Relazione dell’Amm. (r) Tiberio Moro Tenuta a Marina di Campo (Isola
d’Elba) il 6 Settembre 2009 in occasione della celebrazione del
centenario della nascita di
Teseo Tesei.

L’Amm. Tiberio Moro Corso
Inc. n° 13 , ha trascorso a ComSubIn ben 16 anni assumendo nel tempo vari
incarichi (Operatore al Gruppo Incursori, Servizio SUB, Sezione
Sperimentale, Ufficio Studi,
Comando del Settore Formativo nel 1961
venne destinato sulle unità del Gruppo del Raggruppamento Subacquei ed
Incursori intitolato a Teseo TESEI , a quel tempo erano ancora in servizio
molti operatori che avevano fatto parte dei Reparti Speciali ed operato in
guerra:
-
Del Reparto di Superficie (sui “Barchini”) dell’Amm.
Faggioni, Comandante di ComSubIn, a Barberi (Suda)
a Barabino;
- Del Reparto Subacquei (S.L.C.) da
Cacioppo (Gondar) a Costa (Malta) a
Badessi (Algeri) a Marino (Alessandria) a
Gianoli e Lazzeroni (Gibilterra);
- Del Reparto Nuotatori (i Gamma), da
Feroldi a Guglielmo (Algeri e Malta),
Straulino (Gibilterra)
Qualcuno di Loro, in particolare i cosi detti “secondi” con il passare degli anni ed in relazione agli incarichi ed attività nell’ambito del Raggruppamento, divenne suo collaboratore .
Da loro ha avuto confidenze e racconti che non si trovano nei rapporti
Ufficiali o nei libri di storia o
di memorie.
Ricorda con emozione i racconti di prigionia, prima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti di Damos Paccagnini da Montalcino, “secondo” di Birindelli a Gibilterra (ma prima a Bona sull’Iride), che qualche volta ha fatto da secondo a Tesi Tesei quando Pedretti non era disponibile;
Di Gianoli, secondo di Notari, ed ai suoi contatti con CRABB da prigioniero e nel dopoguerra;
Di Mattera, secondo di Tadini e suo istruttore.
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Chi è stato Teseo TESEI,
elbano di Marina di Campo? Descrivere l’uomo fisico è abbastanza facile,
anche perché lo hanno fatta già altri.
Nato il 3 novembre 1909 e morto nel 1941, a 32 anni, le fotografie lo mostrano, con i suoi baffi scuri sul volto abbronzato, di aspetto quasi arabo sembrava un personaggio di Salgari uscito dalla pagine de “I misteri della Jungla nera”.
Il suo Comandante, J.V. Borghese, ne ricorda “il profilo Tagliente addolcito dai profondi occhi scuri in cui si legge la maturità del pensiero e la fermezza del carattere”.
L’Ammiraglio Birindelli, che lo aveva conosciuto agli Scolopi di Firenze, la scuola frequentata prima di entrare in Accademia e di cui fu collega ed amico, lo ricorda “magrissimo, con le spalle quasi più strette del torace rotondo a botticella, ma estremamente resistente alla fatica.
Con opportuni esercizi tipo Yoga, riusciva a rimanere in apnea per oltre tre minuti, e sua cura costante quasi assillante era quella di prepararsi il fisico, lo spirito e la mente per compiere ogni missione che poteva essergli affidata.
Aveva una cultura vastissima e nozioni infinite di ogni genere; la sua intelligenza era estremamente acuta, la sua memoria addirittura fuori del normale e la esercitava continuamente con tutti quei metodi che, secondo lui, dovevano permettere di arrivare a ricordare ogni minimo particolare di ogni apparecchiatura o le frasi di un dispaccio.
Aveva una lingua tagliente come pochi toscani, che l’hanno taglientissima”
E detto da un toscano di Pescia non è certo per fare una critica, ma per manifestare un elogio.
Parlare di TESEI e della sua formazione in accademia iniziata il 19
Ottobre 1925 e della sua “professione” di Ufficiale del Genio Navale può
essere ancora facile o per lo meno non difficile, sulla scorta dei
documenti personali, l’estratto matricolare, le sue attività di tecnico, le
operazioni in
guerra imbarcato sui sommergibili durante il conflitto
spagnolo, i rapporti, eccetera.
A causa dell’età, - riporta Birindelli - non aveva potuto essere ammesso nel ruolo degli Ufficiali di Vascello, e questo era il suo cruccio perché precludeva la possibilità di assumere un comando navale, tanto che a suo tempo dovette protestare non poco con il Ministero. Non accettava che gli Ufficiali dei Corpi Tecnici fossero esclusi dalla guida di un SLC e portare all’attacco con pari status di un Ufficiale di Vascello.
La sua fermezza di carattere (unitamente a quella di Toschi) dovette manifestarsi in tutta la sua forza quando, nel periodo della realizzazione del primo prototipo di SLC giunse dallo Stato Maggiore la risposta alla loro richiesta di riconoscimento ufficiale della nuova invenzione e del diritto di essere i primi a usare l’apparecchio in caso di conflitto (TOSCHI motivava la richiesta con ragioni morali e pratiche, per cui altri non dovevano sacrificarsi in azioni rischiose, essendo Lui e TESEI gli ideatori del mezzo). Nella risposta di Roma, si riconosceva ai due Ufficiali il diritto di priorità sull’invenzione, ma non il suo impiego in quanto l’SLC, considerato una unità navale, a termine di regolamento poteva essere comandato solamente da Ufficiali di Stato Maggiore.
Scrisse in proposito TOSCHI: “ Forse qualcuna delle menti distorte del nostro Paese continua a far confusione fra ideali tradizionali e interessi particolari, senza pensare che i secoli sono passati”.
Come reazione, TESEI e TOSCHI
presentarono le dimissioni, più volte respinte ma sempre ripresentate, tanto
da indurli a passare agli arresti di rigore volontari restando chiusi nei
propri alloggi per diverse decine di giorni; la forte determinazione e la
ferma convinzione in un’idea diedero alla fine i risultati voluti: ai due
Ufficiali venne riconosciuto il diritto di comandare
l’SLC in missione di
guerra.
Già durante i corsi TESEI mise in luce un spiccata personalità, in particolare durante le attività marinaresche, da buon elbano, attaccato alla sua isola e al suo mare, sulla scia di altri elbani ben noti in marina, basti pensare ai Bernotti.
Manovrava la barca a vela meglio degli altri; la sua “isolanità” gli permetteva di conoscere l’evoluzione del tempo nella zona Livorno-Elba, a lui famigliare; con un’agilità scimmiesca – il termine non è certo dispregiativo- “volava” sul brigantino.
Presso la sede dell’A.N.A.I.M. c’è una copia di una gigantografia dove si vede TESEI in piedi, a braccia aperte, sulla formaga circa trenta metri dì altezza. Sicurezza di se? Coraggio? Calcolo? Abilità?
Aveva preso il brevetto da palombaro ed era sempre interessato all’ambiente subacqueo, tanto da preferire l’imbarco sui sommergibili, perché le linee funzionali lì sono meno vincolanti, l’iniziativa personale è più importante, gli Ufficiali di Vascello e quelli del Genio Navale vivono ed operano in una simbiosi molto spinta.
La sua fotografia in tenuta da palombaro è certamente la più conosciuta.
Tesei segui i corsi dell’Accademia Navale, corpo del Genio Navale,
dall’Ottobre 1925 al Giugno
1930: cinque anni tra i più formativi della vita
di un giovane, durante i quali integrò la sua preparazione prevalentemente
umanistica (proveniva dal liceo classico) con quella scientifica e tecnica e
irrobustì le sue doti di carattere, anche con le tradizionali crociere
estive sul FERRUCCIO, sul VESPUCCI e sul PISA.
Su quest’ultima nave prestò il giuramento individuale di fedeltà al Re il 15 luglio 1930, nel grado di Sottotenente del Genio Navale, e iniziava, a nemmeno a 21 anni la carriera di Ufficiale.
Dopo il primo imbarco che compete ad ogni neo-ufficiale- circa un anno sul Duilio e sul Colombo- fu destinato successivamente alla Scuola di Ingegneria Navale di Napoli, alla Direzione delle Costruzioni Navali e Meccaniche dell’Arsenale di Taranto, poi ancora a Napoli.
Fu certamente questo il periodo più proficuo per l’acquisizione di quelle cognizioni tecniche e scientifiche che gli consentiranno di dare sostanza a quel progetto di siluro pilotato che sembrava avesse già ipotizzato in Accademia assieme al suo compagno di Corso ELIO TOSCHI, la cui carriera, per inciso, segue un significativo parallelismo.
Molto più difficile, invece, è tratteggiare TESEI uomo si, ma con un superiore senso di ciò che sono la vita e la morte.
“Tesei aveva i piedi ben piantati a terra, ma viveva nel soprannaturale”
E Pegolotti aggiunge:
“ un essere straordinario, come se ne può incontrare uno ogni cento anni. Aveva una forza spirituale enorme, era un uomo al di la di tutto. Di fronte a Lui, sembravano tutti piccoli (…) Avrebbe potuto emergere in ogni campo, sarebbe potuto diventare un santo, tanto era la sua luminosità del suo spirito”.
Il suo concetto di ascesi guerriera, più che ai “Kamikaze” giapponesi lo
avvicinava all’etica del Buscido dei samurai, con quella sua pratica dello
yoga ed il regime vegetariano.
La sua spiritualità, la purezza d’animo e l’integrità morale lo accomunavano ad altri due Ufficiali che hanno lasciato un’impronta notevole nella storia della Marina nelle seconda guerra mondiale: Salvatore TODARO e Carlo FECIA di COSSATO: il primo morto per mitragliamento aereo a La Galite, il secondo suicida a Napoli il 27 Agosto 1944.
Per questi uomini di are e della Marina, bene si addice quanto scrive SHAKESPEARE nell’ultima scena di MACBETHE:
“ Vostro figlio, signore, ha pagato il suo
Debito di uomo da buon soldato.
Visse fino a tanto da dimostrare
La sua maschiezza in armi.
E appena col valore intrepido l’ebbe provato,
là, nel luogo stesso dove aveva combattuto
a fronte a fronte, senza cedere terreno,
morì da uomo.”
Tesei era un mistico particolare.
Dai suoi appunti quando era direttore di macchina del Smg. IALEA si può
leggere, la notte della vigilia di Natale 1936:
“mezzanotte vado in coperta a pregare”
E ancora, nel passare dal 31 Dicembre al 1° Gennaio 1937: 00.00 – Prego”
Ma quale Dio pregava Tesei?
Forse ci può illuminare quanto riporta BIRINDELLI:
“Non ricordo se in Accademia partecipava alla messa domenicale o se ne fosse
fatto esentare; certo non era ateo. Anche se non ricordo di avergli sentito
parlare di religione cattolica. So, come sa ognuno dei suoi amici più
intimi, che gli aspetti più alti della spiritualità erano oggetto continuo
del suo discorso o pensiero.
Ricordo come una sera , nell’estate 1938, andati su cui eravamo imbarcati a
Genova (…) ci siamo trovati sulla banchina subito dopo la cena ed ho ad un
certo momento realizzato che l’alba spuntava e TESEI mi seguitava a
parlare della spiritualità indiana”.
“Quando si è vissuto vicino ad uomini come TESEI –
conclude BIRINDELLI- che
hanno virilmente dato tutto a tutti e per tutti, si può pensare che
l’immortalità dell’anima, prima e forse più che un volo in altri cieli,
consiste nel riverbero che dava, appunto,per sempre, in quanto non è
possibile ad alcuno non ritrasmettere un una qualche misura ciò che, quasi
per contagio, ha ricevuto.
Il denaro non lo interessava minimamente , eppure conduceva litigi a non
finire con il fisco che non accettava per vere le sue dichiarazioni di
reddito di cui era più facile che puntigliosamente dichiarasse mille lire
in più che non in meno – continua BIRINDELLI.
Duro con tutti , era durissimo con se stesso: il rispetto della legge per lui era sacrosanto.
La sua integrità morale può essere presa ad esempio di un costume ben lontano di quanto si può leggere oggi nei giornali. Riporto un esempio.
Durante il periodo del Serchio Tesei disponeva di un’auto di servizio con
autista, ma preferiva la
bicicletta che usava per andare dalla sua bella a
Migliarino Pisano, a pochi chilometri dalla casa del gruppo degli
operatori in addestramento.
Una volta, pioveva a rovesci, usò l’auto, e giunto a destinazione domandò all’autista “Quanto ci vuole di carburante per arrivare fin qui e tornare? “ “Non lo so di preciso, - risponde quello- ma di certo meno di due lire”. “Bene – aggiunge TESEI, porgendogli cinque lire – va dal tabacchino e portami due lire di marche da bollo”. Tornato l’autista, TESEI fece in minutissimi pezzi le marche da bollo dicendo:” Rimborso la benzina allo Stato senza complicazioni burocratiche. Tieni il resto, va la cinema e torna a prendermi fra due ore.”
Ma come è morto Teseo TESEI?
– potrà chiedere qualcuno.
E’ un interrogativo, questo, al quale ancora oggi è impossibile rispondere
con certezza.
“TESEO lo abbiamo ucciso noi” ha affermato FRASSETTO il 24 giugno 1995 al Circolo Ufficiali di La Spezia in occasione della fondazione di HDS ITALIA, una società per lo studio e la storia delle attività subacquee che ha la sede ed il suo museo a Ravenna.
C’è di mezzo la storia dello spoletta mento a zero, non attuabile dal punto di vista tecnico-meccanico, ma fattibile per uno come Tesei che conosceva bene le spolette della Borletti.
Anche per quanto è riportato da COSTA, diretto a Marsa Muscetto, l’ultimo uomo che vide Tesei vivo.
Ritengo possibile e probabile quanto affermato da FRASSETTO in quanto, qualora e se TESEI avesse deciso di spolettare a zero, mai avrebbe richiesto il sacrificio del suo secondo.
“L’amico, e tanto più se era un commilitone - afferma BIRINDELLI, è figuriamoci se questo era il suo collaboratore più stretto nella missione - era Sacro per lui”.
Sulla morte di TESEI ci sono
più ipotesi.
A quella di FRASSETTO si aggiungono le ipotesi di BORGHESE, BIRINDELLI,
CAPRIOTTI (che conduceva un barchino, Da Malta alle HAWAY) SPIGAI (Cento
uomini contro due flotte), compreso un maltese, Joseph CARAUANA, che ha
scritto un articolo in proposito su Storia Militare (n° 6, Marzo 1994: Malta
26 Luglio 1941, Una nuova ipotesi sulla morte di Teseo TESEI).
Tuttavia si può condividere quanto scrive SPIGAI: “Io ritengo inutile indagare troppo su come si svolsero i fatti. TESEI è un eroe chiamato dal destino della sua vocazione alla gloria umana e alla pace del cielo” (IVI pag. 287).
D’altra parte, comunque sia andata, la sua fine è in linea con i suoi pensieri sulla guerra, riportati dai suoi scritti o da chi li aveva uditi:
- Le guerre non si dovrebbero mai fare; ma se si fanno bisogna saperle combattere fino in fondo, anche in caso di sconfitta;
- L’esito della missione non ha molta importanza, e neanche l’esito della guerra. Quello che veramente conta è che vi siano uomini disposti a morire e che realmente muoiano: perché è dal sacrificio nostro che le successive generazioni trarranno l’esempio e la forza per vincere;
- La guerra non tanto importa vincerla quanto combatterla bene.
Ma è proprio necessario indagare i dettagli di una morte forse non cercata ma certamente voluta in obbedienza a dei principi ben radicati nel suo animo; una specie di religione personale, dal Bhavad – gita ad Avola?
Non ho le prove ne documenti per avvallare una mia sensazione più che ipotesi, insomma un semplice pensiero o intuizione: sono convinto che durante il periodo del Serchio TESEI abbia conosciuto personalmente il re Vittorio Emanuele III°.
TESEI era un fervente monarchico.
“Quando riceverai questa lettera avrò avuto il più alto degli onori, di dare la mia vita per il Re e per l’onore della bandiera. Tu sai che questo è il più grande desiderio e la più elevata delle gioie per un uomo”
E certamente il Re fu informato anche nei dettagli, per quanto possibile, della disastrosa impresa di Malta “.
Tra tutte le decorazioni al valore per quella sfortunata operazione, la Medaglia d’oro di TESEI è stata un “moto proprio” del RE.
Considerato che il 29 Maggio 1946 Vittorio Emanuele abdicò in favore del figlio Umberto e che il R.D. per la decorazione è del 31 maggio 1946, la firma forse è quella di Umberto II°, qualche giorno prima del Referendum e dell’esilio in Portogallo.
(Ma questo è un elemento del tutto secondario)
E qui - mi riferisco all’azione di Malta – ci sarebbe qualche altra considerazione critica da fare, ma è meglio tacere, proprio per amor di Patria.
Ritengo di poter concludere questa nota con una considerazione di carattere etico, valida soprattutto per coloro che hanno scelto volontariamente di percorre una certa strada santificata da un giuramento. Il ricordo di TESEI e di tutti coloro che sono morti in ottemperanza a quel giuramento, e qui posso includere VISINTINI e MAGRO a Gibilterra, ma anche i comandanti di unità navali per finire con BERGAMINI sul “ROMA”, o per non vanificarlo, e mi riferisco a Carlo FECIA di COSSATO, pone un serio interrogativo sulla nostra esistenza.
La forza e lo spirito dell’uomo non smettono di esistere quando dalla vita si passa alla morte: e questo vale soprattutto quando un individuo ha dato al suo corso vitale una valenza universale.
In questo modo la sua anima diventa immortale e rappresenta un insegnamento per tutti coloro che ne porteranno il ricordo nel proprio cuore.
E proprio un soldato che volle diventare poeta e che ancora oggi si studia nelle scuole (spero) volle santificare i caduti per la patria.
Chi non ricorda i versi di Foscolo:
“A egregie cose il forte animo accendono l’urne dei forti (…)
E tu onore di pianti Ettore, avrai
Ove fia santo e lagrimato il sangue per al patria versato …
Per non parlare di quell’altro “marpione della cultura” che da intellettuale volle fare il soldato, ma che dedicò ai morti una preghiera in poesia o una poesia che è preghiera:
Mare di Dio- io ti prego: non rendere i tuoi morti Mare.
Alla terra non rendere i cadaveri che il sale macera
nè l’ossame che tra flutto e flutto imbianca,
al lido , o sepolcrale e al nostro lutto.
Ma si, nel gorgo acerbo come il pianto funebre, tieni le profonde some
perché mai più ti amiamo e a noi più santo duri il tuo nome.
Ma si tieni le spoglie nell’intorto
abisso pari al nostro amor rapace
Mare di Dio, le vittime che celi
tu non rendi, nè odi le querele
dei supplici; ma duri ai tui fedeli
tomba fedele.
D’Annunzio scrisse questi versi nel dicembre 1915, forse in occasione dell’affondamento di qualche nave o sommergibile in Adriatico (L’Amalfi ? Il Garibaldi? Non ha importanza) perché come dicono la poesia ha una valenza universale e ben si addicono anche al nostro morto in mare, il Maggiore G.N. Teseo TESEI, figlio di Ulisse e di CARASSALE Rosa, nato il 3 di gennaio 1909 a Campo nell’Elba (Livorno), e, per la burocrazia, deceduto alle ore 0425 del giorno 26 luglio 1941 nel porto di Malta in seguito a scoppio del mezzo speciale durante un’azione bellica.
Trascritto sul registro degli atti di morte del Comune di Campo dell’Elba il 23.9.1946, atto n.1, parte a, serie c. ai sensi della legge di guerra 8 luglio 1938.
Solo per la burocrazia, perche TESEI è ancora con noi.
AMEN.
Marina di Campo
(Isola d’Elba)
5 settembre 2009
Amm. (r) Tiberio MORO