Caro Comandante, agli italiani non importa!
«Occorre che tutto il mondo sappia che ci sono degli italiani che si recano a Malta nel modo più temerario. Se affonderemo qualche nave o no poco importa; quel che conta è che si sia capaci di saltare in aria con il nostro apparecchio sotto gli occhi degli inglesi, avremo indicato ai nostri figli e alle future generazioni a prezzo di quali sacrifici si serva il proprio ideale e per quali vie si pervenga al successo»
Caro Teseo, caro Comandante: questa missione l’avete fallita!
Dei vostri sacrifici, delle vostre fatiche, dei vostri ideali agli italiani non importa nulla!
Alle future generazioni il vostro messaggio non è arrivato. Forse lo hanno ricevuto le generazioni più vicine alla vostra, certamente è patrimonio di noi felici pochi, ma al resto degli italiani, del prezzo che avete pagato, non importa nulla.
«Noi piccolissimi vogliamo colpirvi audacemente nel cuore in ciò che costituisce il vostro maggior orgoglio. E attendiamo da questo gesto che il mondo si decida una buona volta a comprendere di che stoffa sono gli italiani»
Caro Licio, caro Comandante, si il mondo lo ha capito. Non esiste Marina al mondo che non vi abbia studiato, analizzato, invidiato. Le vostre gesta sono insegnate nelle università militari, all’estero siete oggetto di libri, di romanzi, di celebrazioni.
Questo è il porchetto, lo so perché ero in Marina
Ma non in Italia! In Italia in pochi si cimentano e talvolta lo fanno commettendo errori da far accapponare la pelle. Come quella casa editrice che, pubblicando la traduzione del romanzo di uno scrittore spagnolo, ha pensato bene di cambiare la copertina, forse perché quella originale vi ricordava troppo. O come quell’altra casa editrice che sulla copertina di un libro da poco pubblicato ha pensato bene di mettere uno “chariot” inglese, anziché l’italianissimo “maiale”. Di voi, a queste persone, non importa nulla!
«Alla fine degli anni ’30, sulla riva destra del Serchio vicino alla foce, venne creata una “stazione” di addestramento ad innovative forme di navigazione e di operazioni subacquee, congiuntamente a lunghe immersioni in respirazione di ossigeno sotto pressione, fino ad allora mai fatte…
…gli uomini che là si insediarono ebbero quindi la sede ideale per vivere una vita fatta di speranze, progetti, programmi ed un massacrante lavoro in mare ed in terra, con la luce e col buio, in ogni giorno che Dio faceva sorgere.»
Caro Gino, caro Ammiraglio, Quando noi felici pochi venimmo a conoscenza che la “stazione” era stata posta sotto vincolo storico-artistico, tirammo tutti un sospiro di sollievo. Pensammo, ingenuamente, che finalmente era stato fatto il primo, importante, passo verso la valorizzazione di un bene così carico di storia.
Alla luce dei non eventi che hanno seguito quell’atto, alla luce della decadenza in cui versa oggi la “stazione”, viene da pensare e da rammaricarsi: forse sarebbe stato meglio consentire ai proprietari di portare avanti il loro progetto di trasformazione. Forse sarebbe stato meglio acconsentire affinché la “stazione” diventasse una dimora per turisti: magari ora non sarebbe ridotta a rudere e magari qualche italiano avrebbe avuto l’occasione di conoscere un tratto della patria storia militare.
Quella “stazione” è stata una fucina di gloria e oggi dovrebbe essere un luogo dove generazioni di italiani, militari e civili, dovrebbero avere l’occasione di ricordare la grandezza del genio italiano.
Caro Ammiraglio lo “Spirito del Serchio” che avete condiviso nella “stazione”, è tale solo per voi e per noi felici pochi. A chi altro vuole che importi. Agli italiani della vostra vita spartana, dei vostri ideali, delle vostre medaglie, dei vostri successi, cosa vuole che importi. Per loro non conta che non è il militare a volere la guerra. Per loro non ha alcuna importanza che il militare combatte una guerra voluta da altri. A loro non importa che voi avete sacrificato la vostra giovane vita per dare un futuro migliore ai vostri figli e ai figli dei vostri figli.
Per loro siete solo dei fascisti che hanno voluto combattere una guerra fascista. E per questo meritate l’oblio, la cancellazione del vostro nome dalle pagine dei libri di storia.
È con questa chiave che sono costretto a leggere, oggi, i motivi che hanno portato all’abbandono totale dell’edificio che, più di ogni altro, rappresenta tutti coloro che, dal 1940 al 1943, hanno combattuto sotto lo stendardo della Decima Flottiglia MAS. È con questa chiave di lettura che devo interpretare il totale abbandono del sacro luogo da parte delle autorità militari e civili.
Basterebbe poco. Basterebbe veramente l’impegno di pochi, magari di aziende che con la Decima hanno conosciuto rispettata notorietà, basterebbe investire qualche migliaio di euro per mettere in sicurezza l’edificio, ed evitare così il suo totale collasso in attesa di tempi migliori.
Ma credo che non sia questo l’obbiettivo dei diretti interessati. Il loro obbiettivo, ora, mi è fin troppo chiaro: attendere che la struttura crolli del tutto per spegnere così, finalmente, la luce della fucina di gloria, la luce del faro che ha illuminato le notti illuni e tempestose.
Così facendo essi avranno raggiunto il loro obbiettivo e a noi, noi felici pochi, non rimarranno che i libri di storia e le foto in bianco e nero con i vostri volti felici, consapevoli che sareste andati incontro alla morte: ma con il sorriso in bocca.
1° LGT (aus) Inc Moscatelli Mauro
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Caro Mauro, mai mollare!!! La luce del faro illumina ed illuminerà sempre anche le notti più buie…. grazie anche a tutti voi di ANAIM per il vostro impegno e determinazione.. mai mollare!!!