Veloci ispezioni ci fecero imbattere in una strada sterrata per uso boschivo, che decidemmo di percorrere in salita, avevamo un ampio arco notturno a disposizione, e per questo venne scelto, ma si dimostrò interminabile, causa il suo sviluppo a spirale ad aggirare l’intera catena montuosa.
I nostri sguardi verso l’alto in cerca di quel profilo che poteva racchiudere la cima maggiore, corredata da luci rosse di pericolo, ma il nulla davanti a noi. Rincuorati dalla presenza in lontananza e in direzione Nord, dell’autostrada Fi.Pi.Li. allora a noi sconosciuta, e di conseguenza ci rendemmo conto di aver aggirato l’intero sistema montuoso del Serra facendo lievitare enormemente il percorso, ma finalmente il nostro sguardo cadde su quella cima più alta di tutte.
Un ulteriore sforzo per portarci più vicini possibile. Abbandonammo il nostro sterrato dopo ben 12 ore di cammino per inoltrarci nel bosco abbastanza percorribile per sistemarci sul 2° bivacco clandestino relativamente vicini all’area dell’ obiettivo.
Durante la notte appena trascorsa, in quel percorso interminabile, notammo una pianta piena di bacche rosse, le divorammo in un batter d’occhio; uno di noi, il più lesto ed ingorgo, ne fece una vera scorpacciata, che lo portò a rigurgitarle quasi subito con conseguente malessere generale.
Dovemmo cambiare assetto: due di noi a sostenere il goloso, altri a farsi carico del suo zaino; con il risultato di far rallentare notevolmente la nostra marcia. L’ultimo tratto del percorso, prima del 2°bivacco fu macchiato da una certa imprudenza; nel mentre, in linea di fila, si percorreva il bordo strada alla ricerca di un punto idoneo per inoltrarci nella vegetazione, ma nel fare ciò, dovevamo superare una discreta pendenza in salita, ben esposta, che inevitabilmente l’azione produceva una visibile traccia fresca sul terreno.
Questa la motivazione per cui veniamo individuati e scoperti sul 2° bivacco da un addetto al controllo e assistenza, reduce da una perlustrazione di routine. L’ imminente arco diurno ci vide intenti a organizzare, armi ed esplosivi e ripassare con la mente le dinamiche su ciò che sarebbe accaduto nei prossimi momenti a contatto dell’oby, e così al calare del buio iniziamo l’infiltrazione, con particolare attenzione a non fare rumore e cercare di rimanere invisibili ad occhi curiosi.
Tre ore per fare tutto il tratto che ci indusse ad individuare una presunta b.s.a. (base di sicuro attacco) lungo il perimetro. Entrammo in azione, carichi nello spirito, da un certo vigore combattivo! Raggiungemmo i punti sensibili applicando su di essi i nostri carichi speciali, gli altri a controllare i settori a rischio, e poi via, costantemente protetti dal nucleo provvisto di calibri di tutto rispetto, e a numero ricomposto, il via tutti!
Ripercorremmo la via già fatta in precedenza, con una certa sollecitudine, ma qualcosa ci stava per travolgere: una specie di agguato con armi automatiche, per fortuna esplose a “salve” si riversò sulle nostre sagome in esfiltrazione producendo su ognuno di noi, sensazione oltremodo sgradevole e di vulnerabilità. Inperterriti ed illesi, continuammo la nostra esfiltrazione, recuperando il resto del nostro equipaggiamento lasciato su un punto di facile individuazione, e proseguimmo per il ripiegamento verso la zona di recupero nei pressi di un’area idonea, 10 km. giù a valle verso l’autostrada Fi- Pi.Li..
Avevamo ancora qualche ora di buio a disposizione, nel mentre iniziava a piovere con una certa intensità. Inizialmente era ben accolta questa pioggia, ma con il suo insistere, diventava d’ intralcio, e fastidiosa, così quando arrivammo sul 3° bivacco clandestino trovammo l’intera area invasa dall’acqua: non potevamo cambiarla ma costretti a rimanere in zona per un breve tempo in attesa del trasportatore che ci avrebbe estratti! Nell’attesa, si poteva rimanere in posizione eretta, c’era una ottima copertura offerta da un buon numero di alberi, con alla base ricchi cespugli; scelsi di adagiarmi su di essi, come diversi tra noi, e riuscimmo anche a chiudere occhio, malgrado i piedi immersi nell’acqua!
Stava quasi schiarendo, quando fummo svegliati per avviarci a ridosso del recupero, dalla parte opposta dell’autostrada, e al sopraggiungere dei due elicotteri, velocemente salimmo a bordo più o meno esausti e soddisfatti! Solo allora mi toccai le guance con entrambe le mani per scoprire al tatto, un volto scarnito e segnato dal cerume mimetico. Avevo abbandonato su quel territorio ben 5kg. In quattro giorni, disseminati su un percorso di 70 km. circa, ” poi recuperati nei giorni successivi “. Lo spazio nella mia memoria era ben lieto di accogliere tutte quelle informazioni maturate in quei complicati giorni e classificarle indelebili, per applicarli nel proseguo della mia professione!
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Caro Lello, la zona del Serra ha mietuto le sue vittime. Se non erro l’IGP successivo al tuo, in compagnia del mio corso O., si infranse sugli scogli antistanti Antignano(LI),
Ebbero grossi problemi al sistema di navigazione!