“ Accademia? Non ce ne frega un caxxo del Signor Zirpoli”.
Correva l’anno 1983 ed avevo ormai 26 anni e da sei ero al Reparto Operativo. Subito dopo il brevetto, a dicembre del 1977, avevo deciso di riprendere la scuola.
L’idea di aver lasciato il Liceo Classico “Antonio Rosmini” di Palma Campania e di non aver quindi conseguito un diploma mi tormentava ma ancor di più stavo male ripensando alla delusione che avevo dato a mio padre lasciando la scuola.
Mi iscrissi quindi, per l’anno scolastico 1978/79, al primo anno dell’Istituto Tecnico Industriale “G. Capellini” di La Spezia, un indirizzo scolastico completamente diverso ma il più adatto, per orari, alla mia condizione.
In 5 anni, frequentando tutti i giorni dalle 17 alle 22 saltando però tutti i venerdì giorni santificati per l’attività notturna e assentandomi nei periodi destinati per le attività fuori sede, arrivai a luglio del 1984, in modo brillante, alla maturità con una valutazione finale di 56/60; allora la votazione era in sessantesimi con 36/60 la sufficienza.
Inizialmente, non avendo ancora una macchina, viaggiavo in autobus e autostop quando la fortuna mi assisteva.
Agli esami di maturità ricevetti i complimenti della Presidente di Commissione una professoressa di Genova che mi disse; “non mi sarei mai aspettata, in una scuola tecnica, una tale preparazione in campo umanistico”, anche per lo scritto di italiano avevo scelto la traccia su Leopardi.
Finiti gli esami la accompagnai in macchina alla stazione e la salutai, ero proprietario di una Mini 90 bianca acquistata sul mercato dell’usato.
Avevo quindi un diploma e mi feci questa domanda:” cosa ne faccio”? Risposta: Vado in Accademia; l’idea fu quella di partecipare all’annuale Concorso per Ufficiali di Stato Maggiore Ruoli Speciali.
Per prepararmi alla nuova sfida livornese continuai a studiare Italiano, storia, materie professionali e navigazione astronomica andando a lezione a Pitelli, un borgo sulle alture della costa est del Golfo di La Spezia, da un Professore che insegnava all’Istituto Nautico cittadino e dopo alcuni mesi attraverso la Segreteria del Gruppo Incursori inoltrai la mia domanda in Accademia.
Il Comandante
Ero contento ma anche molto preoccupato perché chi aveva fatto quella scelta prima di me non era più rientrato al Reparto ma io contavo, speravo forse è la parola più adatta, sull’appoggio del mio Comandante che dopo aver saputo della cosa mi convocò nel suo ufficio e mi disse:
“Zirpoli, ho firmato la tua domanda per l’Accademia Navale. Sappi che se vai a Livorno qui non tornerai più. Sconfortato e bianco in viso risposi deciso: Comandante, sono disposto a rifare il Corso Ordinario, ma lui: non hai capito, non ce ne frega un caxxo del Signor Zirpoli; a noi interessa il Secondo Capo Incursore Zirpoli; se vai in Accademia non faremo niente, niente per farti tornare e mi cacciò via.
Con tanta tristezza e molta preoccupazione qualche tempo dopo, non ricordo esattamente quando credo fosse la primavera del 1985, preparai la mia valigia e in macchina, ora ero proprietario di una BMW 3.18 nera, raggiunsi Livorno per il concorso.
Per l’alloggio fui ospitato dal Sottotenente di Vascello Incursore R. B. Ufficiale del 32° Corso e caro amico anche lui a Livorno per un corso in Accademia.
Il mio concorso prevedeva la visita medica, un colloquio con lo psicologo, uno scritto di Italiano e uno professionale.
La visita medica fu molto accurata, mi rivoltarono come un calzino e per la prima volta visitarono anche la mia parte più nascosta; non so cosa cercassero li ma per me fu estremamente imbarazzante quando il medico indossando dei guanti in lattice mi chiese: “si chini in avanti”.
Con preoccupazione e imbarazzo lo feci e il risultato fu: “idoneo”.
Tutte le sere dopo cena Roberto, dopo aver sparato con una carabina ad aria compressa ai piccioni che sporcavano il suo terrazzo mi tormentava con: “dove caxxo vai ?? Rinuncia e torna al Varignano. Sei un Ardito Incursore del Reparto più bello del mondo. Non ti faranno più rientrare al Varignano. Passerai una vita a navigare. Ripensaci!!!
Il dopo cena con Roberto era per me un momento di grande tormento ma intanto continuavo con lo psicologo, il tema di italiano mentre vedevo assottigliarsi il numero dei concorrenti.
Il giorno dell’ultimo esame, quello professionale, arrivai in Accademia stanco e agitato perchè non avevo chiuso occhio ma avevo però preso una decisione, la decisione!!!
Ero seduto in fondo in una grande aula insieme agli altri pochi candidati rimasti, con lo sguardo fisso sul compito da svolgere ma con la testa altrove.
Io rinuncio
Alzai la mano destra attirando l’attenzione della commissione che mi chiese: “ha bisogno”? Si risposi. Dica. “ Io rinuncio”. Tutti nell’aula si girarono a guardarmi stupiti come se fossi impazzito. Come rinuncia? perché? Risposi: Mi hanno detto che non potrò più tornare al Varignano. Preferisco quindi restare il Secondo Capo Incursore Zirpoli.
Fui chiamato alla scrivania dove firmai la domanda di rinuncia. Passai subito dopo in segreteria a ritirare il mio foglio di viaggio e dopo aver salutato e ringraziato Roberto, lui felice per la mia decisione, rientrai al Varignano con quel senso di ansia che mi torturava da giorni, scomparso.
Il giorno dopo il mio rientro nei corridoi del GOI incontrai il mio Comandante, mi guardò a lungo ma non disse nulla; io però lessi nel suo sguardo che era contento di rivedermi.
Molte volte ho ripensato all’Accademia Navale cercando di immaginare quella cha sarebbe stata la mia vita se avessi scelto diversamente ma oggi più che mai posso dire che quella del 1985 fu per me la scelta giusta.
Oggi le cose sono, fortunatamente, cambiate; i giovani operatori che decidono di andare in Accademia costituiscono una grande risorsa per il G.I. che sarebbe un peccato perdere per cui rientrano al Reparto da Ufficiali.
Al Varignano ritrovai i miei amici, il mio ARO, le mie pinne Rondini e la mia Muta Gamma.
Ma questa è un’altra storia.
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Ho conosciuto il Sig. Zirpoli Gaetano grande conoscitore di tutte le operazioni ,,Gibilterra ,Suda ,etc. Grande sensibilita’,poeta .
Sono molto soddisfatto del nuovo Direttivo .
AD MAJORA
Caro Nino,
più che un esame medico, il dito nel “lato B” costituiva una metafora di quel che ti avrebbero riservato gli anni a venire, una sorta di messaggio subliminale.
Nel mio caso, a 19 anni ancora da compiere e pieno di entusiasmo, lì per lì non ebbi la prontezza di afferrare il concetto…
Ci sono scelte nella vita che seguono il nostro cuore, che a volte scavano nel profondo dei nostri sentimenti e ci fanno prendere decisioni importanti. In altri ambiti mi sono rivisto nel racconto dell’autore, ho rivissuto la stessa tensione emotiva che precede decisioni fondamentali per il nostro futuro. È molto bello leggere tra le righe dell’autore l’attaccamento al Reparto, il forte legame, la fierezza della decisione presa. Complimenti!
Grazie Lucio.
Bravo Nino.scelta più che giusta.
grande Nino !
Un detto antico, così recitava: mille volte meglio essere il primo degli ultimi, che l’ultimo dei primi!
La vita ci mette spesso di fronte a scelte che influenzeranno irremediabilmente il nostro percorso terreno. Hai avuto il “coraggio dei forti”, ed hai scelto, secondo me, giustamente di continuare il meraviglioso percorso a cui eri predestinato. Grazie per aver condiviso questo spaccato della tua vita.
Aniello
Grazie “Anonimo” ma io ti conosco!!!