“Mercedes, in piedi ed in fondo alla sala, lo guarda ed ha le lacrime agli occhi. E’ suo marito Alfonso e sta presentando il suo ultimo libro “Sufficit Animus” a una platea molto attenta e in un posto molto particolare, evocativo e desiderato sin da ragazzo, sin da quando suo padre gli raccontava degli eroi italiani “i Siluri Umani” che forzavano il porto di Gibilterra durante la Seconda Guerra Mondiale, scrivendo così pagine di una storia straordinaria”.
La voce è rotta dall’ emozione mentre racconta il grande lavoro di ricerca svolto per anni negli archivi, nei luoghi dove questa storia è stata scritta, ascoltando testimoni e i protagonisti.
La famiglia di Alfonso, ha origini italiane esattamente di Novi Ligure e i suoi genitori erano amici dei coniugi Ramognino, gli organizzatori di Villa Carmela e Nave Olterra, è comprensibile quindi la sua passione per questa storia.
“E’ una vita solitaria quella dello scrittore”, dice Alfonso, ma il suo sogno oggi si sta realizzando.
Siamo nella nostra sede a La Spezia e l’autore è lo spagnolo Alfonso Escuadra di La Linea della Conception, località situata nella baia di Algeciras in territorio Spagnolo e al confine con la Rocca di Gibilterra, protettorato Britannico dal 1700 e base navale della Royal Navy nella Seconda Guerra Mondiale.
La potenza di una e-mail
Ho conosciuto Alfonso, grazie alla posta elettronica, a gennaio scorso mi ha contattato perché guardava i miei podcast pubblicati su youTube e con lui ho iniziato un’amicizia epistolare.
Sin da subito mi è stato chiaro quanta passione e quanta conoscenza aveva il mio interlocutore nei riguardi della Storia dei Mezzi d’Assalto della Marina Militare Italiana, la nostra storia.
Ho immaginato anche, più volte, un ragazzo che alla finestra della sua cameretta fantasticando immaginava di vedere, nel buio della notte, questi uomini coraggiosi, per lui degli eroi, che a cavallo di piccoli sommergibili o a nuoto attaccavano le navi inglesi alla fonda nella baia.
Tre mesi dopo, ormai la nostra amicizia si era consolidata, Alfonso mi comunicava che sua moglie Mercedes esaudiva il suo grande desiderio organizzando una vacanza qui a La Spezia dandogli quindi la possibilità di incontrare gli Incursori Italiani di oggi, gli eredi dei suoi eroi i protagonisti del suo libro.
Percepisco tutto il suo entusiasmo e mi attivo subito per organizzargli la doverosa accoglienza.
Arrivano gli amici
Lo scorso mercoledì 3 luglio Alfonso, sua moglie Mercedes e i suoi figli Alfonso e Rodrigo arrivano a La Spezia, ci incontriamo e l’abbraccio è spontaneo quasi due amici che si conoscono da sempre.
Le parole sono poche perché nessuno di noi due conosce bene la lingua dell’altro ma gli sguardi dicono tutto ed entrambi siamo felici.
Alfonso mi guarda e mi dice nel suo Itagnolo (Italiano-Spagnolo): “Nino per me oggi si realizza un sogno, grazie”. Io nel mio Spagnoliano (spagnolo- italiano) rispondo: “Alfonso, è per me un piacere, ti sto aspettando da gennaio!! Il tempo a disposizione, solo due giorni, è poco ma il programma che ho preparato è intenso ed esaudirà ogni tuo desiderio”.
Sistemiamo la sua macchina presa a noleggio “un Jeep blanco” così la chiama, nell’area del Circolo Ufficiali, “ …per due giorni non ne avrai bisogno perché useremo la mia per muoverci.”.
Dopo una cena consumata al Circolo l’appuntamento è per la mattina di giovedì 4 alle 10:00, in programma c’è il Museo Tecnico Navale di La Spezia ricco di cimeli che raccontano di quella storia scritta nel suo paese in terra Spagnola.
Alfonso è entusiasta ma, uscendo dal museo, gli dico: “il meglio deve ancora venire. Nel pomeriggio abbiamo in programma l’incontro nella sede A.N.A.I.M. e la vista al Varignano”.
A COMSUBIN
Alle 16:30 l’Ammiraglio Stefano Frumento, Comandante di Comsubin, ci aspetta e l’accoglienza è calorosa e inaspettata, ma la visita alla Sala Storica e alla Sala degli Eroi sono per Alfonso motivo di grande emozione.
E’ il nostro Segretario Mauro a fare da guida illustrandogli quanto di prezioso viene qui conservato come l’SLC di Teseo Tesei recuperato ad Algesiras dopo l’infruttuosa Operazione BG2 e restituito all’Italia nel 1975.
Dai ragazzi, forse un poco annoiati, mi faccio invece perdonare con una serata in pizzeria a Le Grazie.
Dopo cena accompagno a casa il mio ospite e salutandolo gli dico: “Caro Alfonso quello che vedrai domani a Bocca di Serchio, ultima tappa del nostro programma, non ti piacerà perché “la Casina” base addestrativa dei piloti di SLC, è in pessime condizioni.”.
Partiamo alle 10:00 di venerdì 5 direzione Bocca di Serchio transitando però prima dal Muggiano dove era ubicato il Comando della Decima Mas.
In autostrada è Mercedes che guida il “Jeep blanco” e ci segue a breve distanza. Meno di un’ora e la tenuta Salviati di un verde rigoglioso nasconde la Casina ai nostri occhi. Alfonso si guarda intorno ma la fitta vegetazione copre l’edificio che è a pochi metri dall’aria di parcheggio.
Ci avviciniamo lungo la sponda del Serchio cercando di immaginare quello che era lo Spirito con cui quei ragazzi qui si addestravano, intonando sottovoce le loro canzoni: “l’uomo siluro, dove il Serchio sfocia al Mar e l’inno degli incursori di oggi”.
Bocca di Serchio
Pochi minuti, bypassando l’ingresso principale e la struttura ci appare in tutta la sua decadenza, una storia che sta per essere dimenticata. Avverto nello sguardo di Alfonso lo stesso sentimento di delusione che proviamo noi nel vedere l’edificio ormai ridotto quasi a un rudere.
Giriamo intorno ad essa, scattiamo foto e leggiamo con attenzione la lapide apposta in facciata nel 1961. Dico ad Alfonso: “ quella del 1991, in bronzo, è stata recentemente portata via”.
Alfonso è silenzioso, guarda e immagina quelle scene che fino ad oggi ha solo visto nelle foto o letto sui libri; raccoglie un mattone, parte dell’edificio caduto, per portarlo con se quasi a portar via una parte di quello che fu definito “lo Spirito del Serchio”.
Si conclude qui a Bocca di Serchio il nostro programma, gli abbracci per i saluti sono calorosi e sinceri e ci lasciamo con la promessa di rivederci presto a La Linea.
Ringrazio il mio Direttivo, il Circolo Ufficiali, il Museo Navale e Comsubin per la calorosa accoglienza riservata alla famiglia Escuadra; senza la loro disponibilità tutto questo non sarebbe stato realizzabile.
Ma ancor di più ringrazio Mercedes perché grazie a lei è nata la nostra amicizia.
Arrivederci cari amici e Ad Maiora Semper.
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egr.Presidente,
ho letto con piacere il suo scritto come sempre ricco di passione e di positivo entusiasmo. Sono il figlio (ormai 76enne) di Camillo Tadini (Mauro mi conosce bene anche se ci siamo conosciuti ed abbiamo collaborato nello scambiarci notizie solo via mail) che, come pilota di SLC partecipò, assieme al suo “secondo” Mattera (mio padre mi narrava che non va MAI dimenticato che il successo finale è sempre dipeso dalla collaborazione e dalla sintonia dei due operatori in egual misura) alle missioni BG6 e BG7. Le chiedo gentilmente, se ne ha la possibilità, di far giungere al sig. Alfonso Escuadra anche il mio ringraziamento per la memoria assieme al mio saluto e la mia simpatia augurandomi che gli possa far piacere. Non tutto è perduto se almeno qualcuno a questo mondo, anche se non italiano, si emoziona ancora per quello che riuscirono a “combinare” quei nostri coraggiosi…. (per fortuna esiste ANAIM !!!). Grazie e, come amava dire mio padre, “pace e bene!!!”
Egr. Sig. Tadini, è un vero piacere per me fare la sua conoscenza. Si, Mauro mi ha parlato dei vostri contatti. Non vi è dubbio che i successi ottenuti a Gibilterra, Alessandria etc. etc. sono il frutto di una perfetta simbiosi e sacrificio tra gli operatori. Porterò i suoi saluti ad Alfonso e saranno certamente graditi.
Pace e Bene.