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La nascita dei mezzi d’Assalto italiani risale
agli anni della Grande Guerra in cui la particolare situazione geo-strategica
aveva spinto la Regia Marina a studiare nuove armi con particolari metodologie
di impiego che consentissero di attaccare la flotta austro-ungarica all’interno
delle sue basi non esistendo i presupposti per ingaggiare in altro modo
combattimenti risolutivi.
La prima e la più importante di queste nuove armi
fu il M.A.S. (Motoscafo Armato di Siluri ) , poi convertito in mezzo
antisommergibile.
Le prime azioni di guerra dei MAS avvennero secondo i
criteri caratteristici dei mezzi d’assalto, all’interno di rade e porti
dell’avversario, che era assolutamente impreparato a difendersi da questa
nuova insidia.
Superata la sorpresa, gli austriaci predisposero difese tali
che i MAS, sebbene venissero dotati di motori elettrici per la marcia silenziosa
e di attrezzature per il taglio o l’abbassamento delle ostruzioni, non furono
più in grado di superare.
Si può far risalire la nascita dei primi veri e propri
mezzi d’assalto alla prima metà del 1917, quando l’ingegnere Attilio
BISIO, Direttore del Cantiere S.V.A.N. (Società Veneziana Automobili
Navali) di Venezia e creatore dei primi , MAS, venne incaricato del progetto di
un nuovo mezzo silurante in grado di superare le ostruzioni poste a difesa delle
principali basi avversarie segnatamente quella di POLA.
Dopo prove ed
esperimenti che si protrassero per tutto il 1917, venne infine definito il tipo
di mezzo più adatto allo scopo: il “barchino
saltatore” di cui vennero posti in costruzione quattro esemplari (Grillo, Cavalletta, Locusta e Pulce) che furono pronti per
l’impiego nel marzo 1918.
Dotati di motore elettrico di catene e ramponi
simili a cingoli per lo scavalcamento delle ostruzioni, di due siluri e di 4
uomini di equipaggio, questi mezzi tentarono nell’Aprile-Maggio 1918 sei
missioni contro Pola che dovettero essere interrotte per ritardi e incidenti
verificatisi nella navigazione di avvicinamento all’obiettivo.
I fallimenti
dell’azione dimostrarono che, nonostante l’ingegnosità del mezzo, le
difese di una grande base come quella di Pola, non erano facilmente superabili
in superficie e che si sarebbe dovuto ricorrere, come si vedrà, a qualcosa di
meno appariscente.
La convinzione che per superare le ostruzioni di Pola, e
soprattutto eludere la stretta sorveglianza ormai esercitata dagli austriaci,
occorresse qualcosa di veramente rivoluzionario , richiamò l’attenzione su un
tipo di proposte che sino allora non avevano suscitato l’interesse che
meritavano.
In
particolare si trattava delle concrete proposte del Capitano del genio Navale
Raffaele ROSSETTI e del Tenente Medico Raffaele PAOLUCCI che, separatamente ,
avevano studiato due diversi sistemi per violare una grande base navale e
affondare le navi all’ancora, il primo mediante un apparecchio semisommergibile
molto simile ad un siluro e munito di cariche esplosive condotto da uno o due
operatori, il secondo semplicemente rimorchiando a nuoto una grossa carica
esplosiva.
L’allora ispettore dei MAS Capitano di Vascello Costanzo CIANO,
pensò di unire le loro due idee: due abili e capaci nuotatori che si sarebbero
avvalsi del “semovente ROSSETTI” per trasportare le cariche e farsi trascinare
sin sotto il bersaglio. L’arsenale di Venezia fu incaricato di realizzare i due
esemplari, contraddistinti dalle sigle S1 e S2, il mezzo studiato da
ROSSETTI.
Il pomeriggio del 31 Ottobre con una nebbia fittissima, avvenne la
partenza per una missione con l’apparecchio a bordo della torpediniera 66PN dove
era stato imbarcato la sera precedente. Alle 22.31, della stessa sera la
“MIGNATTA” lasciò il rimorchio del MAS 95, che l'aveva trascinata per le ultime
miglia della lunga rotta di avvicinamento, e proseguì da sola. Tra le 22.30 e le
0300 i due operatori e il semovente superarono senza essere scoperti i numerosi
ordini di ostruzioni. Alle 05.30, dopo che a bordo della nave era già stata
suonata la sveglia, il collegamento della prima carica dell’apparecchio al
bersaglio, la nave da battaglia “VIRIBUS UNITIS” di
21.370 tonnellate di dislocamento standard , venne ultimato.
L
a corazzata affondò capovolgendosi dopo
che alle 06.30 la carica era regolarmente esplosa. Quattro giorni dopo, il 4
novembre l’Italia concludeva vittoriosamente la guerra.
Terminato il
conflitto, nonostante le azioni compiute dai mezzi d’assalto italiani “e in
particolare quella della mignatta di Rossetti e Paolucci” avessero ampliamente
dimostrato la validità dell’idea , i mezzi d’assalto non furono oggetto di
particolare attenzione nel mondo navale italiano. Nel 1935 . La dislocazione nel
Mediterraneo di forti aliquote della HOME FLEET, in aggiunta alle già
ragguardevoli forze navali della Royal Navy dislocate in questo settore, aveva
sensibilmente modificato il rapporto delle forze a sfavore della Marina
Italiana. In questa situazione TESEI e TOSCHI proposero l’idea DEL “SEMOVENTE”,
che consisteva in una versione subacquea della vecchia Mignatta, e l’Ammiraglio
Aimone SAVOIA-D’AOSTA quella del “motoscafo esplosivo”, trasportato nei pressi
degli obiettivi da attaccare da idrovolanti “SM 55” come suggeritogli dal
fratello Amedeo , Duca d’Aosta.
Da queste due embrionali
proposte e dagli esperimenti che subito l’Ammiraglio CAVAGNARI, Capo di Stato
Maggiore, autorizzò, sarebbero nati i due principali tipi di mezzi d’Assalto che
la Marina Italiana avrebbe poi impiegato con successo nel corso della seconda
guerra mondiale; l’”S.L.C.” , o siluro a lunga corsa, detto “Maiale” l’”M.T.” ,
o barchino esplosivo”, denominato convenzionalmente Motoscafo Turismo.
Nella
tarda primavera del 1936 la relativa distensione internazionale che seguì a
quella crisi ebbe come diretta conseguenza una perdita di interesse per i mezzi
d’assalto da parte dello Stato Maggiore; con una decisione che i successivi
avvenimenti avrebbero dimostrato quanto mai inopportuna, i prototipi dei
semoventi vennero quasi subito accantonati in magazzino, seguiti poco dopo anche
da quelli dei motoscafi esplosivi.
Fu solo sul finire del 1938, in previsione
di un probabile deterioramento a breve-medio termine delle relazioni
internazionali, che vennero ripresi gli studi e gli esperimenti relativi ai
mezzi d’assalto.

POLA - 8 Aprile 1918 (si
ripiega perché in ritardo con l’orario di messa a mare)
POLA - 11 Aprile 1918
(si ripiega perché in ritardo con l’orario di messa a mare, avvistati dal nemico
i due barchini vengono affondati per mantenere il segreto)
POLA - 5
Maggio 1918 (si ripiega per le cattive condizioni del mare)
POLA - 8
Maggio 1918(si ripiega per le cattive condizioni del mare)
POLA - 11
Maggio 1918(si ripiega per avarie ai mezzi)
POLA - 13 Maggio 1918(il
Grillo riesce a superare 4 delle 5 ostruzioni del porto, viene avvistato e fatto
segno ad azione di fuoco da parte del nemico, il Comandante ne decide
l’affondamento per sottrarlo alla cattura; i quattro uomini , in parte feriti,
cadono prigionieri ( Pellegrini - Milani - Angelino - Corrias).
POLA - 31
Ottobre 1918 (affondamento della corazzata “VIRIBUS UNITIS” da parte di ROSSETTI
e PAOLUCCI , i quali superando a nuoto 7 ordini di ostruzioni ed altri
ostacoli, applicano una torpedine alla chiglia della nave che affonda, ma
cadono prigionieri)