Medaglia d'Argento al Valor Militare
Medaglia d'Argento al Valor Militare

CADUTO
CADUTO
PRIGIONIERO
PRIGIONIERO
RIENTRATO
CADUTO

LA SQUADRIGLIA DELL’ORSA MAGGIORE

Nel porto di Gibilterra, all'inizio di Dicembre 1942, erano entrati la corazzata NELSON, l'incrociatore RENOW e le portaerei  FORMIDABILE e FURIOS: era gran parte  della rinnovata squadra navale inglese. 

Gli Inglesi erano all'erta; forti delle conoscenze acquisite sulle metodiche di attacco degli italiani avevano potenziate le difese nel tentativo di impedire il minareto delle navi.  Le reti a protezione del porto e delle navi erano state rafforzate impiegando delle ostruzioni che avevano un lungo imbando che si distendeva sul fondo, esse variavano nel numero, ma non erano mai inferiori a tre. La loro apertura non avveniva mai contemporaneamente. Inoltre cariche esplosive subacquee venivano lanciate ad intervalli di circa 10 minuti. Riflettori posizionati in punti strategici illuminavano a giorno lo specchio d'acqua interessato. 

Licio VISINTINI,  (una delle figure più fulgide degli uomini dei mezzi d'assalto) fondatore della "Squadriglia dell'Orsa Maggiore", sapeva tutto questo grazie ad un osservatorio sistemato dietro ad un oblò dell'Olterra, dalla quale spiava, con cronometrica assiduità, tutto ciò che avveniva nella baia e nel porto, per rendersi padroni delle abitudini degli avversari. 

Ciò era possibile grazie ad uno speciale cannocchiale panoramico, con il quale si potevano distinguere gli anelli al dito delle sentinelle della storica fortezza. Strana situazione: il nemico, che aveva intensificato la vigilanza  fino a garantire l'assoluta impenetrabilità dei suoi sistemi difensivi,  era, a sua volta vigilato in tutte le mosse. 

Gli uomini dell'Olterra si erano ormai resi conto che solo un miracolo avrebbe permesso loro di passare  attraverso le maglie della difesa. Ma ciò non vinse la forza del loro animo.

Dal diario professionale del T.V. Licio VISINTINI riproduciamo le fasi salienti della preparazione e dell'azione:

26 novembre: mi presento all'Ammiraglio Varoli il quale mi consiglia di preferire, sopra ogni obiettivo le navi da battaglia. Non ricevo alcuna istruzione scritta e mi si concede ogni libertà di decisione.

27 novembre: il tempo impedisce osservazione utili

28 novembre: il tempo impedisce osservazione utili

29 novembre: il tempo impedisce osservazione utili

30  novembre: alle 17.00 Manisco ed io eseguiamo una immersione di ambientamento e per prova uscendo dal portello ed eseguendo una ispezione in carena. Durante la guardia all'osservatorio dalle 23.00 alle 0100 posso constatare che la vedetta lancia alla porta Sud. Intervallo medio tra bomba e bomba 15 minuti.

Prima di partire rivolgo una preghiera a Dio affinché coroni le nostre fatiche col premio della vittoria e affinché guardi benignamente l'Italia e la mia mutilata famiglia. VIVA l'ITALIA.

La motonave Olterra
La motonave Olterra

Un maiale in navigazione subacquea

1 dicembre: il tempo è decisamente migliorato. Le acque rimangono molto torbide per la gran pioggia che è caduta. ... Dalla guardia notturna all'osservatorio risulta quanto segue: 

  • I proiettori accendono di rado.
  • Una piro vedetta, in moto a luci spente, percorre l'asse della rada.
  • Una piro corvetta, ferma a luci spente, presso porta nord.
  • Una motovedetta, a luci accese, fa la spola fra il molo carboni, porta nord e porta sud lanciando bombe di profondità che scoppiano circa ogni dieci minuti per tutta la durata della notte.

2 dicembre: continuano i lavori di montaggio dell'apparecchio 229 che è pronto alle 16.00 e che dà un buon esito alla vascatura. Manisco esegue l'assetto posandosi sul fondo della vasca.


3 dicembre
: si iniziano i lavori di montaggio definitivo dell'apparecchio 236.

4 dicembre: continuano i lavori di montaggio dell'apparecchio 236, il quale è pronto  a mezzogiorno. M'immergo e controllo  l'afflusso  dell'aria, i consumi delle pompe ed il manometro di profondità. Tutto molto bene. ... Nelle prime ore del pomeriggio si apre l'apparecchio 228 per la verifica delle batterie.

5 dicembre: alle 10.00 Manisco prova in vasca l'apparecchio 228 pronto in guerra. .... Si inizia subito l'apertura del 229 per eseguire la verifica  delle batterie.

6 Dicembre: in mattina Cella prova l'apparecchio 229. Tutto bene tranne una infiltrazione d'acqua a prora ...  Ci sono finalmente degli arrivi: alle 13.00 sono nell'interno del porto militare La Nelson, la Rodney, la Renow, la Formidable e la Furios. Decido senz'altro di operare domani sera. ... La vigilanza si svolge esattamente come la scorsa notte e mi dà l'esatta impressione che non ci sia  alcun sospetto da parte inglese sul colpo che stiamo per sferrare alle loro navi.
Se domani troveremo le stesse condizioni credo che passeremo.

7 dicembre: ore 17.00. La carica  delle batterie è stata staccata alle 10.00. Gli apparecchi sono pronti e le cariche sono innescate. Si possono vedere i tre SLC allineati in fila, davanti all'acqua, e sembrano tre piccoli temibili vascelli. Usciremo in mare ed in tutti i modi siamo risoluti a vendere molto cara la nostra pellaccia.

Gli obiettivi sono:

  • NELSON: io
  • FORMIDABLE: Manisco
  • FURIOS: Cella

Credo di aver previsto tutto. Comunque ho la coscienza perfettamente tranquilla perché so di avere dedicato tutto me stesso per il raggiungimento ed il successo di questa operazione.

Prima di partire rivolgo una preghiera a Dio affinché coroni le nostre fatiche col premio della vittoria e affinché guardi benignamente l'Italia e la mia mutilata famiglia. VIVA l'ITALIA.

I tre equipaggi uscirono con ritardo e separati tra loro per cause banali, dovute  inizialmente  ad un errore sulla sistemazione dei comandi al timone e poi per piccole avarie.

La coppia VISINTINI - MAGRO uscì alle 23.15, procedendo verso le ostruzioni battute dal fascio dei proiettori e vigilate febbrilmente dalle vedette, sotto gli schianti delle bombe di profondità, lanciate a brevissimi intervalli. Giunse alle ostruzioni e le superò.

Un rapporto britannico, diretto all'ufficio storico, riferisce: 

Una coppia entrò nel porto, ma poi perì in seguito ad attacchi di bombe di profondità. 

Non poteva che essere la coppia VISINTINI - MAGRO

La  seconda coppia, MANISCO - VARINI, uscì alle 24.15 e,  sempre secondo il rapporto britannico, fu avvistata da una sentinella, illuminata e attaccata dai colpi di un cannone e di bombe di profondità. I due incursori furono recuperati da una nave mercantile. Gli inglesi, analizzando le dichiarazioni dei due operatori, ritennero che essi fossero stati portati dall'Italia dal sommergibile Ambra.

La terza coppia, CELLA - LEONE,  anch'essi attardati per alcune avarie, uscirono dall'Olterra  alle 01.40 , quando  l'allarme era già scattato. Solo CELLA riuscì a rientrare alla base, mentre andò perso il suo secondo, probabilmente ucciso da una carica, dopo essere stato sbalzato fuori dal seggiolino del suo SLC.

Dal libro "Uomini contro Navi " di Bebbe Pegolotti leggiamo la tragica conclusione di questa missione: 

Finita la missione nel segno dell'audacia senza limiti costò più che una decimazione della Squadriglia. Anche Leone morì, mentre Manisco e Varini rimasero prigionieri. ... I cadaveri di Visintini e Magro furono ripescati qualche giorno più tardi nel porto di Gibilterra e gli inglesi resero gli onori militari. Lionel Crabb, Tenente di Vascello e capo dei servizi di sicurezza  subacquea, "detto uomo rana", gettò una corona  di fiori sulle acque. ... Per questo gesto cavalleresco non mancò, tra gli ufficiali della roccaforte inglese, chi gli mosse antipatiche critiche. ... Così da combattente a combattente , non poteva che inchinarsi davanti al coraggio e al sacrificio.