Il 2 giugno
Nel diario di una vita, vi sono conservate le immagini dei ricordi più belli, più intensi ed emozionanti e, non decidi tu, chi di loro collocare, si sistemano di prepotenza, alcuni si inseriscono negli spazi riservati agli “inossidabili”: ti accorgi dopo, quando è, ormai tardi e, ti viene in mente quella volta, che qualcuno più “vissuto” che ti disse “Ci devi convivere”; convivere con i bei ricordi, è energia propulsiva che ti spinge a crearne di altri, e poi dar notizia con pari impeto a chi sceglie la tua stessa scia!
Quelle prime ore del 2 Giugno, nei primi anni settanta, eravamo già svegli da un po’, qualcuno stava già indossando, capi della Gamma leggera, non si voleva avere sorprese imbarazzanti all’ultimo minuto!
Il breve viaggio in pullman, la sosta e, scendevamo noi marziani con quel mascherino issato in fronte, e il portacaricatori, di cui uno esageratamente colmo di parabellum; eravamo a pochi passi dall’Arco del Trionfo, la giusta collocazione!
Diversi da tutti gli altri; ne andavamo fieri, e all’ordine di comporre la compagnia, era un attimo, ognuno conosceva la propria posizione e i volti di chi attorno a te condivideva la stessa emozionante esperienza!
Nove per nove: la Compagnia
La nostra era la vera compagnia, nove per nove, Arditi Incursori, allineati e coperti, e quando si apriva occupava lo spazio di un Battaglione, non avevamo bisogno del contatto del nostro vicino, era sufficiente il nostro sguardo laser, che in un secondo stimava le distanze tra te e tuoi simili.
Le nostre azioni venivano eseguite all’unisono, ci eravamo preparati, sui viali infuocati dell’arsenale o lungo la panoramica che si affacciava sul mare! Sin da allora sviluppava, fortificando in noi, quello spirito di appartenenza che ci avrebbe sostenuto nelle svariate attività future; occasione unica per poter conoscere al meglio gli altri operatori più vissuti e quelli meno, con tutte le personali sfumature di carattere e di accenti!
La prima riga
Noi della prima riga non perdevamo d’occhio il nostro Comandante, su di lui ricadeva il nostro riferimento, il suo sicuro incedere ci offriva fierezza nel seguire i suoi passi! La banda intonava note a noi famigliari e, avrebbero cadenzato i nostri poderosi passi e, quando si affievolivano subentrava il “tenore del reparto”, posto al centro e come un metronomo ci conduceva verso gli onori del palco Presidenziale, e all’ attenti a…..scattava in noi un cambio passo, unico e possente, che a contatto del selciato, il nostro corpo vibrava e sospinto verso l’alto, per ripetersi ogni volta con il passo successivo, questo effetto ingigantiva anche le “modeste” figure dei componenti le ultime righe!
Gli applausi, misti a diverse esplosioni di “Decima” erano assicurati, e per noi era la soddisfazione migliore.
L’Altare della Patria
Il successivo transitare difronte all’Altare della Patria, significava mostrare, tutto il nostro rispetto nel rendere gli onori a chi per la Patria donò la propria giovane esistenza, e non può mancare un forte pensiero che va, diretto ai tanti baschi verdi con su il nostro distintivo, deceduti nel corso degli anni, ma per l’occasione, presenti su quelle candide pietre, é il loro “fantastico” applauso che ci stimola a proseguire su quella via da loro stessi tracciata e, da noi fortemente condivisa e nel tempo rinnovata!
Arrivederci al prossimo due Giugno!
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Grazie a te.
Bellissimo racconto …hai descritto molto bene quello che noi sentivamo…..bravo.!!!