Avventure e disavventure in una attività “special force” sviluppata più di mezzo secolo fa! Anacronistica ai tempi odierni, ma ottima per la formazione fisica/psichica, per noi, soldati particolari, alle prime armi!
Appena insigniti di “Ali stellate”, ci accingevamo al primo salto assiale dal bicodato C 119. Sei, da un lato e sei, dall’altro, con al centro due voluminosi involucri, contenenti il necessario per svolgere la missione assegnata: ha cosi inizio la nostra ex finale! Decolliamo da Pisa, mentre il sole lascia spazio al crepuscolo serale, di un metà novembre del secolo scorso.
Largo giro, e poi verso Nord, con rotta parallela e leggermente discostati alla linea di costa, l’intento era l’osservazione della foce del Sacro fiume che sarebbe divenuto anche il nostro “rendez vouz”!
A fatica il C119 si ripropone con rotta inversa e disporsi all’ imminente lancio! Portellone aperto, e al segnale frastuono di carrelli e in un attimo le sagome degli involucri sono fuori, un secondo dopo saltiamo anche noi! Si vedevano le calotte gonfie a trattenere l’aria, e noi attenti ad imprimere nella mente la futura rotta su cui dirigere.
Ogni equipaggio raggiunge il proprio autogonfiabile, per mettere in atto le procedure previste. Il crepuscolo serale stava per porre termine alla sua tenue luce. Appena preso confidenza con il nuovo ambiente, iniziamo ad imprimere energia sulle pagaie, forza motrice per i nostri battelli pneumatici ed avanzare verso il fiume Serchio, individuarne la foce, e scivolare nel suo alveo, area idonea per riorganizzarci e proseguire lungo il suo corso controcorrente che ci avrebbe condotto a ridosso del promontorio del Monte Serra, poco più avanti di una dozzina di Km circa, in pieno territorio controllato da potenze ostili a noi contrapposte!
Il nostro fluire, veniva scandito dal superamento dei vari ponti stradali e ferroviario e dalle marcate anse del fiume, facendo inoltre attenzione alle possibili presenze minacciose lungo le rive. Eravamo muniti solo di apparati radio, non c’era ancora il supporto del GPS e tanto meno dei visori notturni.
Il buio e il silenzio erano i nostri alleati, a volte rotto dall’invito del timoniere ad imprimere un maggior sincronismo ed energia alle pagaie. Stimato il nostro punto di atterraggio sulla riva sinistra, abbandoniamo in loco i battelli pneumatici e la tenuta stagna, a seguito di un accurato cambio di equipaggiamento e di ambiente, per avviarci spediti verso una zona più tranquilla, appesantiti da un carico di 35 kg circa, racchiusi nello zaino, e con l’arma individuale ben stretta tra le mani.
Siamo pronti a raggiungere le falde del promontorio, appena distinguibile dalla massa scura dell’intera sagoma montanara, per acquisire la presunta area del 1° bivacco clandestino! La notte si stava assottigliando, e l’eventuale imprevisto era in agguato: la formazione era in movimento da 15 min. Il nostro Capo squadra, insieme al navigatore, si produceva nel seguire il percorso studiato più volte, ed ecco giungere la notizia sgradevole di un abbandono involontario di un’arma individuale sul punto di sosta precedente. Perdita di tempo, ma recupero fortunoso dell’oggetto; per alcuni di noi, lo sforzo profuso lungo il fiume aveva lasciato il segno.
Arriviamo sull’ area del 1° bivacco clandestino poco prima che inizia a schiarire. Eravamo ragazzi con età compresa tra i 18, e 24 anni! L’arco diurno ci avrebbe permesso un sufficiente recupero di energie: dosando sapientemente i nostri viveri e bevande “razioni K”. consci che la notte seguente ci avrebbe condotto a quota 900 metri nei pressi del nostro obbiettivo: il Monte Serra, sulla cui sommità, era presente, un parco antenne per comunicazioni, da neutralizzare!
La seconda notte ha inizio insieme al crepuscolo e, noi fiduciosi nelle nostre recuperate capacità fisiche diamo inizio al nostro avvicinamento. Le criticità future, potevano essere: gli incontri sgradevoli con estranei, la resistenza alla fatica, e le difficoltà topografiche su un territorio sconosciuto. Quest’ultime si palesarono quasi subito: la labile via, studiata a tavolino risulta non praticabile; d’altronde affidammo il nostro percorso ad un sentiero a tratti difficile. Tutt’attorno, un bosco, fitto.
SEGUE…
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Attendo con bramosia di sapere come finisce questa esercitazione…e sapere quante bevute a carico dell’arma che si è allontanata dal titolare senza permesso.
#575
Leggere “A.R.” è una garanzia. Ti porta sul posto e nei fatti come nessuno è in grado di fare. Aspetto con ansia la seconda parte.
#657
SEMPLICEMENTE BELLISSIMO
Bellissima storia, mi è piaciuto il termine “fiume sacro” per noi incursori, il Serchio. Aspetto la seconda parte. #677