Mezzi subacquei

Il Siluro a Lenta Corsa della Decima MAS

...Il primo esemplare del nostro apparecchio è ormeggiato sul bordo della scalea di pietra che s'affonda nelle acque scure del bacino di carenaggio Nord, il più grande di tutti. La porta del bacino è chiusa: per estrema misura di sicurezza è stato disposto che la prima navigazione subacquea dell'S.L.C. avvenga in acque chiuse. "Così sarà più facile ripescare i corpi", scherza macabramente il capo dei palombari...

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Semovente Tesei 1935

Primo prototipo Semovente Tesei

Teseo TESEI
Teseo TESEI
Elios TOSCHI
Elios TOSCHI

Era il 1935 quando due Capitani del genio Navale, Teseo TESEI ed Elios TOSCHI (ambedue direttori di macchina su sommergibili del tipo "H" del 1° Gruppo di base alla Spezia), cominciarono a lavorare su di un'idea che Tesei aveva avuto fin dal 1927 quando ancora frequentava l'Accademia Navale.

L'idea, semplice ma allo stesso tempo rivoluzionaria, consisteva nel trasportare una carica esplosiva sotto lo scafo di una nave nemica ormeggiata nelle acque tranquille di un porto. Per fare ciò, due uomini, a cavalcioni di una specie di siluro e muniti di un qualche tipo di autorespiratore subacqueo autonomo, dovevano essere rilasciati nelle vicinanze del porto nemico, infiltrarsi all'interno di esso e applicare la carica esplosiva capace di affondare il bastimento.

Fu, come detto, nell'ottobre 1935, dopo aver ottenuto il benestare dello Stato Maggiore Marina, che i due ingegneri iniziarono a dar vita alla loro idea. Da normali siluri da 533 mm, utilizzando anche materiali di scarto (come il motore elettrico di un ascensore), ridisegnarono completamente la testa, il corpo principale e la coda, inserendo timoni di quota e di direzione maggiorati nonché tutto l'attrezzatura e la strumentazione necessaria per l'assetto e la navigazione subacquea di questo strano mezzo. Erano nati i "semoventi Tesei" successivamente meglio conosciuti come SLC  (Siluri a (di) Lenta Corsa) o maiali, ma soprattutto era nata una nuova forma di guerra marittima, capace di sconvolgere per sempre le tradizionali forme di lotta sul mare.

Il "maiale", in particolare quello utilizzato durante la seconda Guerra Mondiale, aveva le seguenti caratteristiche di massima:

Lunghezza fuori tutto
Diametro del corpo cilindrico
Altezza massima (esclusi operatori)
Larghezza massima (alle staffe)
Peso totale
Potenza motore
Velocità massima
Autonomia

mt 7,30
mt 0,53
mt 1,30

mt 0,90

kg 1.400
HP 1,6
circa 3 nodi
circa 15 Mgl alla velocità di 2,3 nodi

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Vediamo ora quali erano i componenti principali di un Siluro a Lenta Corsa. Partendo dalla prora, il semovente era costituito dalla Testa Esplosiva, dalla Testa di Servizio, dal Corpo Centrale e dalla Coda.

TESTA ESPLOSIVA (o testa di manovra)
La testa era costituita da un cilindro che conteneva circa 230 kg di esplosivo Tritolital. Il cilindro, staccabile dal resto del "siluro", aveva l'estremità anteriore arrotondata per renderla idrodinamica e alloggiava le spolette meccaniche ad orologeria per lo scoppio della carica, nonché i golfari per la sospendita della carica sotto lo scafo della nave nemica.
La testa era mantenuta in posizione sul corpo centrale dell'SLC mediante una braga munita di galletti filettati che venivano svitati al fine di allentare la braga e consentire il distacco della carica esplosiva dal resto dell'apparecchio. Negli ultimi modelli di SLC la braga venne eliminata e sostituita con un lungo perno centrale a vite che attraversava longitudinalmente la testa stessa e che poteva essere bloccata o sbloccata agendo su una grossa "farfalla" posta sull'estremità anteriore.
Infine furono realizzate teste con due cariche esplosive per l'attacco a navi mercantili. Le due cariche erano separabili individualmente e avevano spolette ad orologeria indipendenti.

TESTA DI SERVIZIO
La testa di servizio aveva forme arrotondate nella parte anteriore per agevolare la navigazione dopo che la testa esplosiva era stata distaccata.
Essa conteneva la cassa assetto di prora e tutto il complesso dei comandi per il controllo dell'apparato di propulsione.

CORPO CENTRALE
Nel corpo centrale, internamente, trovavano posto gli elementi delle batterie di accumulatori con i relativi collegamenti elettrici, il motore elettrico e la pompa esaurimento casse assetto.
Nella parte esterna del corpo centrale si individuavano tutte le facilitazioni e le attrezzature per la condotta dell'apparecchio. In particolare, a partire da prora si individua: un frangionde - inizialmente in celluloide trasparente sostituito successivamente da lamierino di metallo -, che aveva il compito di proteggere il posto di pilotaggio ed il cruscotto. Il cruscotto, detto anche cassetta strumenti, era un pannello a tenuta stagna che conteneva un profondimetro, una bussola magnetica tipo "Lazzarini", un orologio, un voltmetro, due ampérometri ed una livella a bolla d'aria per il controllo dell'assetto longitudinale.

Testa esplosiva di un SLC
Testa esplosiva di un SLC

Il posto di pilotaggio comprendeva anche la timoneria; essa era composta da un volantino di generose dimensioni il quale combinando i movimenti tipo cloche di aereo, agiva sui timoni poppieri di quota e di rotta attraverso dei frenelli in cavetto metallico. Completavano infine il posto di pilotaggio il volantino calettato su un reostato per la regolazione della velocità del motore elettrico, i comandi che agivano sulle pompe delle casse assetto ed un volantino che comandava un rubinetto a più vie per regolare la mandata di acqua alle casse assetto e per affinare l'assetto generale dell'apparecchio mediante il travaso di acqua dalla cassa di prora a quella di poppa e viceversa.

Posto di pilotaggio di un SLC
Posto di pilotaggio di un SLC

Subito a ridosso del posto di pilotaggio era ricavato il sedile sagomato del primo operatore, che era deputato alla guida dell'apparecchio.
Il sedile del pilota era separato da quello del secondo operatore da una struttura che conteneva la cassa della rapida e le relative bombole di aria compressa caricate a 200 atmosfere. La rapida veniva allagata mediante una leva sistemata sul lato sinistro della cassa stessa, la quale agiva direttamente su una valvola a fungo, denominato sfogo, posto sul cielo della cassa rapida; lo sfogo terminava con un corto tubo corrugato in gomma. Per l'esaurimento veloce della cassa, ovvero per dare all'apparecchio un consistente aiuto al galleggiamento in situazioni di emergenza, si "sparava" al suo interno mediante un rubinetto e dopo aver chiuso la valvola a fungo, l'aria compressa contenuta nelle due bombole.

La cassa rapida di un SLC
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Chiudeva il corpo centrale dell'apparecchio, subito alle spalle del sedile del secondo operatore, una struttura metallica destinata ad ospitare un autorespiratore di emergenza, un tubo stagno contenente viveri ed una "cassetta attrezzi".

La cassetta attrezzi era costituita da una serie di attrezzature speciali:

  • alzareti, ovvero un piccolo paranco destinato al sollevamento delle reti messe a protezione dei porti
  • tagliareti, ovvero una grossa cesoia, inizialmente azionata a mano, successivamente sostituita da una ad aria compressa
  • sergenti, speciali morsetti a vite che venivano utilizzati per fissare la carica esplosiva alle alette anti rollio delle navi
  • ascensore, costituito da un semplice cavetto avvolto su un pezzo di legno che, una volta srotolato, consentiva all'operatore di raggiungere la superficie senza perdere il contatto con l'apparecchio
Cassetta attrezzi di un SLC
Cassetta attrezzi

CODA
Oltre che costituire la cassa assetto poppiera, la coda era attraversata longitudinalmente dall'asse dell'elica. Sull'esterno era fissata un'armatura che comprendeva una specie di gabbia per la protezione dell'elica e gli attacchi dei timoni verticali e orizzontali. Questi ultimi erano sistemati a poppavia dell'elica e, come detto, erano collegati ai relativi comandi a mezzo di un sistema di pulegge di rimando e di frenelli in cavetto metallico.

parte poppiera di un SLC
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Le immagine di questa sequenza fotografica sono tratte da http://miles.forumcommunity.net/?t=39975443

Come veniva sollevata la rete parasiluri dagli operatori degli SLC
Come veniva sollevata la rete parasiluri dagli operatori degli SLC

sequenza-attacco

Junio Valerio BORGHESE

Il Comandante della Decima Flottiglia MAS, 
Principe J. Valerio BORGHESE

E' J. Valerio BORGHESE, Comandante della Xa Flottiglia MAS, che attraverso il suo libro "Decima Flottiglia MAS, dalle origini all'armistizio" ci regala una chiara spiegazione di quali furono le spinte che portarono alla nascita della nuova, rivoluzionaria arma, capace, come detto, di cambiare per sempre le tradizionali forme di lotta sul mare:

...2 ottobre 1935. L'Italia si è mossa verso l'Africa Orientale. Da un momento all'altro gli eventi potrebbero precipitare. Se anche non siamo pronti e se la prospettiva di uno scontro con la flotta inglese, la più forte del mondo, può essere preoccupante, non importa; ogni ufficiale, ogni marinaio è al suo posto di responsabilità e di dovere.

Per narrare la storia dei mezzi d'assalto e le ragioni che li originarono debbo risalire, più che ai precedenti dell'altra guerra, a questa data: perché fu appunto in conseguenza degli avvenimenti minacciosi di quei giorni che si impose la necessità di realizzare la nuova arma.

Come avrebbe potuto l'Italia resistere al tentativo inglese di piegarla con la forza e col peso della sua schiacciante flotta? In una guerra aereo-marittima, qual era quella che incombeva, le nostre possibilità erano scontate in anticipo: immensa la sproporzione fra le relative capacità di produzione industriale;  immenso il divario nelle possibilità di rifornimento. Ci saremmo trovati rinserrati nella nostra piccola e scomoda penisola, costretti in breve tempo alla fame dal blocco inglese.

Come uscirne? Ed ecco farsi strada questa idea: occorre creare uno strumento di distruzione il cui impiego improvviso e tempestivo provochi "una forte riduzione iniziale della forza navale nemica con azioni di sorpresa, basate sulla novità del sistema e sulla decisione degli attaccanti nei primi giorni di guerra".

Qualche cosa di nuovo, di insospettato, di rapida costruzione, di impiego immediato che, portando la distruzione nel campo nemico fin dall'inizio delle ostilità, ci metta in grado di affrontare la lotta in condizioni di parità di forze o, per lo meno, in condizioni di minor svantaggio. Un'arma la cui forza consista nella sorpresa, cioè nel segreto sulla sua esistenza: ed il cui impiego debba essere pertanto adottai in massa, e contemporaneamente sui vari obiettivi, perché, scaduto il segreto, le possibilità saranno infinitamente ridotte mentre l'impiego diverrà assai più difficile e rischioso...

Inutile dire che questo nuovo, segreto strumento altro non era che il Siluro di Lenta Corsa di Tesei e Toschi.

Ma perché il Comandante fa risalire al 1935 la genesi della storia dei mezzi d'assalto italiani? E perché è così pessimista nei confronti delle possibilità della Marina Militare italiana di sostenere uno scontro con la Marina inglese?

Siamo negli anni '30, gli anni dell'espansionismo imperiale voluto dal governo di Benito Mussolini che aspirava alla ricostituzione di un impero, sullo stile del più grande impero di tutti i tempi: quello romano. Erano gli anni in cui Gran Bretagna e Francia possedevano importanti imperi in Africa, così come molte altre nazioni europee. 
E' il 2 ottobre 1935 quando, dal balcone di palazzo Venezia, Mussolini proclama alle folle la guerra all'Etiopia.

 

Ma le mire espansionistiche italiane hanno già provocato delle importanti reazioni. Il 10 settembre 1935, allo scopo di far desistere gli italiani dai loro intenti, gli inglesi inviano in Mediterraneo la Home Fleet quale rinforzo alla Mediterranean Fleet. Ora questa può apparire una cosa da poco conto, ma in realtà ciò comportò un aumento di oltre cento navi da guerra di tutti i tipi nel Mediterraneo, portando a circa 800.000 tonnellate il potenziale navale inglese disponibile per azioni offensive contro la Penisola italiana, la Regia Marina ed i traffici mercantili nazionali con l'oltremare.

E quale era la situazione della controparte italiana? Ce lo racconta l'Ufficio Storico della Marina attraverso il suo libro "I MEZZI D'ASSALTO":

La Marina italiana non disponeva, nell'autunno del 1935, di alcuna nave da battaglia efficiente in grado di contrastare le unità della flotta inglese. Le due corazzate classe Cavour erano entrate in cantiere nel 1933 per essere sottoposte a radicali lavori di trasformazione e le due corazzate classe Duilio, con la loro struttura superata e le vecchie artiglierie da 305 mm, non potevano certamente fornire un apporto considerevole per bilanciare la schiacciante superiorità inglese in fatto di grandi navi da battaglia. Le prime due unità di linea classe Vittorio Veneto erano state impostate il 28 ottobre 1934 cosicché la spina dorsale della flotta italiana risultava, a conti fatti, formata dai sette incrociatori pesanti classe Trento e Zara, i Diecimila, che con il loro armamento principale costituito da cannoni da 203 mm non avrebbero mai potuto rappresentare una seria minaccia per le corazzate inglesi armate con pezzi da 381 mm...

Non è difficile intuire che per i militari italiani la situazione è difficile. Mussolini ha giocato le sue carte puntando sull'incapacità della Società delle Nazioni (l'ONU dei giorni nostri) di riuscire ad imporre un embargo serio all'Italia, convinto invece che le minacce degli inglesi, alla fine, si sgonfieranno come una bolla di sapone.

In effetti nella tarda primavera del 1936 la crisi si attenua e la relativa distensione internazionale che ne seguì ebbe come diretta conseguenza una perdita di interesse per i mezzi d’assalto da parte dello Stato Maggiore; con una decisione che i successivi avvenimenti avrebbero dimostrato quanto mai inopportuna, i prototipi dei semoventi vennero quasi subito accantonati in magazzino, seguiti poco dopo anche da quelli dei motoscafi esplosivi.

Fu solo sul finire del 1938, in previsione di un probabile deterioramento a breve-medio termine delle relazioni internazionali, che vennero ripresi gli studi e gli esperimenti relativi ai mezzi d’assalto. Era la vigilia dello scoppio della seconda Guerra mondiale.

Come si pilotava un siluro a lenta corsa? Facciamoci aiutare ancora una volta dal Comandante J. Valerio BORGHESE, e dal suo libro "Decima Flottiglia MAS, dalle origini all'armistizio":

…il nuovo mezzo navale è qualcosa che sta a metà fra il sommergibile ed un piccolo aereo sottomarino. Come sommergibile ha la strabiliante novità che l'equipaggio, invece di star rinserrato, rinchiuso ed in certo senso impotente, all'interno dello scafo, sta all'esterno. Gli uomini risentono così della pressione, della temperatura, del flusso dell'acqua e ne devono sopportare i conseguenti disagi, fatiche, rischi, però sono liberi di vedere, sentire direttamente senza doversi servire di apparecchi spesso imperfetti e non sempre funzionali. Sono liberi soprattutto di muoversi, di scendere e salire sull'apparecchio, di camminare sul fondo marino e di nuotare in superficie, di essere invisibili e irraggiungibili, per le piccole dimensioni dello scafo, agli strumenti di ricerca ultracustici. Come aereo sottomarino presenta molte analogie con l'aereo normale, solo che il mezzo in cui vola è l'acqua invece dell'aria……Come gli aerei ha una «cloche» che consente ad un tempo il comando di direzione e degli alettoni di quota; ha una carlinga in miniatura che protegge l'equipaggio dal flusso dell'acqua, può infine atterrare e decollare dal fondo marino. Ha anche un quadro con tutti glia apparecchi necessari alla navigazione, compresa la bussola, fosforescenti, in modo da poter essere visibili anche nel buio più fitto della notte nelle profondità marine. La sua prua, facilmente smontabile, è una enorme carica d'esplosivo: una seconda prua, in tutto identica alla prima, resta al posto di quella allorché la carica sia stata attaccata all'obbiettivo. L'azione d'attacco alle basi nemiche, deve essere condotta da più torpedini semoventi simultaneamente, partendo da un punto già molto vicino alla base stessa. Il trasporto vicino all'ingresso potrà essere fatto a mezzo di un sommergibile o di un idrovolante. Messi in mare, i mezzi con un equipaggio di due uomini, compiono la navigazione di avvicinamento semisommersi a «quota occhiali», cioè con sola metà testa del pilota fuori acqua. Giunti sulle ostruzioni mobili e fisse che sempre chiudono le basi navali, gli uomini posano sul fondo il piccolo sottomarino e lo fanno passar sotto le ostruzioni sollevandole con apposito apparecchio ad aria compressa. Superate le ostruzioni essi riaffiorano all'interno del porto, sempre a quota occhiali; rilevano a vista il proprio bersaglio ormai abbastanza vicino e immergendosi a quota di sicurezza e d'impatto con il bersaglio, puntano direttamente su di esso. L'operazione si svolge naturalmente di notte, nel buio più completo: gli strumenti fosforescenti del quadro, compreso il cronometro, consentono al pilota di condurre una navigazione stimata sufficientemente precisa. Al momento stabilito l'urto contro lo scafo nemico avverte l'equipaggio che l'obbiettivo è raggiunto. I due uomini procedono allora al distacco della testa esplosiva rizzandola sotto la carena con un cavetto d'acciaio ancorato alle alette di rollio. Ultima operazione: la spolettatura a tempo che determinerà l'esplosione nell'intervallo di minuti prestabilito. Ora l'equipaggio può prendere la via del ritorno, ma non può più ritornare al sommergibile, sia per l'autonomia insufficiente sia per l'estrema difficoltà di ritrovar al buio il punto esatto di partenza…

 

Sopra: sequenza di attacco di un SLC.
A partire dal quadro in alto a sinistra in senso orario:

  • il pilota (primo operatore) porta l'apparecchio a contatto con lo scafo dell'obiettivo; il secondo operatore aggancia il primo "sergente" alla aletta antirollio posta su un lato dello scafo. Al sergente è collegato un cavo di acciaio
  • il pilota porta l'apparecchio sul lato opposto dello scafo; il secondo operatore collega il secondo sergente all'aletta antirollio
  • Agendo  sui galletti filettati, il primo e il secondo operatore sganciano la testa esplosiva dal resto dell'apparecchio che rimane in forza sul cavo di acciaio esattamente al centro dello scafo in corrispondenza della chiglia. Il secondo operatore avvia le spolette a tempo
  • il pilota si allontana dall'obiettivo con a bordo il secondo operatore

semovente-tesei

slc-con-uomini

Nelle due foto il semovente Tesei. 

Nella foto in basso è ben visibile la non propria comoda posizione che il primo e il secondo operatore dovevano assumere durante la navigazione subacquea.

Alle prime versioni di questo speciale apparecchio vennero via via apportate tutte quelle migliorie che l'impiego durante gli addestramenti e nel corso delle missioni di guerra aveva suggerito, fino ad arrivare allo sviluppo di un mezzo completamente rielaborato. Tale apparecchio, denominato S.S.B. (Siluro San Bartolomeo, ovvero realizzazione curata dall'officina siluri di San Bartolomeo), venne studiato dal Maggiore G.N. Mario MASCIULLI, con la collaborazione del Capitano G.N. TRAVAGLIANI (responsabile dell'officina segreta dell'Olterra) e con la consulenza dell'ingerir Guido CATTANEO della C.A.B.I. di Milano, su specifiche fornite dal Comando della Xa Flottiglia MAS.

Rispetto all'SLC, ancorché ne ricalcasse i concetti generali, il nuovo mezzo speciale aveva una larghezza decisamente maggiore - la lunghezza e l'altezza erano rimaste pressoché invariate in quanto anche per l'SSB era previsto il trasporto sui sommergibili avvicinatori all'interno dei cilindri presso-resistenti -, una velocità ed una autonomia sensibilmente superiore- grazie ad un motore più potente e a batterie di maggiori capacità - e di un "pozzetto" ricavato nel corpo centrale del mezzo, protetto da una ampia carenatura. All'interno del pozzetto erano ricavati i posti di pilotaggio per i due operatori che sedevano su sedili in tandem.

Nel complesso ne scaturì un apparecchio di caratteristiche e prestazioni nettamente superiori a quelle dell'SLC: lo superava nettamente in velocità, autonomia, maneggevolezza e carico bellico, ma soprattutto era un apparecchio di più sicuro funzionamento generale e meno soggetto ad avarie meccaniche ed elettroniche.

Queste le sue caratteristiche generali secondo una scheda tecnica redatta probabilmente nel '43 dalla Aeroplani Caproni:

Lunghezza fuori tutto
Larghezza massima
Altezza massima (esclusi operatori)
Peso totale
Peso carica esplosiva testa normale
Peso carica esplosiva testa intermedia
Peso carica esplosiva testa doppia

ssb-gru

In questa sequenza tre immagini dell'SSB (Siluro San Bartolomeo).

E' bene in evidenza la notevole carenatura che protegge il pozzetto e la posizione seduta degli operatori notevolmente più confortevole rispetto di quella a cavalcioni dell'SLC.

Osservare l'interno del pozzetto con la disposizione dei comandi e della strumentazione.

mt 6,76
mt 0,79
mt 1,08
kg 2.200
kg 300 
kg 400
kg 180/200

ssb2

ssb-dentro